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Oscar 2020: i film che si contenderanno il premio per il miglior documentario

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Cinque film diversi, ma un grande favorito, in lizza per la statuetta dedicata al miglior documentario.

Oscar 2020: i film che si contenderanno il premio per il miglior documentario

Il documentario negli ultimi anni sta affermando la sua ricchezza e varietà di proposte, con il convinto apprezzamento di un pubblico sempre maggiore. Un esempio arriva anche dall'analisi dei cinque nominati di quest'anno per l'Oscar 2020 al miglior documentario. Difficile limitare la loro portata espressiva: ci sono storie personali, lavori che sfiorano il reportage raccontando il presente, storie incredibili o il più tradizionale racconto del nostro pianeta, con le sue meraviglie, quello di solito relegato sul piccolo schermo. Anche quest'anno i cinque candidati all'Oscar per il miglior documentario sono lavori toccanti e appassionati, sorpendenti o capaci di portarci i conflitti di oggi nella nostra intimità. Ci sono produzioni nate per il grande schermo, altre per i canali televisivi più attenti oppure disponibili per la visione sui nuovi giganti dello streaming. Chi prenderà il testimone dal vincitore dello scorso anno, Free solo, la storia di un free climber e la sua sfida contro sé stesso e la natura? 

La lotta sembra limitata a due titoli: Alla mia piccola Sama, di Waad Al-Kateab e Edward Watts, miglior documentario e premio del pubblico allo scorso South By Southwest di Austin, Texas, prima di partecipare a Cannes e vincere un riconoscimento come miglior documentario, mentre recentemente ha fatto la storia dei BAFTA ottenendo candidature in ben quattro categorie diverse, un record per un film di questo genere; l'altro possibile favorito, con qualche possibilità in meno, a nostro parere, è una delle sorprese in assoluto dell'anno. Viene dalla Macedonia (del Nord, nuova dicitura del paese balcanico), si intitola Honeyland, di Tamara KtevskaLjubomir Stefanov, e racconta di un'apicoltrice in un remoto villaggio di montagna del paese. Se pensate che possa essere una storia marginale, sappiate che è stato incensato al Sundance Film Festival 2019 e ha una seconda nomination agli Oscar, quella per il miglior film internazionale. I critici del New York Times A.O. Scott e Manohla Dargis lo hanno nominato addirittura come miglior film del 2019, tutti i generi inclusi.

Honeyland, le api in un mondo che cambia

Hatidze Muratova vive senza elettricità né acqua corrente, seguendo un ciclo di vita e lavoro che sembra cristallizzato a un paio di secoli fa. Vive nelle montagne più remote della Macedonia del Nord. Apicultrice di origine turca, è una delle ultime in tutta Europa a lavorare con le api selvagge e deve prendersi anche cura della madre, ormai non più autosufficiente e molto anziana. I suoi prodotti li vende poi nel mercato della capitale, Skopje, che raggiunge dopo un viaggio di quattro ore, in parte a piedi e in parte in treno. Un nuovo arrivato, con tanto di famiglia al seguito, turberà questo ciclo atavico, portando a un confronto nel modo di allevare le api e ottenere il miele, che diventerà una metafora di incredibile portata sullo sconvolgimento dell'ecosistema del nostro pianeta e sulle conseguenze nefaste di oggi, di domani e soprattutto di dopodomani. Un personaggio sorprendente per un film che coinvolge come un thriller e seduce come un cucchiaio di miele color oro.

Alla mia piccola Sama, una bambina e i loro genitori nella Aleppo assediata

"Non piange mai, e questo mi spezza il cuore". La mamma della piccola Sama, nata e vissuta per il primo anno di vita abbondante sotto le bombe dell'assedio del regime siriano con la complicità degli aerei russi, si rende conto come mettere al mondo una creatura negli anni della guerra civile siriana, dal 2013 al 2016, sia stato un azzardo. Ma un azzardo che rifarebbe. Waad è una giornalista, gira video che sono visti da milioni di persone mentre le notizie dalla Siria in guerra erano quasi inesistenti. Il suo ruolo di testimone di quanto accade, cercando di stimolare una reazione di umanità nel mondo intero, la porta a rimanere, insieme al lavoro di medico del marito Hamza, padre di Sama. Un film in cui Waad si rivolge a lei, a un'adulta Sama, per mostrarle il perché sono rimasti, nella speranza che non dovrà vivere le atrocità vissute da loro. Alla mia piccola Sama è un documentario straziante, commovente, dal quale a tratti viene da distogliere lo sguardo, per non vedere così da vicino una realtà troppo spesso in occidente relegata a un paio di minuti nei telegiornali, visti distrattamente a cena. 

The Edge of Democracy, il Brasile nell'era di Bolsonaro

Una produzione Netflix, dove è disponibile per la visione, The Edge of Democracy inizia con le immagini di una delle città più enigmatiche e affascinanti del mondo, una città costruita fra il 1956 e il 1960 per diventare la capitale del Brasile, per sviluppare l'entroterra e in un luogo più facilmente raggiungibile da tutti gli abitanti dello stermianto paese del sudamerica rispetto alla precedente capitale, Rio de Janeiro. Patrimonio Unesco, trionfo dell'architetto Oscar Niemeyer, Brasilia fa da sfondo a suo modo inquietante, inusuale, alle faide interne di palazzo, alle minacce, agli scontri fra giudici e politica, alla caduta di Lula e Dilma Rousseff e la conseguente e discussa elezione dell'impresentabile Bolsonaro alla presidenza. Uno sguardo intimo e inquietante sui tanti pericoli che deve sempre fronteggiare la democrazia per sopravvivere.

The Cave, la dottoressa che salvava i bambini

Ancora un film sulla guerra in Siria, ovvio tema caldo della politica internazionale dell'ultimo anno, The Cave è stato presentato allo scorso Toronto Film Festival, dove ha vinto il premio del pubblico per il documentario. Segue le vicende dei una dottoressa della cittadina di Ghouta, alle prese con operazioni e tentativi di salvare centinaia di feriti, soprattutto bambini, in un ospedale segreto ricavato all'interno di una grotta. Siamo naturalmente durante la guerra civile siriana scatenata in seguito alla rivoluzione del 2012/2013. Un altro film che mette a disagio e ci colpisce, il racconto di gente normale capace di non cedere al proprio tornaconto personale e di agire in maniera totalmente altruistica, diciamo pure eroica, nel corso di circostanze straordinarie.

American Factory, una fabbrica cinese in Ohio

Unico titolo americano, a conferma di come la categoria documentari sia una di quelle più attente a cosa succede in giro per il mondo, American Factory, disponibile su Netflix col titolo Made in Usa, un fabbrica in Ohio, si inserisce nel complesso periodo dei rapporti economici e politici fra gli Stati Uniti di Trump e la Cina, virus a parte. Diretto da Steven Bognar e Julia Reichert, racconta dello stabilimento della società cinese Fuyao a Moraine, una cittadina vicino a Dayton, Ohio, che occupa una vecchia fabbrica dismessa della General Motors. "Un documentario sulle speranze suscitate da un'azienda cinese che ha riaperto una fabbrica in Ohio e su uno scontro culturale che minaccia di distruggere il sogno americano." Una curiosità: presentato al Sundance 2019, è il primo film prodotto dalla società di produzione di Barack e Michelle Obama, la Higher Ground Productions.



  • giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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