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Outrage, il film di Takeshi Kitano in concorso

I film sulla Yakuza sono quelli che hanno garantito a Takeshi Kitano il successo internazionale, quelli con e suoi quali ha mosso i primi passi da regista. Era dai tempi di Brother (ovvero il 2000) che Kitano non parlava più delle organizzazioni criminali giapponesi e dei suoi affiliati, e anche in quel caso lo faceva attraverso le vic...

Outrage, il film di Takeshi Kitano in concorso

Outrage, il film di Takeshi Kitano in concorso


I film sulla Yakuza sono quelli che hanno garantito a Takeshi Kitano il successo internazionale, quelli con e suoi quali ha mosso i primi passi da regista. Era dai tempi di Brother (ovvero il 2000) che Kitano non parlava più delle organizzazioni criminali giapponesi e dei suoi affiliati, e anche in quel caso lo faceva attraverso le vicende di un singolo membro in trasferta negli Stati Uniti. Quindi l'attesa per questo Outrage, da parte di molti fan del regista nipponico, era elevata.

Come suggerisce il titolo esplicito (ma non privo di altre sfumature), al centro delle vicende c’è un oltraggio. Una provocazione tra clan appartenenti alla stessa famiglia di Yakuza suggerita proprio dal padrino della stessa, una scintilla piccola e di scarsa importanza che però darà il via a una escalation di vendette dirette e trasversali, in una lotta per il potere – che oggi è primariamente denaro – dove l’onore e la tradizione sono divenute questioni accessorie e old fashioned e dove le macchinazioni, gli opportunismi e i doppi giochi sono alla base di tutto.

Il cuore del nuovo film di Kitano - che interpreta anche il ruolo di Otomo, Yakuza di medio livello e vecchio stampo che approfitterà della guerra intestina per fare strada pur nel rispetto di certe regole – è tutto qui: Outrage non fa altro che mostrare l’esplosione del caos e della violenza, nel segno di nuove forme di profitto e condotta.
Una violenza che non è più spirale, ma un complesso domino le cui tessere cadono inarrestabili al suolo una volta che alla prima è stata data una pur leggera spinta.

È innegabile che quel che il film voleva raccontare arriva a destinazione con chiarezza. Ma pur costellato di scene di grande violenza “creativa” e pur permeato di quel personalissimo senso dell’umorismo che è uno dei marchi di fabbrica più riconoscibili del regista, Outrage appare meno ispirato e creativo del solito per gli standard cui Kitano ha abituato, anche nella sua produzione più strettamente gangsteristica.
Il succedersi continuato di provocazioni e vendette assume infatti presto un andamento vagamente meccanico, senza che a supportare l’allargamento delle persone coinvolte, il moltiplicarsi delle violenze e la complessità degli schemi ci sia una crescente struttura emozionale.
E questo prevedibile canto del cigno di un modo di essere Yakuza, nel segno della mancanza di spessore e valori dei suoi affiliati vecchi e nuovi, risulta alla fine magari divertente ma non troppo incisivo nel cuore e nella memoria.


  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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