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Paranormal activity 3 e il fenomeno dell'horror found footage

E' una delle serie horror più famose e agghiaccianti degli ultimi anni, e dopo avervi fatto tremare di paura al cinema torna a terrorizzarvi anche nelle vostre case. Stiamo parlando di Paranormal activity


 

È una delle serie horror più famose e agghiaccianti degli ultimi anni, e dopo avervi fatto tremare di paura al cinema torna a terrorizzarvi anche nelle vostre case. Stiamo parlando di Paranormal activity, una saga che ha rivoluzionato il genere horror e della quale è in arrivo l'edizione home-video del terzo capitolo, Paranormal activity 3, reduce dall'enorme successo al box-office: costato appena 5 milioni di dollari, il film diretto da Ariel Schulman e Henry Joost ha incassato più di 200 milioni, confermando la sua vasta popolarità presso il pubblico degli affezionati dell'horror. Dal 22 febbraio, Paranormal activity 3 è disponibile infatti in un'edizione combo che include Dvd e Blu-Ray: oltre alla versione cinematografica del film, gli spettatori avranno modo di vedere anche la extended director's cut di Paranormal activity 3, con dieci minuti di scene inedite.
Alla base del sorprendente successo della serie di Paranormal activity c'è un'idea tanto semplice quanto efficace: ridurre al minimo i costi di lavorazione attraverso un espediente metacinematografico, che consiste nel proporre al pubblico una sorta di "film nel film", ovvero un prodotto in apparenza "amatoriale" realizzato dagli stessi personaggi attraverso delle videocamere. Il prodotto visto dallo spettatore, dunque, corrisponde idealmente a un filmato registrato dai protagonisti: il risultato è che, tramite la fredda oggettività di una macchina da presa priva di movimenti, il film rappresenta fenomeni inquietanti e soprannaturali, accentuando così il realismo della vicenda e trasmettendoci direttamente l'angoscia provata dai protagonisti, in un continuo crescendo di suspense.



Paranormal activity si colloca perfettamente all'interno di un sottogenere del cinema horror che ha conosciuto una straordinaria diffusione nel corso dell'ultimo decennio: si tratta del found footage, ovvero delle pellicole costituite in apparenza da "filmati ritrovati" e proposti quindi come prodotti amatoriali e molto vicini alla realtà, con al centro delle vicende persone comuni coinvolte in situazioni misteriose e inquietanti, fino a produrre una totale identificazione fra lo sguardo dello spettatore e la videocamera utilizzata dai personaggi. Il found footage è riuscito a rinnovare in profondità il genere horror, conquistando immediatamente l'attenzione del pubblico e producendo opere di grande successo. I primi esperimenti di found footage risalgono già agli Anni 80, pur restando relegati ad un circuito molto ristretto. Tali esperimenti sono proseguiti in varie direzioni nel corso degli Anni 90: uno dei titoli più interessanti in questo senso è Il cameraman e l'assassino, film francese diretto e interpretato nel 1992 da Benoît Poelvoorde, che utilizzava la tecnica del mockumentary per raccontare la storia di un serial-killer seguito costantemente da una troupe televisiva.


Il fenomeno del found footage esplode però solo nel 1999 grazie a un film destinato a diventare un vero e proprio evento cinematografico: The Blair Witch Project, diretto da Daniel Myrick ed Eduardo Sanchez con soli tre attori e un budget ristrettissimo di 20.000 dollari. Girato di notte all'interno di un bosco e raccontato attraverso i filmati registrati dai protagonisti con una telecamera a mano, The Blair Witch Project ha terrorizzato milioni di spettatori in tutto il mondo e, grazie anche ad un'efficace campagna virale, ha totalizzato circa 250 milioni di dollari al box-office, una cifra da record.



Dopo The Blair Witch Project, sono stati numerosissimi i film che hanno utilizzato una formula analoga. Nel 2007 è un maestro del genere come George A. Romero ad adoperare espedienti metacinematografici ne Le cronache dei morti viventi. Nello stesso anno, i registi spagnoli Jaume Balagueró e Paco Plaza firmano REC, un horror al cardiopalma in cui l'intero film è costituito dalla ripresa in diretta di un cameraman che, insieme ad una giovane reporter, si ritrova bloccato in un palazzo messo in quarantena, all'interno del quale una terrificante minaccia è pronta a scatenare tutta la sua furia distruttiva sui malcapitati di turno. Il 2007 è inoltre l'anno in cui nasce il fenomeno di Paranormal activity: il primo film della serie, realizzato da Oren Peli per soli 15.000 dollari, incassa quasi 200 milioni in tutto il mondo, affermandosi come la vera sorpresa cinematografica dell'anno.



La tecnica del found footage viene usata nel 2008 per un altro film in cui la narrazione passa attraverso una ripresa amatoriale dei protagonisti: Cloverfield, diretto dall'esordiente Matt Reeves e prodotto da J.J. Abrams. Lanciato anch'esso con una formidabile campagna virale, Cloverfield descrive un misterioso fenomeno distruttivo che si abbatte all'improvviso su Manhattan, distruggendo la città. Inutile dire che, anche in questo caso, il pubblico è accorso in massa nelle sale.



Dopo Paranormal activity 3, e in attesa del quarto capitolo della serie (in uscita nell'autunno del 2012), dal 16 marzo arriverà nelle sale italiane anche un nuovo horror del filone found footage: L'altra faccia del diavolo, un'angosciosa indagine sugli esorcismi e le possessioni demoniache, girato fra Bucarest e la Città del Vaticano con uno stile pseudo-documentaristico. Dopo aver conquistato il box-office americano, L'altra faccia del diavolo si prepara a terrorizzare anche gli spettatori italiani...

 



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