Oscar 2019: l'anno della rivoluzione (dall'alto) - Il nostro commento sulle nomination ai 91esimi Academy Awards

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Oscar 2019: l'anno della rivoluzione (dall'alto) - Il nostro commento sulle nomination ai 91esimi Academy Awards

Sono crollati gli argini.
Il fiume in piena di Roma, ovvero di un film Netflix, ha travolto le nomination degli Oscar 2019 ottenendo dieci candidature, tra le quali spicca, ovviamente, quella per il miglior film.

Riconoscendo il valore del film di Alfonso Cuarón (ma anche del sottovalutato La ballata di Buster Scruggs dei Coen, che di nomination ne ha tre; in un anno in cui, va detto, non è che abbondino i capolavori) l'Academy ha riconosciuto che il cinema come lo abbiamo sempre conosciuto sta cambiando, che ci sono realtà che non è più possibile ignorare. Ferma restando, per ora, la seppur intaccata sacralità della sala.
Dove ci porterà la corrente, ancora non è dato saperlo; ma si può iniziare a pensare a un mondo nuovo che non getta via l'eredità e la tradizione del passato, ma la sa valorizzare anche in forme diverse.

In qualche modo, il fatto che dieci nomination siano andate anche a La favorita di Yorgos Lanthimos potrebbe essere interpretato anche in questo senso.
E chissà se le cinque - davvero inspiegabili, seconde in inspiegabilità solo a quella di Cafarnao - finite nelle braccia di Bohemian Rhapsody non siano invece il segnale di una rinnovata potenza politica della 20th Century Fox finita tra le braccia della Disney.
Di quella Disney che, tramite la Marvel, ne porta a casa anche sette con Black Panther (anche come miglior film, ed è la prima volta per un film di supereroi) e una con gli Avengers, una con Solo: A Star Wars Story, quattro con Il ritorno di Mary Poppins, una con Ritorno al bosco dei 100 acri, una con Gli Incredibili 2 (via Pixar) e una con Ralph Spacca Internet.
Vice di Adam McKay si porta a casa otto nomination, come A Star is Born, e sei - tutte meritatissime - vanno a BlacKkKlansman di Spike Lee. Ma l'impressione è che la partita se la giocheranno in due: con Roma grandissimo favorito a dispetto del titolo del rivale. La favorita, appunto. E che gli altri si dovranno accontentare delle briciole.

Mettendo da parte le speculazioni legate ai grandi marchi e agli Studios, queste nominiation agli Oscar 2019 sono state tutto sommato quelle che i più si aspettavano, anche se non sono mancate alcune piccole ma gradevoli sorprese.
Come le nomination come miglior attrice protagonista e miglio attore non protagonista a Melissa McCarthy e Richard E. Grant per Copia originale (candidato anche per la sceneggiatura); quella a Sam Elliott come non protagonista per A Star is Born (otto le candidature complessive per il film di Bradely Cooper); il fatto che l'Academy si sia ricordata di First Reformed, candidando (per la prima volta!) Paul Schrader  per la sceneggiatura, ma non Ethan Hawke per la sua interpretazione.
Bene anche le due candidature per L'isola dei cani, per me uno dei film migliori del 2018.

Oltre a quella di Hawke, è quella di Burning di Lee Chang-dong l'altra grande esclusione di rilievo da questi Oscar. Il film coreano, che avevo inserito in seconda posizione nella lista dei dieci migliori inediti in Italia nel 2018 (anche se poi arriverà nei cinema nel 2019, distribuito da Tucker) non ha colpito l'Academy, che invece ha premiato il polacco Cold War anche per la regia di Pawel Pawlikowski e per la fotografia fin troppo elegante di Lukasz Zal.
Ma a mancare sono anche tanti titoli la cui presenza avrebbe veramente segnato un rinnovamento e un'apertura che l'Academy ancora non ha o non ha dimostrato: film come Madeline's Madeline, di uno dei più grandi nuovi talenti del cinema americano come Josephine Decker (anche questo segnalato tra gli inediti in Italia); come Annientamento di Alex Garland, che pure era Netflix; dello scatenato Sorry to Bother You di Boots Riley, politico e divertente tanto quanto il film di Spike Lee; e perfino del Suspiria di Luca Guadagnino, perché no.

Ma in fondo queste sono solo chiacchiere.
Il gioco delle opinioni su qualcosa - gli Oscar, ma i premi in generale - che, senza nulla togliere a Roma, La favorita e BlacKkKlansman, che per me sono i titoli migliori tra i grandi contender, oramai hanno in maniera evidente e forse nemmeno così negativamente una valenza che è prima di tutto industriale e commerciale, e che con l'arte del cinema, la sua qualità intrinseca e le sue emozioni hanno sempre di meno a che fare.
Perché



Federico Gironi
  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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