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Oscar 2016: vi portiamo sul red carpet

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L’emozione di DiCaprio, la classe di Cate Blanchett e la modestia di Sylvester Stallone.

Oscar 2016: vi portiamo sul red carpet

D’accordo, la cerimonia di premiazione, le sorprese che poi sorprese non sono, le canzoni, i discorsi di ringraziamento. E sì, le foto a spettacolo concluso, il Governor’s Ball con le sue 60 portate e 2300 bottiglie da aprire, la festa di Vanity Fair e gli altri party più o meno ufficiali, ma …. ma i red carpet a noi piacciono di più, molto di più, e non solo per il “gossipparo” gioco del “c’era questo, c’era quello”, per dirla con Enrico Lucherini. No, la sfilata davanti al Dolby Theatre della Hollywood che conta è come "Il sabato del villaggio" di Leopardi, è il momento in cui ogni cosa è ancora possibile, un tempo sospeso di gioia quasi estatica durante il quale, celebrando il taglio impeccabile di uno smoking Armani o le linee eleganti di un abito Dior, si esorcizza collettivamente la paura di non farcela, di non vedere realizzato il sogno di stringere fra le mani quella statuetta dorata che ufficialmente non è poi così importante, ma che in realtà si desidera con una brama conosciuta solo alla regina cattiva di Biancaneve. E dunque red carpet sia, anche per noi che non siamo volati a Los Angeles e che - armati di telecomando, appunti e tazze di caffè - ci siamo lasciati sedurre dalla magia di sorrisi smaglianti, dichiarazioni più o meno improvvisate e look che nei giorni a venire occuperanno i discorsi di guru della moda, lookmaker e sedicenti depositari del buon gusto.

La buona notizia è che, in questo 28 febbraio, il sole splende su Hollywood Boulevard e la temperatura è mite, il che dispone bene le star, nonostante la lunga e noiosa fila per i controlli di sicurezza. L’inizio della passerella, alle 14:40 ora di Los Angeles, è all’insegna della tenerezza e della giovane età. Il primo a sfilare è infatti il quattordicenne Abraham Attah, fresco di un Independent Spirit Award per la sua performance in Beast of No Nation, uno dei grandi esclusi dalle candidature agli ottantottesimi Academy Award. Fiero di rappresentare il suo paese (il Ghana), il giovane attore sorride felice.

A illuminare con un bagliore giallo il tappeto rosso arriva poi la ventisettenne svedese Alicia Vikander. Indossa un abito gioiello color popcorn di Vuitton ed è uno schianto, tanto che gli esperti di moda posizionati sul red carpet dicono addirittira che sembra galleggiare. Attenzione, l’attrice non tiene per mano il suo Michael Fassbender - come molti pensavano avrebbe fatto - ma è sola soletta, anche se in sala con lei ci saranno i genitori. "Sto esplodendo di felicità" - dice. Se dovesse vincere, la sua speranza è di non cadere mentre sale sul palco e di non ubriacarsi durante le incursioni nella piccola vip lounge ricavata nel Dolby Theatre.

E’ invece in nero Whoopi Goldberg, che in passato ha presentato diverse cerimonie di premiazione. "Io miglioro come il vino" - scherza, ma poi torna seria e fa notare, sposando le ragioni del gruppo che sta dietro l’hashtag #OscarSoWhite, che questa edizione degli Academy Award non ha tenuto conto degli artisti di colore. Touché!

Alle 15:33 la domanda che ci poniamo è: Chi è più carino? il bambino di Room (Jacob Treblay), che a soli 9 anni ne sa di Hollywood più di chiunque altro, oppure Eddie Redmayne, che torna nella cinquina dei migliori attori protagonisti a un anno di distanza da La teoria del tutto? Forse Treblay, che ha i gemelli a forma di Millennium Falcon? Che dire, però, dei sorrisi dolci dell’inglese che ha interpretato il primo transgender della storia? "Il mio vestito non va" - si rammarica l’attore - "l’anno scorso ha piovuto e ho sofferto il freddo, così stavolta ho optato per il velluto, ora sto morendo di caldo".

A pochi minuti dalle 16:00, arriva una super-sexy: è Olivia Wilde. Ha una scollatura vertiginosta e sembra dire: "Ho le forme, e allora? Guardatele!". L’attrice partecipa agli Academy Award in qualià di produttrice del documentario Ebola. Gioca a fare la bellissima anche Saoirse Ronan, fasciata in un abito di paillettes di Calvin Klein che la fa somigliare a una sirena. "Per me Brooklyn è un film importante" - dice - "perché mette insieme l’America e l’Irlanda, che sono i miei due paesi, e racconta un po’ la mia storia. La prima volta che sono venuta agli Oscar ero intimidita, vestivo di verde come ora perché il verde è il colore dell’Irlanda". Raggiunta da Nick Hornby, questa ragazza è bellissima e i tempi di Amabili resti, in cui era poco più di una bambina, sembrano lontanissimi.

Alle 16:30 l’ingorgo delle auto che depositano i "talent" è abnorme e arrivano i veri pezzi da 90. Nell’infilata di celebrity si fa notare Matt Damon: saluta i suoi bambini e lascia la palla - e il tappeto - a una meravigliosa Cate Blanchett. Nominata per Carol, l’australiana sembra una regina delle nevi nel suo abito celeste con piume e Swarovsky Armani Privé. In effetti ricorda un po’ anche Galadriel de Il signore degli Anelli. E’ lei la più chic degli Oscar numero 88, non si discute. L’attrice parla del suo amore per Todd Haynes, che le ha fatto ottenere la candidatura anche per Io non sono qui e del suo imminente debutto a Broadway diretta da John Crowley.

Subito dopo arriva Sylvester Stallone insieme alla moglie. Elegante in uno smoking blu, ammette di essere rimasto senza fiato guardando la sublime Cate. Sly ricorda perfettamente la mancata vittoria nel 1977, quando fu candidato per Rocky. "Conduco una vita ritirata" - si schernisce - "Non sono abituato a queste mondanità".

A 20 minuti dall’inizio della cerimonia arriva finalmente Leonardo DiCaprio, ovviamente con uno smoking Armani e i capelli pettinati all’indietro. E’ emozionato e nervoso, molto nervoso. Spende bellissime parole per Revenant - Redivivo: "Lavoro da quasi 25 anni ed eccomi qua a rappresentare un film di cui sono particolarmente fiero. Sono qui con mia mamma. Sono cresciuto a Los Angeles e lei mi portava ogni giorno ai provini dopo la scuola. Io non mi sentivo parte di questo mondo, ma lei ha fatto in modo che in qualche modo mi ci abituassi".

Senza nulla togliere a Brie Larson, radiosa in un abito bluette di chiffon, e a Charlize Theron di rosso vestita, vogliamo assegnare il nostro Oscar da red carpet a Lady Gaga. La popstar, che ha dimostrato eccellenti qualità recitative in American Horror Story: Hotel, è una visione in bianco. Solo lei poteva indossare un vestito con i pantaloni. Durante la cerimonia canterà "Till it happens to you", brano scritto per il documentario The Hunting Ground, che parla della violenza sessuale nei campus universitari: "Io stessa sono una sopravvissuta alla violenza sessuale" - dice - "e sono grata all’Academy per avermi lasciato usare questo palcosenico per esprimere la mia solidarierà a persone che hanno vissuto l’inferno".

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