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Oscar 2020: i candidati come miglior attore non protagonista

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Anthony Hopkins, Joe Pesci, Al Pacino, Tom Hanks e Brad Pitt si contendono quest'anno la statuetta in un'edizione che non trova spazio per i giovani attori.

Oscar 2020: i candidati come miglior attore non protagonista

Tutti i vincitori dei Premi Oscar 2020

Non sappiamo se ci avete fatto caso, ma quest'anno tra i candidati all'Oscar per il miglior attore non protagonista non c'è nessun giovane emergente. Anzi, non c'è proprio nessun giovane. In compenso, anche se l'età media è di ben 71 anni - ci sono cinque grossi calibri del cinema, alcuni dei quali hanno già vinto l'ambita statuetta. Vediamo chi sono e quali chance hanno di vincerla quest'anno, in ordine decrescente dal più anziano al più giovane.

Anthony Hopkins per I due Papi

Il veterano è Anthony Hopkins, 82 anni, sulle scene da oltre 50. Con questa per I due Papi sono cinque le candidature per lui: nel 1992 la storica vittoria come protagonista per Il silenzio degli Innocenti, nel 1994 la nomination per il timido maggiordomo di Non ci resta che il giorno (uno dei suoi pochi lavori per sottrazione), seguita nel 1996 da quella per il presidente in Nixon – Gli intrighi del potere e da quella del 1998, la prima come non protagonista, per Amistad di Steven Spielberg, nel ruolo di un altro presidente americano, John Quincy Adams. Di personaggi celebri l'umorale interprete gallese, diventato cittadino americano, ne ha ritratti parecchi nel corso della sua carriera e stavolta gli è toccato vestire nientemeno che i panni di Benedetto XVI, alias il dimissionario papa Ratzinger, per cui è candidato assieme a Jonathan Pryce (nella categoria dei protagonisti) col suo splendido Bergoglio. Stavolta secondo noi ha poche chance di vittoria – anche se sarebbe un record ottenerla per i ruoli di uno psichiatra cannibale e del Santo Padre - ma la nomination, anche in omaggio alla sua carriera, ci sta tutta.

Al Pacino per The Irishman

Quella di Al Pacino per The Irishman, il bellissimo film di Martin Scorsese, è la nona nomination ottenuta in una splendida e lunghissima carriera – sappiamo che sembra impossibile, ma questo grande attore ha 79 anni! - e qui le andiamo ad elencare: la prima come non protagonista nel 1973 per Il Padrino, seguita nel 1974 come protagonista per Serpico, poi nel 1975 per Il Padrino – parte II, Quel pomeriggio di un giorno da cani (1976), ...E giustizia per tutti (1980), Dick Tracy (1981), Scent of a Woman (protagonista, 1993) e Americani (non protagonista, nello stesso anno). È incredibile che con questa sfilza di nomination e di grandi performance Pacino abbia vinto un solo Oscar per Scent of A Woman, il remake di Profumo di donna, che non è ovviamente la cosa migliore che ha fatto. Nel ruolo del testardo, ostinato e fumantino Jimmy Hoffa, che il suo amico e carnefice (De Niro, meritevole di una candidatura) tenta inutilmente di far ragionare, è così bravo che saremmo felici vincesse il suo secondo Oscar, che premierebbe anche un'altra sua bellissima interpretazioni di quest'anno, ovvero il meraviglioso Marvin Schwarz di C'era una volta... a Hollywood

Joe Pesci per The Irishman

Solo due anni dividono il più giovane Joe Pesci da Al Pacino, ed entrambi sono candidati per The Irishman, l'elegiaco ritratto del tramonto dei vecchi Goodfellas, con cui Martin Scorsese torna al genere di cui è sempre stato maestro. Per convincere Pesci a lasciare il microfono da cantante e tornare davanti alla macchina da presa, lo sanno tutti, De Niro e Scorsese hanno dovuto sudare le proverbiali sette camicie. Alla fine, il tornaconto economico e la voglia di tornare in territorio conosciuto coi vecchi amici gli ha fatto cambiare idea, ma probabilmente non vedremo più questo grande caratterista al cinema. Basterà questo a fargli vincere l'Oscar per il suo perfetto ritratto, straordinariamente contenuto, del boss Russ Bufalino? Quasi dimenticavamo: questa è la terza candidatura per questo peculiare personaggio (lo ricordiamo a Venezia per Mio cugino Vincenzo, vestito in modo eccentrico e su altissimi zatteroni) che non ama le interviste, è un convinto cattolico e repubblicano e preferisce la musica al cinema. Tutte le sue nomination le deve a Scorsese: nel 1981 per il ruolo del fratello di Jack La Motta in Toro scatenato ed esattamente 10 anni dopo per Quei bravi ragazzi, quando ha vinto l'Oscar per la sua minacciosa performance nella parte del gangster Tommy De Vito.

Tom Hanks per Un amico straordinario

Sarà un'opinione impopolare, ma abbiamo visto Un amico straordinario e siamo rimasti delusi, non solo perché ci è sembrato inferiore al bell'esordio di Marielle Heller con Copia originale, ma anche per la performance di Tom Hanks, che mancava da quasi 20 anni nella cinquina degli Oscar e avendo un film papabile, poteva (o doveva) esserci inserito. L'attore, che vanta due premi Oscar (per Philadelphia, 1994 e Forrest Gump, 1995), è alla sua sesta nomination dopo Big (1989), Salvate il soldato Ryan (1999) e Cast Away (2001), anche se questa è la sua prima come non protagonista. Nel film offre il ritratto di un altro eroe nazionale, Fred Rogers, che nel suo programma per bambini in età prescolare ha insegnato a intere generazioni di americani per ben 34 anni, dal 1968 al 2003, come affrontare i problemi della vita, divertendo e istruendo al tempo stesso. La storia dell'amicizia impensabile e salvifica tra Rogers e un cinico giornalista in crisi incaricato di scriverne il profilo è vera ed edificante, ma Tom Hanks che cerca una mimesi impossibile strascicando la voce e con l'occhio a mezz'asta, proprio non ci ha convinto. Meglio allora la feroce e dolorosa parodia/omaggio di Jim Carrey nella serie tv Kidding, ispirata al programma di Fred Rogers.

Brad Pitt per C'era una volta... a Hollywood

Ed ecco il più giovane tra i candidati: a 56 anni portati da Dio, Brad Pitt per il ruolo di Cliff Booth, stuntman, guardaspalle e amico fraterno del Rick Dalton di DiCaprio in C'era una volta... a Hollywood, ha già vinto il Golden Globe. Questo in teoria lo mette tra i favoriti, nonostante l'agguerrita concorrenza, ma non si può mai dire. Nell'appassionata ricostruzione di Quentin Tarantino della Hollywood della sua infanzia e della tragica notte che ne cambiò per sempre il volto, ci è piaciuto moltissimo, con la sua aria spavalda e vissuta di chi ne ha viste di tutti i colori, ed è leale e affidabile al suo datore di lavoro e assolutamente impermeabile alle seduzioni della Manson Family anche sotto le bellissime spoglie della Pussycat di Margaret Qualley. In ogni scena, sia che reciti con un cane sia che guidi spericolatamente per le colline di Los Angeles, è assolutamente perfetto. Dal momento che ha deciso di diradare le sue apparizioni al cinema, forse potrebbero anche darglielo l'Oscar, che sarebbe il primo per la recitazione ma non come produttore, che ha vinto in comproprietà nel 2014 (la statuetta per il miglior film, ricordiamo, va ai produttori) per 12 anni schiavo dopo esser stato candidato nel 2012 per L'arte di vincere. Nel 2016 è stato di nuovo nominato in questa veste per La grande scommessa. Come attore non protagonista la prima nomination l'ha avuta nel 1996 per L'esercito delle 12 scimmie di Terry Gilliam, seguita nel 2009 da quella come protagonista per Il curioso caso di Benjamin Button di David Fincher.

Dal momento che non abbiamo la palla di vetro, per sapere chi tra questi cinque cavalli di razza arriverà al traguardo dell'Oscar dovremo aspettare il prossimo 9 febbraio. Nel frattempo potete ripassare le candidature e consultare la nostra sezione Oscar 2020.



  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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