#OscarsSoMale: a Hollywood è polemica per le mancate quote rosa fra i registi candidati all'Oscar 2019

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#OscarsSoMale: a Hollywood è polemica per le mancate quote rosa fra i registi candidati all'Oscar 2019

Appena uscite le candidature agli Oscar 2019, in molti hanno notato, analizzando in particolare le categorie ritenute più prestigiose, una clamorosa assenza, una mancanza che, a poche ore dall'annuncio, è stata prontamente sottolineata: quella delle quote rosa. Non c'è rappresentanza femminile né fra gli otto migliori possibili film né nella cinquina dei migliori registi. Dei dieci titoli che concorrono alla statuetta per la migliore sceneggiatura originale e non originale, inoltre, solo due hanno un copione scritto da una donna (e comunque in coppia con un uomo), mentre, per fortuna, nel gruppo dei film stranieri figura la regista libaneseNadine Labaki con Cafarnao. Per quanto riguarda il gruppo dei migliori film d'animazione, poi, il panorama è esclusivamente maschile.

Le prime proteste sono arrivate via twitter da Melissa Silverstein, che, forgiandosi dell'hashtag #OscarsSoMale e riferendosi alla categoria dei migliori registi, ci ha tenuto a scrivere: "Sono sempre contenta quando giorni come questo ci permettono di parlare della mancanza di donne candidate ai premi importanti. Ci tengo a ricordare che qui non si mette in discussione il valore di film come Green Book, Bohemian Rhapsody e Vice. Piuttosto è una questione di accesso e opportunità".

La fondatrice del movimento Women and Hollywood ha espresso inoltre il proprio disappunto per la mancata inclusione nella prestigiosa lista dei registi di Debra Granik, che ha diretto un film che alla nostra redazione è piaciuto molto: Senza lasciare traccia. Senza la Granik, Jennifer Lawrence (protagonista del suo Un gelido inverno) non sarebbe Jennifer Lawrence. Melissa Silverstein denuncia anche la mancata candidatura di Marielle Heller per Copia originale, che non figura nemmeno fra i migliori film, e, allargando il suo sguardo, indica come scandalosa la mancata nomination a Lynne Ramsay per A Beautiful Day.

Sono anni che le donne di Hollywood si arrabbiano per la mancanza di registe candidate all'Oscar (e meno male che Kathryn Bigelow ha segnato un'inversione di tendenza!). A questa situazione se ne aggiunge un'altra che crea altrettanto scontento, e che di nuovo la Silverstein sottolinea: l'esiguo budget che una donna riesce a strappare a uno studio quando vuole girare un film. Il primo pensiero va a Bradley Cooper, che per il suo esordio dietro alla macchina da presa ha potuto disporre di ben 40 milioni di dollari.

E’ probabile che le polemiche proseguano nei prossimi giorni. Del resto, le fanciulle del magico mondo dell'intrattenimento cinematografico sono capaci di farsi sentire, e lo abbiamo scoperto con il #MeToo. Aspettiamoci dunque discorsi e battute al vetriolo durante la cerimonia dei prossimi Academy Awards, fissata per il 24 febbraio.



Carola Proto
  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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