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Oscar 2021: i candidati per il miglior film Internazionale

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Non più film straniero, ora un più politicamente corretto film internazionale, in ogni caso rimane la categoria degli Oscar che interessa più da vicino noi resto del mondo. Conosciamo meglio i cinque film non americani che si contenderanno la statuetta.

Oscar 2021: i candidati per il miglior film Internazionale

Gli Oscar sono pur sempre un affare americano, anzi, di Hollywood e dintorni. Nonostante la tendenza degli ultimi anni a benedire almeno un film straniero ogni anno, onorandolo con qualche candidatura o statuetta qua e là, gli Academy Awards rimangono un riconoscimento per il cinema di lingua inglese, in particolare americano. La categoria per “il resto del mondo” ha cambiato nome da poco, diventando il premio al "miglior film internazionale", versione imbellettata di quella che per decenni è stato il ghetto del "miglior film in lingua straniera".

È Federico Fellini il regista più premiato nella categoria, a pari merito con Vittorio De Sica, con quattro statuette, mentre l’Italia è ancora il paese più premiato, 14 volte, nonostante negli ultimi anni non siamo più riusciti a portare il nostro candidato in nomination. L’ultimo capace di entrare nei cinque finalisti, poi vincitore, è stato La grande bellezza di Paolo Sorrentino nel 2013. Prima ancora bisogna arrivare al 2005 per trovare un film italiano candidato, La bestia nel cuore di Cristina Comencini.

Quest’anno l’apposita commissione di selezione ha scelto Notturno di Gianfranco Rosi per rappresentare il nostro paese, non ottenendo la candidatura, e neanche l’ingresso fra i quindici preselezionati. Sono altri i candidati di quest'anno, per la 93° edizione degli Oscar. Quali?

Un altro giro di Thomas Vinterberg, Danimarca

È il grande favorito di quest’anno, fra i candidati all'Oscar come miglior film internazionale, inutile girarci intorno, e ha ottenuto una candidatura anche come miglior regista. Un altro giro (Another Round) avrebbe dovuto essere presentato in prima mondiale nel concorso della 73° edizione del Festival di Cannes, a maggio 2020, ma come noto l’evento è poi stato annullato per la pandemia. 

Passato poi per Toronto, Londra, San Sebastian, Roma, gli EFA, ha ottenuto da subito grandi applausi, vincendo premi del pubblico e riconoscimenti vari. È la storia di un professore di liceo e alcuni suoi colleghi alle prese con una teoria che sostiene come la vita sia migliore se si è sempre appena un po’ brilli, ma soprattutto il malinconico ritratto di una crisi di mezza età, con un ottimo Mads Mikkelsen.

Leggi anche La recensione di Un altro giro

Basato su una vecchia idea del regista, è stato ispirato anche dai racconti della figlia Ida sulla cultura alcolica dei giovani danesi, tanto che inizialmente si era pensato potesse interpretare lei stessa la figlia del protagonista. Pochi giorni dopo l’inizio delle riprese, però, Ida Vinterberg è morta in un incidente stradale. A quel punto la sceneggiatura è stata adattata per essere un inno alla vita, non tanto o non solo all’alcol. Il film è dedicato a lei, e alcune scene sono state girate nella sua classe, insieme ai suoi compagni di scuola.

Better Days di Derek Tsang, Hong Kong

Il meno conosciuto dei film nominati all'Oscar straniero, almeno in occidente, selezionato e poi ritirato all’ultimo momento nella sezione Generation del Festival di Berlino e passato per il Far East Film Festival di Udine, Better Days è un noir romantico diretto da Derek Tsang, terzo film di Hong Kong di sempre a ottenere una candidatura. Adattamento di un romanzo per young adult, ha ottenuto un incasso in Cina di 200 milioni di euro. 

La storia che racconta è quella di una ragazza delle scuole superiori che deve affrontare ogni giorni piccoli e grandi soprusi, vittima com’è di costante bullismo, mentre sale la pressione legata agli imminenti esami per entrare all’università. Un bel giorno le sue sorti si incrocino con quelle di un ragazzo della sua età, ladruncolo di strada.

Collective di Alexander Nanau, Romania

Uno dei preferiti dalla critica, in anteprima fuori concorso a Venezia 2020, Collective è in gara agli Oscar anche come documentario. Il nome rimanda a una discoteca di Bucarest dove, il 30 ottobre del 2015, durante un concerto di una band metal, scoppiò un violento incendio che in pochi minuti si trasformò in una trappola mortale. Il bilancio della serata fu di 27 morti subito, con altri 37 deceduti nel corso dei quattro mesi successivi alla tragedia per le conseguenze e le complicazioni. 

Questo dramma è al centro dell’inchiesta portata avanti dal giornalista Catalin Tolontan, caporedattore del quotidiano sportivo Gazeta Sporturilor, insospettito dal fatto che nella maggior parte dei casi le ferite fossero assolutamente curabili. Seguendo da vicino gli sforzi dei giornalisti investigativi nello svelare frodi e attività criminali, Collective è un documentario d’inchiesta che ha il ritmo di un thriller appassionante, ma suscita emozioni dolorose.

The Man Who Sold His Skin di Kaouther Ben Hania, Tunisia

Una delle sensazioni di Orizzonti nel corso della scorsa Mostra di Venezia, L’homme qui a vendu sa peau, titolo internazionale The Man Who Sold His Skin, è il primo film della Tunisia che ottiene una candidatura all’Oscar. Provocatorio e dirompente, quarto lavoro della regista Kaouther Ben Hania, mescola la crisi siriana con il mondo tutto lucente apparenza dell’arte contemporanea. Sam Ali è un giovane siriano che si trasferisce dalla sua Siria in Libano per fuggire dalla guerra. Per cercare di inseguire la donna della sua vita, promessa sposa a un ricco di famiglia influente, fa di tutto per spingersi fino in Europa. Soprattutto accetta di farsi tatuare la schiena da uno degli artisti più discussi e provocatori dell’arte contemporanea. Diventa, insomma, un’installazione vivente, il suo corpo un’opera d’arte capace di emigrare e superare i confini dell’occidente. Scelta di libertà o altra forma di sfruttamento, ai limiti della schiavitù? Nel cast c'è anche Monica Bellucci.

Quo Vadis, Aida? di Jasmila Zbanic, Bosnia Herzegovina 

Il quinto e ultimo candidato all'Oscar per il miglior film internazionale è un dramma di guerra che ci riporta indietro non di tanti anni, ma alla scoperta di un conflitto ormai dimenticato, quello della guerra in Bosnia. Quo Vadis, Aida? è stato in concorso a Venezia, ed è il ritorno della regista Jasmila Zbanic alle tematiche già raccontate ne Il segreto di Esma, vincitore dell’Orso d’oro a Berlino nel 2006. Lo fa con il suo miglior film, la storia, ambientata in Bosnia nel 1995, di una interprete di nome Aida, al servizio dei caschi blu delle Nazioni Unite. Siamo in una città diventata poi tristemente celebre proprio per il massacro raccontato in Quo Vadis, Aida? perpetrato su civili da parte dell’esercito serbo: Srebrenica.

Leggi anche Leggi anche la recensione di Quo Vadis, Aida?

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