Oscar 2017: i cinque documentari che si contendono la statuetta

- Google+
46
Oscar 2017: i cinque documentari che si contendono la statuetta

Tanto tempo fa, quando i film d’animazione erano ancora disegnati a matita, la parola documentario richiamava come un riflesso pavloviano nella mente le immagini degli orsi, degli alci e di altri ospiti del parco di Yellowstone, nel film dal vivo che precedeva in sala il classico cartone animato Disney e a lungo si è continuata ad associarla con film di argomento naturalistico o scientifico, anche se da sempre è un cinema che si occupa della realtà, tanto che molti oggi preferiscono chiamarlo cinema del reale. Negli ultimi anni poi, il genere si è tolto di dosso la patina un po' polverosa e didattica che si portava addosso ed è diventato spesso anche più incisivo e importante del cinema di finzione. Quest'anno, poi, la competizione per l'Oscar ci riguarda molto da vicino ed è densa di avversari agguerriti

I possibili vincitori dell'Oscar 2017 per il miglior film documentario

FUOCOAMMARE



Partiamo proprio dal nostro candidato, Fuocoammare, il cui cammino internazionale è partito un anno fa con lo splendido Orso d'oro conquistato al festival di Berlino ed è proseguito fino a ora con numerosi altri riconoscimenti italiani ed esteri. Il film di Gianfranco Rosi, bellissimo e importante, può contare anche su uno sponsor eccellente come Meryl Streep. E ci piacerebbe tantissimo vedere il regista salire sul palco e parlare nell’America dei muri, del dramma dei migranti, di chi in mare perde la vita per sfuggire a morte certa, ma anche di chi, da solo, come il dottor Pietro Bartolo, fa l’impossibile per ridare dignità, una storia e un nome a queste vittime, che per molti sono solo numeri. Ma in un anno in cui gli Oscar sembrano più politicizzati e “contro” e nella categoria dei documentari tre su cinque sono dedicati alla questione nera, non sappiamo se riuscirà a portare a casa la statuetta. Comunque vada, la sua è già una vittoria e la serata degli Oscar è una vetrina prestigiosa da cui far arrivare il proprio messaggio. In bocca al lupo dunque ad un regista che ha firmato film straordinari, dimostrando di essere un vero artista e non un semplice fotografo della realtà.
La nostra recensione di Fuocoammare

13TH



Passiamo ora a quello che ci sembra il concorrente più temibile, 13th, non solo perché è opera della bravissima Ava DuVernay di Selma, ma perché ricostruisce la storia della criminalizzazione degli afroamericani e di quella che è una vera e propria industria carceraria in America, insita proprio tra le righe del 13esimo emendamento della Costituzione Americana, che, pur abolendo la schiavitù, dice letteralmente: “Né schiavitù né servitù involontaria, tranne come punizione per un crimine per cui il responsabile sia stato giustamente condannato, esisterà negli Stati Uniti, o in ogni luogo soggetto alla sua giurisdizione”. Venendo a mancare la forza lavoro gratuita, è facile immaginare come sia stato sfruttato questo distinguo. 13th è un film con abbondanza di testimonianze - tra cui quelle dei leader delle lotte civili come Angela Davis - delle lotte e delle persecuzioni subite dal popolo di colore, che fa parlare studiosi, dati e fatti per dimostrare che la schiavitù, nella Terra dei liberi, non è mai davvero finita.
La nostre recensione di 13TH - XIII emendamento
La regista Ava DuVernay presenta il suo documentario 13TH

LIFE, ANIMATED

L'unico documentario in concorso a non toccare tematiche politiche ma di rilevanza sociale come la terribile e ancora misteriosa malattia chiamata autismo, è il commovente film biografico Life, Animated di Roger Ross Williams (è un caso, ma è anche lui un regista di colore), autore che ha già vinto un Oscar per il miglior documentario, nella categoria cortometraggi, nel 2011. Il film racconta in modo coinvolgente la storia di Owen Suskind, autistico dall'età di tre anni, che ha ritrovato un modo per comunicare e crescere grazie alla visione dei classici film di Walt Disney, coi quali ha imparato di nuovo a parlare, a comunicare e a relazionarsi col mondo. Dei cinque film in concorso è un po’ l’outsider e potrebbe anche sferrare il colpo vincente. In ogni caso, visto che è uscito anche nelle nostre sale, vi invitiamo caldamente a recuperarlo.

La nostra recensione di Life, Animated

O.J. MADE IN AMERICA

È la prima volta che un documentario a puntate, dalla durata di ben 8 ore, viene candidato all’Oscar. E a dire il vero O.J. Made in America, fluviale ritratto di un uomo simbolo, O.J. Simpson, straordinario giocatore e velocista, che per il successo sacrifica la sua identità e si trasforma in criminale e omicida, e da uomo più amato d’America diventa un paria finisce in carcere (per furto), lo merita davvero. Per i filmati d’epoca delle gare e dei record incredibili di quest’uomo inarrestabile, le pubblicità, i film, i momenti “privati” e pubblici, l’incontro con la diciottenne Nicole, l’omicidio, la fuga, il processo e l’assoluzione, e per le interviste a gli amici, ai parenti, ai compagni di squadra, agli allenatori e ai registi. Perché il film di Ezra Edelman - più avvincente della ricostruzione fatta in American Crime Story: Il caso O. J. Simpson - dipinge la vertiginosa parabola discendente di un uomo di colore vittima del sogno americano ed è al tempo stesso un affresco di 40 anni di storia americana vista dalla parte delle vittime, dalla rivolta di Watts all’assassinio di Martin Luther King, da Muhammad Alì alle Black Panthers, un mondo a cui O.J., nella sua corsa verso i soldi e l’accettazione, fu sempre estraneo. Non sappiamo se l’Academy voglia davvero dare l’Oscar a una miniserie, ma in questo caso nessuno avrebbe qualcosa da ridire.

I AM NOT YOUR NEGRO


Ultimo della cinquina un altro film black, I Am Not Your Negro, narrato dall’inconfondibile voce di Samuel L. Jackson, del regista di origine haitiana Raoul Peck. Il film prende spunto da “Remember This House”, libro autobiografico incompiuto dello scrittore omosessuale nero e attivista dei diritti civili James Baldwin, che per sfuggire al razzismo americano si rifugiò in Francia (dove morirà) ma che tornò in America nel 1957 per partecipare alle lotte. Anche qua ritroviamo gli eroi di quegli anni turbolenti, i leader del movimento Medgar Evers, Malcolm X e Martin Luther King, attraverso i ricordi dello scrittore. Premiato a Toronto e universalmente acclamato, conclude il trittico dei documentari che quest’anno hanno reso la categoria molto lontana dagli Oscarsowhite e dalle polemiche dell’anno scorso. Ci sono davvero cinque campioni in gara quest’anno, e non possiamo che augurarci che vinca il migliore, pur sapendo che gli sconfitti non sono da meno.

La nostra recensione di I Am Not Your Negro

Tutti i Candidati agli Oscar 2017



Lascia un Commento
Lascia un Commento