Oscar 2017: i candidati per i migliori effetti visivi

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Oscar 2017: i candidati per i migliori effetti visivi

Tra le nomimation agli Oscar 2017, la battaglia tra le nomination per gli effetti speciali (più correttamente: "visivi") ha quest'anno un sapore storico. I lungometraggi che concorrono sono Deepwater: Inferno sull'oceano, Doctor Strange, Il libro della giungla, Kubo e la spada magica e Rogue One: A Star Wars Story. La parola d'ordine sembra essere "naturalezza", puntare a un'illusione perfetta che non faccia pesare l'intervento dei tecnici, anche in contesti di fantasia.

Possibili vincitori Oscar 2017 per i migliori effetti visivi

Deepwater: Inferno sull'oceano



Deepwater: Inferno sull'oceano, diretto da Peter Berg e interpretato da Mark Wahlberg e Kurt Russell, è un eccellente esempio di effetti visivi "invisibili". Sembra quasi un ossimoro, ma non tutti i prodigi della CGI e dei fotomontaggi contemporanei si fanno volutamente notare. Il film, a metà strada tra disaster movie e denuncia, ha costretto l'Industrial Light & Magic, la Hybride e la Iloura a servire il dramma di una piattaforma petrolifera, seguendone la distruzione più o meno come effettivamente si svolse. "Sembra vero", appunto, e lì si capisce il senso della nomination. Scadere nel compiacimento barocco avrebbe mancato di rispetto alle vittime, così invece la tragedia ci tocca con mano.

La nostra recensione di Deepwater: Inferno sull'oceano


Doctor Strange



Doctor Strange, il cinecomic Marvel con Benedict Cumberbatch diretto da Scott Derrickson, è la nomination più di rito: c'è ancora lo zampino dell'Industrial Light & Magic, affiancata da diverse altre aziende (Lola VFX, Luma Pictures, Secret Labs, Framestore), ma ormai queste produzioni procedono col pilota relativamente automatico. L'ILM, d'altronde, si è specializzata nell'estetica cinecomic proprio in ambito Marvel, sin dai tempi dell'Hulk di Ang Lee, anno 2003. Atto dovuto, ma i concorrenti sono più "ground breaking", come amano dire a Hollywood, senza nulla togliere alla sequenza del Magical Mystery Tour dei Method Studios.

La nostra recensione di Doctor Strange


Il libro della giungla



Il libro della giungla è il remake che Jon Favreau ha diretto per la Disney, un classico rivisitato per una volta con un minimo di ambizione nei contenuti. Il paradosso è che, nonostante il lungometraggio sia identificato come "film dal vero", in contrapposizione con l'originale di Reitherman del 1967, in realtà è un film di animazione sotto mentite spoglie. Nella maggior parte delle inquadrature l'unico elemento dal vero è il piccolo protagonista Neel Sethi, ma Baloo, Baghera, Kaa, Re Luigi e gli altri personaggi sono animazioni in CGI dell'unica casa che fa realmente tremare l'ILM, cioè la Weta Digital di Peter Jackson, qui affiancata dalla Moving Pictures Company. Il miracolo è il vedere animali fotorealistici che parlano, senza che la cosa risulti imbarazzante o insopportabile (come in alcune orride pubblicità). Nella cinquina di quest'anno, rappresenta l'equilibrio tra fantasia e plausibilità, una via di mezzo assai complessa da ottenere.

La nostra recensione di Il libro della giungla


Kubo e la spada magica



Non era mai accaduto che un film di animazione ricevesse una nomination ai migliori effetti visivi, ma è successo quest'anno a Kubo e la spada magica, gioiello della Laika diretto da Travis Knight. In effetti è difficile isolare questo elemento in un film animato, ma qui si può fare: siccome Kubo è girato di base in stop-motion, è in un certo senso un'opera dal vero, quindi l'integrazione dell'antichissimo "passo uno" con la moderna CGI è il risultato che ha meritato la nomination. Nessun grande nome del settore: gli effetti digitali sono stati portati a termine in casa, per accompagnare o sostituire in sordina e delicatamente la stop-motion, lì dove non avrebbe retto l'ambizione estetica altissima del lavoro. L'aveva fatto anche la Aardman con Pirati!, ma qui l'integrazione è indistinguibile. Sarebbe bello che un mancato Oscar per l'animazione, probabile per la concorrenza di Zootropolis, fosse compensato da questo, ma non ci speriamo troppo.

La nostra recensione di Kubo e la spada magica



Rogue One: A Star Wars Story



Ovviamente Rogue One: A Star Wars Story è stato il regno dell'Industrial Light & Magic, la costola della Lucasfilm che iniziò la sua corsa alle meraviglie dell'immagine nel lontano 1977, proprio con Guerre stellari. Con la collaborazione anche qui della Hybride, l'ILM ha sfornato una pietra miliare che ha suscitato persino comprensibili dibattiti etici. Se avete visto il film, sapete che non parliamo dei soliti combattimenti nello spazio (ormai si fanno con gli occhi bendati), ma di Peter Cushing e di una giovane Carrie Fisher che appaiono in alcune scene. Scene nuove. A meno che non si sappia che Cushing è deceduto e che la compianta Fisher al momento delle riprese era viva ma anziana, ci si casca, li si crede davvero attori come gli altri (avvisati preventivamente a onor del vero forse qualcosa si nota). Frutto di notevole fatica, le "resurrezioni" sono state ottenute riprendendo attori fisicamente compatibili con gli originali, coperti sui volti da sensori di performance capture, che hanno mosso a distanza i volti degli attori originali, ricreati in CGI. Dopo la combinazione della CGI sul girato, ulteriori ritocchi manuali sono stati apportati ai movimenti facciali. Panico. E' il futuro di Hollywood? Dopo i remake dei film, ora i reboot degli esseri umani? La Lucasfilm ha fatto subito marcia indietro quando in rete qualcuno ha suggerito una Carrie Fisher tutta in CGI per Episodio IX. Non resistere alla tentazione rischia di aprire un inquietante vaso di Pandora. In attesa del vaso, una statuetta però potrebbe fare una sua figura sul caminetto.

La nostra recensione di Rogue One: A Star Wars Story



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