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Ottani & celluloide: quando il cinema accende i motori

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Esce nelle sale Need for Speed, e noi vi raccontiamo 10 film dove auto, velocità e inseguimenti la fanno da padrone.


In attesa del nuovo capitolo della serie di Fast and Furious, e in attesa che anche l'altro celebre videogioco di guida, Gran Turismo, abbia la sua versione cinematografica, esce nelle sale Need for Speed, il film che farà felici gli appassionati di motori di tutto il mondo.
Per l'occasione, abbiamo ripercorso la storia del rapporto tra cinema e automobili  attraverso la scelta di 10 titoli celebri e meno celebri che, per varie ragioni, ogni buon amante del genere dovrebbe conoscere a menadito.

 

 

Bullitt

Ogni elenco di questo genere che si rispetti non può che partire da qui: dal film che nel 1968 ha rivoluzionato il modo di raccontare gli inseguimenti automobilistici. Merito della regia di Peter Yates, di certo, ma anche della straordinaria coolness di uno Steve McQueen che, al volante di una Mustang GT930 del '68, è entrato nella leggenda. Come ogni buon car movie che si rispetti, non manca la bellezza femminile: qui una Jacqueline Bisset in forma straordinaria.

 


Le 24 ore di Le Mans

La passione di McQueen per le auto e le moto è nota: non soprende allora che, tre anni dopo Bullit, l'attore americano riesca finalmente a far girare un film dove le corse automobilistiche non sono una parte della storia, ma sono tutto: è il 1971, ed è Lee H. Katzin a dirigere McQueen in questo film che prende il titolo da una delle corse e uno degli autodromi più famosi del mondo. Girato utilizzando auto da competizione originali, come Porsche 917 e Ferrari 512S.

 

 

Grand Prix

Che poi, a dire il vero, nella corsa per portare al cinema le corse automobilistiche, Steve McQueen era arrivato secondo. Cinque anni prima, infatti, era stato John Frankenheimer a dirigere il film che per primo e meglio di tutti quanti sono venuti dopo, fino a Rush di Ron Howard, ha raccontato le gare di Formula 1 (o anche quelle tra le monoposto di Formula Indy,come fece Renny Harlin in Driven, ad esempio). Il film di Franknheimer fu girato con la collaborazione delle principali scuderie, dalla Ferrari alla McLaren, e sui più noti tracciati europei e mondiali: quello cittadino di Montecarlo su tutti.

 

 

Questo pazzo, pazzo, pazzo, pazzo mondo

Non sempre, però, le corse d'auto si svolgono su un circuito, lo sappiamo bene e lo sa anche il cinema. E lo testimonia questa esilarante commedia diretta nel 1963 da Stanley Kramer, dove recuperare una valigetta piena di soldi è l'obiettivo di un gruppo eterogeneo di automobilisti che finiscono in gara fra di loro. Dopo il film di Kramer, nel 1965, ad ibridare commedia e motori è arrivato Blake Edwards con La grande corsa, il film che è stato di diretta ispirazione per il celebre cartone di Hanna & Barbera Wacky Races.

 

 

La corsa più pazza d'America

La strada imboccata con i film di Kramer e di Edwards non poteva non condurci a quello diretto nel 1981 da Hal Needham, basato su vera una corsa illegale (o comunque non autorizzata) corsasi negli Stati Uniti per quattro volte negli anni Settanta, nella quale i concorrenti dovevano viaggiare il più velocemente possibile dalla costa est a quella ovest: la Cannonball. Needham assemblò un cast all star, capitanato da Burt Reynolds, e mise assieme un parco auto notevole: da ricordare l'ambulanza del protagonista, la Ferrari 308 con a bordo Dean Martin e Sammy Davis Jr., la Lamborghini Countach guidata da Tara Buckman e Adrienne Barbeau, e la Aston Mastin DB5 di Roger Moore.

 

 

Death Race

Prima del film con Burt Reynolds, la Cannonball fu raccontata anche dal regista Paul Bartel del 1976, intitolato semplicemente Cannonball e interpretato da David Carradine e con una piccola parte di Sylvester Stallone. Ma Bartel, l'anno prima, aveva diretto un altro celebre film automobilistico, sempre con Carradine e Stallone, il distopico b-movie Anno 2000: la corsa della morte, che nel 2008 è stato oggetto di uno spettacolare remake diretto da Paul W.S. Anderson e interpretato da Jason Statham.

 

 

Grindhouse - A prova di morte

Grazie anche a quanto fatto da McQueen all'alba di quel decennio, gli anni Settanta sono stati uno degli apici del rapporto tra cinema e motori: non lo dimostrano solo i citati film di Bartel, ma anche un lungo elenco di film nei quali di registi di della New Hollywood (ma anche di quella Old), raccontavano le ruvidità di quel decennio anche attraverso l'uso delle auto. Film come Punto zero, Strada a doppia corsia, Zozza Mary, pazzo Gary, Il bandito e la madama: tutti omaggiati dentro quella sorta di bignami di questo sotto-genere, l'automobilistico anni 70, che è stato Death Proof di Quentin Tarantino.

 

 

Driver l'imprendibile

E poi c'è un film che in qualche modo chiude il cerchio di questo discorso fatto sugli anni Settanta e i motori al cinema, e che lo chiude proprio guardando a quel Bullitt dal quale lo dividono dieci anni. Diretto nel 1978 da Walter Hill, Driver vede protagonista Ryan O'Neal nei panni di una sorta di versione speculare del Frank Bullit di McQueen: un autista della mala silenzioso e imbattibile al volante della sua Pontiac Trans Am del '76. Personaggio che è stato ispirazione diretta per quello di Ryan Gosling nel Drive di Nicolas Winding Refn.

 

 

Fuori in 60 secondi

Anche i protagonisti di questo film del 2000 sono imbattibili al volante. E sono dei criminali, dei bravissimi ladri d'auto. Parliamo di Nicolas Cage, di Angelina Jolie, di Giovanni Ribisi e di tutta la banda messa assieme dal regista Dominic Sena, che rifà - guarda un po' - un film degli anni Settanta diretto da H.B. Halicki. Cage e i suoi hanno 72 ore di tempo per rubare 50 auto, e che auto: Lamborghini, Ferrari, Jaguar, Porsche, Mercedes-Benz e via dicendo. Anche se la preferita del protagonista è una Shelby Mustang GT500 del 1967: diamogli torto...

 

 

Speed Racer

Se Need for Speed è tratto da un videogame, quello diretto dai fratelli Wachowski nel 2008 è un film che sembra un videogioco. Anche se le sue origini affondano in realtà nel mondo dei cartoni animati giapponesi, e di quel Superauto Mach 5 che molti di voi che leggete si ricorderanno molto bene. Oggetto bizzarro, e insuccesso commerciale piuttosto ingombrante, Speed Racer è stato girato quasi interamente in blue screen, anche se la Mach 5 guidata dal protagonista Emile Hirsh sarebbe stata guidabile anche nella realtà. E nel film appare anche un reale prototipo italiano, la F&M Antas V8.

 

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