News Cinema

Oscar 2019: il grande e ricco gioco dei premi giocato con astuta prudenza. E Netflix a Hollywood è ancora uno straniero

356

Statuette assegnate con studiata oculatezza e astuto cerchiobottismo: e il colosso dello streaming viene lasciato sulla soglia.

Oscar 2019: il grande e ricco gioco dei premi giocato con astuta prudenza. E Netflix a Hollywood è ancora uno straniero

Interessanti più per i loro risvolti industriali (Netflix, la Marvel) che non per la qualità complessiva e media del cinema proposto, perché la verità è che l'annata non è stata di quelle eccezionali, gli Oscar 2019 si sono risolti con risultati che hanno annacquato perfino le implicazioni extra artistiche.
Che Black Panther avrebbe portato a casa poco o nulla si sapeva, e anzi scenografia e costumi son due belle conquiste, per un cinecomic: per un genere di film che fino a questo momento l'Academy aveva considerato solo per gli effetti speciali. Ma se erano in tanti a pensare o sperare che Roma avrebbe conquistare il premio più importante, quello per il miglior film, gli altrettanti che nell'Academy vedono ancora Netflix e il suo modello produttivo e distributivo come il fumo negli occhi hanno sbarrato la strada al vincitore del Leone d'oro a Venezia, preferendogli un prodotto dignitoso, pacificante, lineare e quindi tutto sommato innocuo - e, quindi, perfetto film da Oscar - come Green Book.
E se il film di Peter Farrelly ha vinto anche la statuetta per la miglior sceneggiatura originale, che certe dichiarazioni di Nick Villalonga avevano fatto traballare qualche tempo fa, ecco che Cuarón e Roma possono consolarsi - si fa per dire - con l'Oscar alla regia, alla fotografia (prima volta in cui è stato assegnato a un regista, e non a un tecnico specializzato iscritto al relativo albo) e al miglior film straniero.
Come a dire: tra USA e Messico il muro non c'è e non serve (l'ha detto anche Bardem, stanotte: "i muri non fermano il talento"), anche per fare un dispetto al Presidente Trump, ma tra Hollywood e Netflix le frontiere devono ancora cadere del tutto. Resta da vedere se e come il colosso dello streaming condurrà l'assalto il vista del 2020, con assi nella manica come The Irishman di Martin Scorsese (che, guarda caso, Netflix ha annunciato in uscita nelle sale in autunno proprio poche ore fa) o The Laundromat di Steven Soderbergh tutti da giocarsi.

Per il resto, questi 91esimi Academy Awards sono stati un po' come quelli di tutti gli anni passati: più o meno opinabili e più o meno politicamente corretti.
Se Green Book (anche con Mahershala Ali, che si porta a casa la seconda statuetta come miglior attore non protagonista dopo quella ottenuta due anni fa grazie a Moonlight), Black Panther e la Regina King premiata per Se la strada potesse parlare tingono gli Oscar di nero per evitare di sentirsi dire dopo #TooWhite, ecco che il nero più caustico, conflittuale ed eversivo, nonché talentuoso, viene come al solito messo da parte: Spike Lee e il suo BlacKkKlansman portano a casa solo il premio per la miglior sceneggiatura non originale, e vengono snobbati colpevolmente in altre categorie più rilevanti, ma fratello Spike infiamma la platea con un discorso di ringraziamento tutto proiettato sulle presidenziali del 2020.

Snobbato anche La favorita di Yorgos Lanthimos, che su dieci nomination conquista solo l'Oscar alla miglior attrice protagonista, andato a colei che ha davvero meritato di vincerlo, Olivia Colman, e che rischiava di vederselo scippare da un tardivo riconoscimento alla Glenn Close di The Wife. Gli stessi tardivi riconoscimenti che non sono arrivati per Richard E. Grant o Sam Elliott, per dire.
Fa un po' ridere, invece, il premio a Rami Malek, che secondo l'Academy sarebbe stato più bravo a indossare i dentoni di Freddie Mercury in Bohemian Rhapsody di quanto non lo siano stati colleghi come Christian Bale, Willem Dafoe o Viggo Mortensen nei loro film.

Ma questi sono gli Oscar, lo sappiamo da sempre e sempre così saranno.
Sono premi assegnati da quasi 6700 membri dell'Academy, dai gusti e dalle inclinazioni e dalle competenze più disparate; sono premi dove il marketing conta più di ogni altra cosa, e dove le considerazioni più o meno opportuniste riguardanti l'industria e la politica (dell'industria, certo, ma non solo) contano a volte più del dato artistico.
Lo sappiamo, è così per gli Oscar e per quasi tutti gli altri premi di cinema.
Gli Oscar sono un gioco: un gioco che muove miliardi, certo, ma sempre un gioco.
Questa notte abbiamo giocato, ci sono stati i premiati che festeggeranno adeguatamente, e da domani tutti, loro e noi, ci prepareremo per il prossimo giro di giostra.

Palinsesto di tutti i film in programmazione attualmente nei cinema, con informazioni, orari e sale.
Trova i migliori Film e Serie TV disponibili sulle principali piattaforme di streaming legale.
I Programmi in tv ora in diretta, la guida completa di tutti i canali televisi del palinsesto.
Piattaforme Streaming
  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
Suggerisci una correzione per l'articolo