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Oscar 2018: il primato di Logan per i cinecomic

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Tralasciando il caso particolare del Cavaliere oscuro, il film con Hugh Jackman è il primo a espugnare una categoria non tecnica.

Oscar 2018: il primato di Logan per i cinecomic

Nelle nomination all'Oscar di quest'anno, salta all'occhio, tra i candidati per la migliore sceneggiatura non originale, l'atipico cinecomic Logan di James Mangold, scritto da lui stesso con Michael Green e Scott Frank. Da quando infatti il fenomeno commerciale dei cinecomic è scoppiato, più o meno quindici anni fa, Logan è il primo lungometraggio del genere a espugnare una nomination per una categoria non tecnica.

Sappiamo cosa state pensando: è lecito non considerare l'Oscar per il migliore attore non protagonista a Heath Ledger per Il cavaliere oscuro? Ci permettiamo tuttavia di vedere la statuetta postuma allo sfortunato attore come un omaggio doveroso dell'Academy a un artista di grande talento. Considerando infatti che Il cavaliere oscuro, pur a nostro parere meritandole, non ebbe nomination per regia, sceneggiatura o miglior film, non saremmo pronti a giurare che Ledger in altre circostanze avrebbe ottenuto il prestigioso riconoscimento, indipendentemente dalla sua resa magistrale del personaggio.

Logan invece rientra forse più nella categoria delle vere piacevoli sorprese. Abbiamo definito il film di Mangold "cinecomic atipico", anche se la visione creativa della Fox - e non è la prima volta che lo scriviamo - appare come una delle risposte più intelligenti alla sete hollywoodiana di cinecomic, universe e remunerativi universi crossmediali. Distinguersi dovrebbe essere un mantra in un mercato così uniformato e standardizzato, così la Fox ha deciso di interpretare ogni film di questa categoria con la chiave di un genere cinematografico preciso. E' un'ottica che sblocca la gregarietà del cinema all'universo puramente nerd autoreferenziale, per abbracciare invece un matrimonio ragionato e stimolante. E' accaduto con il radicale divieto ai minori e l'approccio metalinguistico di Deadpool, accadrà ancora con l'horror di New Mutants. Naturalmente non possiamo sapere se queste intenzioni sopravviveranno all'acquisizione disneyana degli asset cinematografici Fox (vecchie licenze Marvel incluse). I recenti casi dell'ibrido tra cinecomic e teen movie di Spider-Man: Homecoming o del war movie Wonder Woman fanno comunque ben sperare.

Logan si è guadagnato la nomination perché è un film che centellina gli effetti visivi e rischia la chiusura di un ciclo, una mossa dettata dalla stanchezza del suo attore protagonista ma non per questo meno coraggiosa. L'intero sistema degli universe si basa infatti su una ragnatela di uscite correlate, su cliffhanger più o meno suggeriti verso film futuri. E' così raro vedere un vicolo cieco drammatico in un cinecomic: Mangold vi si tuffa, virando decisamente sul noir. Dal noir in fondo proviene il cosceneggiatore Scott Frank, già nomination per Out of Sight e di un thriller vecchio stile come L'altro delitto di Kenneth Branagh. Michael Green invece di recente ha adattato il principe dei gialli, Assassinio sull'Orient Express, oltre ad aver scritto Blade Runner 2049, pregno di atmosfere che col noir hanno molto a che spartire.

Entrambi gli sceneggiatori comunque avevano avuto esperienze non entusiasmanti in ambito cinecomic più tradizionale, Green con Lanterna Verde e Frank con Wolverine - L'immortale. Non bisogna quindi sottovalutare quanto del tono di Logan si debba proprio a Mangold, unico autore del soggetto. Se mai ci fossero dei dubbi sull'omaggio a un genere specifico, Logan è stato distribuito in digital video anche in un'edizione speciale che includeva una versione del film in bianco e nero. Un lavoro extra di limatura che forse ha contribuito a "elevare" il lungometraggio agli occhi dell'Academy. Non c'è nulla di hipster, tuttavia: chi segue il mondo del fumetto sa che personaggi celebri sono stati riletti in mille modi, attraverso il filtro e il contributo di mille differenti sensibilità. Logan agli Oscar potrebbe essere quindi il vessillo di un necessario valore aggiunto puramente cinematografico, che non poteva morire con la trilogia nolaniana di Batman.



  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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