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Palombella rossa, Nanni Moretti e la signora Luisa

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Il capolavoro presentato a Torino in versione restaurata.

Palombella rossa, Nanni Moretti e la signora Luisa

La signora Luisa ha lasciato la cena pronta solo da scaldare per il marito, è uscita per tempo di casa e ha preso due autobus, con l’ultimo libro di Saviano per passare il tempo. La signora Luisa è venuta da Rivoli per vedere il Nanni. Chiude l’ombrello rosso acceso, ripiega la sciarpa e la mette in borsa. 'Vero che c'è?', ci chiede speranzosa.

Certamente, quella di oggi era la giornata di Nanni Moretti, del suo ritorno in grande stile al festival che ha diretto con grande successo, conquistando l'affetto dei torinesi. L'ennesima giornata consecutiva di pioggia e nebbia non ha scoraggiato le centinaia di persone che si sono messe in fila con pazienza per assistere alla proiezione della versione restaurata di Palombella rossa. Ma come, un film tutto sommato recente, di soli 27 anni fa, già ha bisogno di restauro?  "La pellicola è delicata", ha detto al pubblico che ha affollato il Cinema Massimo Sergio Toffetti, in rappresentanza della Cineteca Nazionale che ha curato l'ottimo lavoro che ha riportato a rinnovata giovinezza il film. Naturalmente sotto la supervisione di Moretti stesso, in collaborazione con il direttore della fotografia Beppe Lanci.

Il restauro digitale in 4K è stato realizzato partendo dai negativi scena e colonna originali messi a disposizione dalla Sacher Film. Per le immagini di repertorio presenti nel film sono stati recuperati i filmati super 8 originali conservati da Moretti.

Ultimamente si abusa molto del termine restauro, secondo Toffetti. "Per valutarlo bisogna guardare al punto di partenza, non a quello di arrivo, altrimenti un intervento sulla Venere di Milo verrebbe giudicato mal fatto, perché le mancano le braccia. Oggi il restauro tende a cancellare il film originario, più che valorizzarlo.”

Questo il commento sull'intervento effettuato sulla pellicola, ma l'attrazione della serata era Moretti, atteso da una schiera di giornalisti e telecamere, schierate con minacciosa compattezza sulla sinistra della sala, accanto allo schermo. Ovviamente l'ospite d'onore ha pensato bene di sedersi all'estrema destra, con la consueta sorniona capacità di prendersi gioco dei giornalisti. Tutti l'attendevano per uno di quegli show con il pubblico che avevano reso memorabili i suoi anni di direzione del Torino Film Festival. Ma lui ha spiazzato tutti, prendendo la parola all’inizio, senza fronzoli e con una presentazione veloce veloce.

"Questo film è uscito 27 anni fa", ha detto Moretti. "È stato senz'altro il film più faticoso che ho girato, perché dovevo recitare, giocare a pallanuoto, spesso urlando durante una fase di gioco, dirigere dei pallanuotisti che non erano attori e centinaia e centinaia di comparse, con orari un po' al limite, perché il film è girato metà di giorno e metà di notte, con turni notturni dalle 18 alle 5 del mattino".

Palombella rossa, uscito nel 1989, è uno dei film simbolo della crisi definitiva del comunismo politico italiano e non solo, pietra miliare della riflessione morettiana sulla fine del sogno. "In quegli anni si facevano film molto accademici, storie anche ben fatte, ma io volevo raccontare con molta libertà, evitando l’ennesimo film realistico sull’ennesima crisi politica legata a una crisi esistenziale famigliare. Il protagonista è un personaggio che non ricorda più chi è all’interno della sinistra comunista, ma è il nostro paese ad avere un problema con il proprio passato, con la memoria. A Michele ritornano schegge di ricordi nel corso della giornata in cui è ambientato il film. Su cui è stato detto tutto, ciao e a dopo”.

Fugace apparizione che ha spiazzato tutti, anche gli organizzatori che avevano predisposto ben quattro speranzose bottigliette d’acqua sul palco. Il dopo non c’è stato, ma in fondo ha regalato qualcosa di meglio, la nuova anteprima mondiale di un capolavoro della storia del nostro cinema. Vederlo oggi vuol dire rendersene ancora di più conto. Non è infrequente che rivedere un film particolarmente amato, a distanza di molti anni, in una fase diversa della propria vita, provochi una certa delusione, renda meno forte l’adesione emotiva al film, o porti con sé un talvolta ingeneroso “è invecchiato male”. Non è semplice reggere alle enormi aspettative di un ricordo nostalgico perché legato a una fase diversa e magari rimpianta della nostra vita.

Nell’epoca di youtube alcuni classici si tramandano più attraverso scene diventate di culto che il film intero. Rivederlo stasera qui a Torino è stata un’esperienza magica, inattesa per molti versi, come ritrovare una persona che non si vedeva da tempo e si ricordava diversa. L’età fa questi scherzi, come le crisi ormai consolidate nella routine quotidiana della nostra politica e della nostra economia. E chi si ricordava che si piangesse anche così tanto, vedendo Palombella rossa?. Vedendolo ora, almeno.

La signora Luisa ha aspettato la fine dei titoli di coda, si è guardata intorno fino a cercare Moretti, che però ha guadagnato rapidamente l’uscita. Niente incontro col pubblico. La signora Luisa ci è rimasta un po’ male, ha fatto un mezzo sorriso, rimettendo in borsa il fazzoletto di stoffa con cui si è asciugata le lacrime di vecchia militante. “Io l’avevo visto all’epoca, sa. Ma è proprio un capolavoro”, ci ha detto alzandosi dalla poltrona.

L’ombrello è ancora bagnato, fuori ha smesso di piovere.

Il rigore non c’è verso mai che lo si tiri a destra.



  • giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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