Oscar 2017: Damien Chazelle, Denzel Washington e Mel Gibson sul mestiere del regista

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Oscar 2017: Damien Chazelle, Denzel Washington e Mel Gibson sul mestiere del regista

Dopo le nomination agli Oscar 2017, inizia l'attesa per la consegna delle statuette, prevista per domenica 26 febbraio. Nel frattempo, Hollywood Reporter ha organizzato un'interessante tavola rotonda con alcuni dei registi in corsa per l'Oscar, insieme ad altri illustri colleghi nominati in passato: hanno discusso Mel Gibson, Denzel Washington, Barry Jenkins, Damien Chazelle, Mira Nair e Oliver Stone. Ecco qualche intrigante elemento che affiora dalla conversazione.

Quando si sono innamorati del cinema? Mira Nair e Denzel Washington erano costretti, nei borghi in cui vivevano, ad accettare l'unico film che si proiettava senza sosta in quei luoghi: Il Dottor Zivago per Mira ("Immaginate il contrasto di quella neve col clima torrido indiano!") e Il mostro della laguna nera per Washington. Denzel aggiunge che suo padre pastore protestante impose a tutti Il re dei re e I dieci comandamenti. Chazelle fu folgorato in tv da Cenerentola, decidendo lì di voler fare del cinema. Gibson, con i suoi diversi fratelli e sorelle, "ingoiava tutto ciò che l'unico canale tv" in Australia passasse.

Svariate le esperienze lavorative prima di arrivare al cinema. Denzel tirò avanti come netturbino e impiegato delle poste; Stone fu soldato, marinaio e insegnate in Asia, prima di approdare al cinema come assistente su un film "porno soft". Barry Jenkins guadagnava come tagliaerbe ("A Miami l'erba non fa che crescere"). Chazelle cercava di guadagnare qualcosa come musicista, integrando con un lavoro in un bar a comporre sandwich, prima di riuscire a farsi accettare come script doctor. Gibson ha un cattivo ricordo del suo lavoro da operaio su finestre prefabbricate, ma lo diverte ripensare al confezionamento del succo d'arancia ("Era come in un film di Jerry Lewis, staccavi il tubo sbagliato e inondavi tutto!").

Come sono capitati nel cinema? Mira Nair passando per il teatro ("Non ero una drogata di cinema"), mentre Jenkins si fece tentare all'università da un corso di cinema, notato mentre andava a una partita di football. Aggiunge anche che, mentre i suoi colleghi erano ossessionati dall'imitare gli autori che più amavano ("molto Spielberg"), lui cercò da subito una strada propria, indagando sul cinema straniero.

Com'è dirigere? Fa paura? Washington ammette di essere stato del tutto terrorizzato durante le riprese del suo debutto da regista, Antwone Fisher, affidandosi al direttore della fotografia Philippe Rousselot ("Gli chiesi: dove la metti la macchina da presa? E lui, ridendo: beh, davanti!"). Fu letteralmente preso dal panico durante una scena con 3000 comparse. Si rifugiò nella roulotte e non voleva uscirne, fu l'aiuto regista a convincerlo.
Gibson invece ammette che lo sterminato numero di cose da fare su un set gli impediscono di agitarsi, anzi paradossalmente nel caos si sente più tranquillo: e il tempo a disposizione per agitarsi è persino diminuito, per quel che lo riguarda, dato che per La battaglia di Hacksaw Ridge, complesso in alcuni momenti quanto Braveheart, ha avuto a disposizione la metà del tempo per le riprese.

Difficoltà sul set? Prima, durante e dopo, per Oliver Stone: combatti con gli attori, combatti al montaggio, combatti anche con chi poi liquida mesi e mesi di lavoro con due righe. L'incubo per Jenkins è stato girare tutte le scene di Naomie Harris, che in Moonlight interpreta sostanzialmente sua madre, in soli tre giorni, per problemi di visto dell'attrice (inglese): il dramma umano personale del regista si è fuso con la finzione, rendendo il tour de force quasi insostenibile. Chazelle invece ringrazia gli attori di La La Land, perché sono rimasti più tranquilli di lui.

Cosa non gradiscono del loro lavoro? Per Mira le tempistiche asfissianti e le difficoltà di lavorare con i bambini, anche se ama usare non professionisti (e magari metterli davanti a professionisti, proprio come fece con Denzel nel suo Mississippi Masala). Gibson ha usato molti dilettanti o esordienti totali in Apocalypto, e ha scoperto di essere piuttosto bravo a trasmetter loro la giusta energia. Stone soffre quando deve trovare il modo di convincere qualcuno delle sue idee ("e tu stesso potresti pure avere torto!"). Jenkins trova noiosi e lenti la postproduzione e il montaggio, mentre adora la sensazione di infinite possibilità trasmessa dalle riprese, tanto che non prepara nemmeno storyboard e si apre all'ispirazione del momento.

E' possibile per un regista sfuggire all'immagine che il pubblico ha della sua persona e del suo lavoro? Stone dice: "Ci sono dei critici che ancora ce l'hanno con me dopo trent'anni: io non sono mica Richard Nixon o Jim Morrison!" ("Ma se lo pensano, vuol dire di solito che i film sono buoni", riflette Chazelle). Gibson, ovviamente chiamato in causa per le sue recenti difficili vicende, è serio: "Non puoi liberarti di quella percezione, non c'è niente da fare. Non so se è comprensibile, ma non è giusto."

Ecco il video originale della tavola rotonda.



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