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Oscar 2016: conosciamo meglio i candidati al premio come miglior film straniero

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Che Non essere cattivo non sia purtroppo entrato nella cinquina dell'Academy Award lo sappiamo: ma alla fine, quali sono i film che possono puntare all'Oscar più internazionale?


Che Non essere cattivo, il bel film che il regista Claudio Caligari non ha potuto vedere completato, e che è stato caparbaimente prodotto, difeso e promosso da Valerio Mastandrea, non sia entrato nella cinquina di titoli che si andranno a contendere l'Academy Award per il miglior film in lingua non inglese, lo sappiamo purtroppo tutti.
Quello che alla fine, forse, è meno noto è quali siano (e cosa siano) i cinque film che tra qualche giorno si contenderanno la vittoria del premio Oscar come miglior film stranierno.

E allora, cosa ci stiamo a fare noi di Comingsoon.it, se non vi forniamo un bel riepilogo che vi permetterà di arrivare preparatissimi, e di fare colpo su amici, familiari, amanti e fidanzati, nel corso della prossima notte degli Oscar?

- Amore, ma che è 'sto film giordano?
- Come che è?  Lascia che ti spieghi...

I possibili vincitori dell'Oscar 2016 per il miglior film straniero:

El abrazo de la serpiente (Colombia)

Il candidato colombiano è il terzo film diretto dal regista Ciro Guerra: tutti i suoi film, in Italia, sono al momento inediti. Presentato in anteprima mondiale a Cannes 2015, sezione Quinzaine des Réalisateurs (dove ha vinto il premio Art Cinéma), El Abrazo de la serpiente racconta con stile onirico e fotografia in seducente bianco e nero due storie parallele e ispirate a eventi e personaggi reali: i viaggi in Amazzonia di due scienziati europei -  il tedesco Theodor Koch-Grunberg, nel 1909, e lo statunitense Richard Evans Schultes nel 1940 - accompagnati entrambi dallo stesso sciamano nelle loro ricerche di una rara pianta sacra. La eco di Werner Herzog risuona lungo tutto il film, che ha già vinto numerosi riconoscimenti in giro per il mondo, ed è candidato anche all'Independent Spirit Award per il miglior film internazionale.

Mustang (Francia)

Per gli Oscar rappresenta la Francia, Mustang. Ma il film è figlio di una co-produzione tra Turchia, Francia, Germania, Qatar; l'esordiente regista Deniz Gamze Ergüven è turca così come lo sono le attrici protagoniste (e non) e come lo è l'ambientazione. Ma si sa, in Francia sul cosmopolitismo sono molto più avanti di noi. Anche questo film ha avuto la sua prima mondiale a Cannes e alla Quinzaine des Réalisateurs; racconta la storia - da molti avvicinata a quella delle vergini suicide di Sofia Coppola - di cinque giovani sorelle che, in un piccolo paese della Turchia, cercano di affermare la loro libertà contro la chiusura, i tradizionalismi e il patriarcato che domina la società. Candidato a ben nove premi César, al Golden Globe, all'European Film Award, vincitore del Goya come miglior film europeo, in Italia Mustang è stato visto nella sezione Alice nella città della Festa del Cinema di Roma ed è poi uscito in sala alla fine del mese di ottobre del 2015. Le musiche sono di Warren Ellis.

La nostra recensione di Mustang.

Il figlio di Saul (Ungheria)

Candidato battente bandiera ungherese, Il figlio di Saul è il più accreditato alla vittoria tra i titoli che compongono la cinquina di candidati all'Oscar come miglior film straniero. Opera prima di László Nemes, racconta la storia di un  membro ungherese del Sonderkommando, il gruppo di prigionieri ebrei isolati dal campo e costretti ad assistere i nazisti nella loro opera di sterminio: un giorno l'uomo crede di vedere il figlio in un ragazzo miracolosamente scampato alla morte nelle docce, e ucciso successivamente da un "medico" nazista, e farà di tutto per sottrarre il suo cadavere e dargli una dignitosa sepoltura. Potente, tutto girato con piani sequenza che stanno addosso al volto o alla nuca nel protagonista Géza Röhrig, in formato 1:37 (quasi un 4:3), ha già vinto il Golden Globe e il Grand Prix della Giuria a Cannes, solo per citare i due riconoscimenti (finora) più importanti.

La nostra recensione del Figlio di Saul.

Theeb (Giordania)

Candidato della Giordania (quella di cui sopra...), ma prodotto anche da Emirati Arabi Uniti, Qatar e Regno Unito, Theeb è ambientato nel 1919, nelle zone del Medio Oriente interessate dalla I Guerra Mondiale all'indomani della Rivolta Araba: protagonista è un ragazzino beduino, orfano, che deve sopravvivere nel deserto del Wadi Rum, tra insidie, minacce e incontri. Il film è stato presentato in prima mondiale al Festival di Venezia del 2014, nella sezione Orizzonti, dove il suo autore Naji Abu Nowar è stato premiato come miglior regista. Sparito poi per qualche tempo, è uscito poi nelle sale di molti paesi del Medio Oriente e dell'Inghilterra a partire dal marzo del 2015, ed ha ricevuto premi nei festival internazionali di mezzo mondo. Theeb, che per l'Italia non ha al momento una distribuzione, è il primo film giordano a essere nominato agli Oscar.

A War (Danimarca)

Opera terza di Tobias Lindholm, quello che da qualche anno è lo sceneggiatore di fiducia di Thomas Vinterberg, con cui ha scritto Submarino, Il sospetto e il recentissimo La comune. A War (o Krigen, come recita il titolo originale) è il film che agli Oscar rappresenta la Danimarca, e come suggerisce il titolo è un film che parla della guerra come la conosciamo in questi anni: quella che coinvolge forze di varie nazioni occidentali in zone come, in questo caso, l'Afghanistan. Protagonista è un militare danese con famiglia che l'attende a casa e che, dopo essere caduto in un'imboscata, prende delle decisioni critiche che lo faranno accusare di aver commesso dei crimini di guerra. Presentato in anteprima mondiale nella sezione Orizzonti del Festival di Venezia 2015, A War è stato candidato a diversi premi Robert, l'equivalente danese dei David di Donatello: e degli Oscar, appunto.

Nomination Oscar 2016: tutti i candidati

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