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Oscar 2019: le candidate come migliore attrice protagonista

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Si contendono il premio Oscar 2019 Olivia Colman per La Favorita, Glenn Close per The Wife, Lady Gaga per A Star Is Born, Melissa McCarthy per Copia originale e Yalitza Aparicio per Roma.

Oscar 2019: le candidate come migliore attrice protagonista

Fa piacere non trovare nella cinquina delle possibili migliori attrici protagoniste degli Oscar 2019 nessuna superstar hollywoodiana, nessuna "veterana" che colleziona statuette dorate o comunque candidature, nessun talento ingiustamente relegato nell'ombra negli anni passati che improvvisamente ha diritto al suo quarto d'ora di celebrità, nessuna bambina il cui prodigioso lavoro andava per forza riconosciuto a discapito di colleghe più adulte e più brave.
Il parterre di questo 2019 comprende infatti un'icona pop alla sua prima prova cinematografica, una messicana di campagna che non immaginava certo di saper recitare, una ex stand-up comedian che ha accettato di uscire dalla propria comfort zone, un'attrice inglese dalla robusta carriera ma più nota ai frequentatori di serie tv, un'americana dai lineamenti un po’ duri che ha una solida fama ma che dopo un ventennio "ruggente" (gli anni '80 e '90), certamente ha continuato a lavorare ma senza trovare un personaggio capace di renderle pienamente giustizia.
Ladies & Gentlemen, cinefili e curiosi, spettatori della "notte delle stelle" e pigroni che alla maratona al Dolby Theatre preferite pigiama e camomilla, ecco le signore che potrebbero risultare vittoriose ai novantunesimi Academy Award. Ci piace sottolineare che le donne che interpretano in cinque film di indubbia qualità non hanno vita facile, essendo una malata e vittima di due manipolatrici, una alle prese con un marito ubriacone, una schiacciata da compagno di vita egocentrico e ingiusto, una povera e sola, una piuttosto spaesata in un momento "clou" della propria esistenza. Ah, com'è difficile appartenere al gentil sesso!

Come il titolo del film di cui è fra gli interpreti principali ma che non si riferisce al suo personaggio, la "favorita" nella corsa agli Oscar 2019, è una signora di 45 anni dagli occhi castani che, prima di eccellere nel film di Yorgos Lanthimos, ha vinto un BAFTA (per la serie Broadchurch) e un Golden Globe (per The Night Manager, un'altra serie). La sua performance nei panni di Anna di Gran Bretagna nel nel lungometraggio del regista greco in concorso a Venezia, le ha già procurato diversi riconoscimenti, il che la mette in una posizione di vantaggio rispetto alle sue compagne di cinquina. Trasformando l'ultima sovrana del casato degli Stuart in una donna debole, capricciosa, sgradevole e un po’ sporca e lasciva, Olivia Colman ha fatto un gran lavoro, non lasciandosi spaventare dalla volubilità del personaggio. Vincitrice della Coppa Volpi proprio al festival lagunare, oltre che del Golden Globe, ha confessato che uno dei suoi sogni è sempre stato l'Oscar. Essendo La Favorita il film che si presenta con il maggior numero di candidature alla competizione del 24 febbraio, almeno una statuetta dovrà vincerla, e ci sembra giusto che sia quella per la miglior attrice protagonista (certo, anche la regia di Lanthimos è straordinaria, ma trionferà Alfonso Cuarón).

Per quanti film faccia, per noi e per l'intero globo terracqueo Glenn Close resterà l'amante delusa che bolliva il coniglio a Michael Douglas in Attrazione fatale. Ma, se dovesse vincere l'Oscar, forse sarebbe The Wife l'opera con cui un giorno lontano passerebbe alla posterità. Quante chance ci sono che la statuetta vada proprio a lei? Ha vinto il Golden Globe, quindi non ci sentiamo di escludere l'eventualità, ma è anche vero che l'attrice settantaduenne nata in Connecticut non ha un ottimo rapporto con i premi dell'Academy. Pur avendo ottenuto, nella sua lunga carriera, ben 6 nomination, è rimasta a bocca asciutta. Non ha vinto, per esempio, nell'83, per Il mondo secondo Garp come non protagonista, né nell'89 come protagonista per Le relazioni pericolose, dove, diretta da Stephen Frears, era una strepitosa e perfida Marchesa di Merteuil. Candidata "inutilmente" pure per Il grande freddo, Il migliore, Attrazione fatale e Albert Nobbs, secondo noi è l'attrice top di quest’anno. La sua Joan Castleman, che nasce dall'immaginazione della scrittrice Meg Wolitzer, non era un personaggio semplice da interpretare, proprio per il suo vivere in sordina. Glenn ne ha saputo esprimere forza - che poi è la forza di chi accetta serenamente di mettersi in secondo piano per amore pur sapendo di meritare di più - e fragilità, oltre che la dignità e anche il dolore e la voglia di riscatto. Il tutto lavorando di sottrazione e rendendo carichi di significato sguardi e silenzi. Non è poco e chissà che, con il fuoco di #MeToo ancora acceso, la storia di un sublime sacrificio femminile non convinca i votanti a scegliere lei.

Se le menti illuminate dell'Academy dovessero premiare Rami Malek per la sua trasformazione in Freddie Mercury in Bohemian Rhapsody, forse potrebbero dare ancora più risalto al genere musical, già nobilitato dal gradimento di La La Land e di Chicago, accordando la loro preferenza a Lady Gaga per la sua performance in A Star Is Born. E’ poco probabile che succeda e, secondo i più, bisognerà accontentarsi del trionfo del brano "Shallow", che i bookmaker danno come sicuro vincitore della statuetta per la migliore canzone. Però Stefani Joanne Angelina Germanotta, indiscussa regina del pop e già icona del ventunesimo secolo, dovrebbe aggiudicarsi un premio per essersi mostrata al naturale davanti alla macchina da presa di Bradley Cooper. Senza i capelli color platino, il trucco quasi da circense e tutine aderenti, tacchi vertiginosi e piume, la neo-attrice ha dimostrato di avere carisma da vendere unito a una dolcezza e a una semplicità da ragazza della porta accanto che hanno commosso stuoli di spettatori. Lady Gaga, con umiltà, si è affidata completamente al suo regista, non si è lasciata intimidire da eventuali raffronti con Judy Garland e Barbra Streisand e, per entrare in parte, ha ripensato agli anni in cui lottava per affermare la sua musica. Che sapesse recitare già ce n'eravamo accorti guardando la quinta stagione di American Horror Story, in cui era la vampira dal fascino killer Elizabeth Johnson detta "La Contessa".

Quando Charlize Theron ha accettato di imbruttirsi per Monster diventando il primo serial killer in gonnella Aileen Wuornos, sapeva di essere Charlize Theron, ovvero una delle donne più belle del creato, ed era sicura che, guardandola, il mondo intero avrebbe continuato a identificarla con la "sventolona" dello spot del Martini. Melissa McCarthy, che pure è gradevole con quei suoi occhi da cerbiatta, non aveva fattezze da dea alle quali "tornare", nonostante un recente e notevole dimagrimento grazie a una dieta miracolosa, né un cambiamento così radicale a cui andare incontro tanto da risultare irriconoscibile, visto che le toccavano semplicemente qualche chilo in più, un improbabile taglio di capelli, occhialoni fuori moda e un abbigliamento sciatto e contro ogni tentazione. Quindi hurrà per lei che ha rischiato di essere identificata con il suo personaggio e per il suo coraggio di aver interpretato una donna tutt'altro che simpatica e di non aver fatto affidamento sulla sua vis comica, qualità che l'ha portata, nel 2012, alla nomination all'Oscar come miglior attrice non protagonista per Le amiche della sposa. Senza nulla togliere al film di Paul Feig, Copia originale rende certamente più giustizia al talento di un'attrice che non è totalmente estranea al dramma, soprattutto a teatro. Secondo noi film di Marielle Heller è uno dei titoli più interessanti della stagione, e ci rincresce non sia stato candidato a tanti premi. Sarebbe dunque bello se Melissa vincesse l'Academy Award come miglior attrice protagonista. La sua Lee Israel, che poi è realmente esistita, l'abbiamo amata tanto, perché è una di quelle persone che restano invisibili ai più per tutta la vita e che si ammalano di solitudine arrivando a preferire gli animali domestici agli esseri umani. E’ giusto e nobile che qualcuno le abbia ricordate.

Chi è Yalitza Aparicio, la dolce protagonista di Roma di Alfonso Cuarón, film che ha già vinto una montagna di premi (il Leone d'Oro, due Golden Globe, due BAFTA, per nominarle soltanto alcuni)? E soprattutto potrebbe vincere? La risposta alla seconda domanda è: probabilmente no. Probabilmente no perché questa candidatura suona un po’ come un "non ti conoscevamo, sei stata brava, parti da qui e costruisciti una carriera internazionale". Classe 1993, la Aparicio è la seconda donna messicana a ricevere dall'Academy la nomination a miglior attrice protagonista (la prima è stata Salma Hayek per Frida). Però, a differenza di colei che ha affiancato Antonio Banderas in Desperado, è un'esordiente. Come spesso accade, ha accompagnato un'amica alle audizioni per il film a Città del Messico ed è piaciuta al direttore di casting. Cuarón ha visto il suo provino e l'ha presa immediatamente, anche per la somiglianza con la sua tata Libo, la donna che lo ha cresciuto. Yalitza ha accettato e si è impegnata, ma a tutt'oggi considera l'esperienza sul set di Alfonso un unicum. Cresciuta in campagna, ha studiato per diventare insegnante e non intende assolutamente rinunciare al suo sogno. Certo, se le arrivasse a sorpresa la statuetta…

Tutti i candidati e le nomination agli Oscar 2019



  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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