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Oscar 2014: tutti i candidati come miglior film - una guida

12 anni schiavo, American Hustle, Captain Phillips, Dallas Buyers Club, Gravity, Lei, Nebraska, Philomena, Wolf of Wall Street.

Oscar 2014: tutti i candidati come miglior film - una guida

12 anni schiavo, American Hustle, Captain Phillips, Dallas Buyers Club, Gravity, Lei - Her, Nebraska, Philomena e The Wolf of Wall Street. Sono questi i nove film che la notte di domenica 2 marzo si contenderanno la statuetta più ambita degli 86esimi Academy Awards. (Qui l'elenco completo delle nominations)

Ecco dunque una breve guida ai candidati all'Oscar 2014 nella categoria del miglior film.



12 anni schiavo

9 candidature : Miglior film, miglior regista, miglior attore protagonista , miglior attore non protagonista, miglior attrice non protagonista, miglior sceneggiatura non originale, miglior montaggio, miglior scenografia, migliori costumi



Stati Uniti, 1841: Solomon Northup è un uomo libero, che vive sereno con la sua famiglia facendo il violinista. Un giorno viene contattato da due impresari, che gli offrono molti soldi per una tournée: ma si tratta di un trucco. Solomon viene drogato, rapito e portato in Louisiana, dove viene venduto come schiavo; fino a quando, 12 anni dopo, riesce finalmente a riappropriarsi della sua identità e della sua libertà.
Da una storia realmente accaduta nasce il terzo film dell'inglese Steve McQueen, dopo Hunger e Shame; in 12 anni schiavo, però, il regista estremizza i difetti del secondo e dimentica molti pregi del primo. Sotto la sua eleganza formale, all'evidenza di tematiche indubbiamente importanti e (per questo) fagocitanti ogni considerazione al riguardo, 12 anni schiavo è solo l'ultimo in ordine di tempo in un lungo elenco di film eticamente importanti che raccontano la loro storia di soprusi e sofferenze, e dove lo schiavismo sarebbe perfettamente intercambiabile con la Shoah o con la violenza di una dittatura o con qualsiasi altro orrore; e lo fa, come altri hanno fatto,con il chiaro intento di stimolare un'indignazione salottiera, uno scandalo passeggero, e non di perturbare realmente le certezze e la coscienza di chi guarda.

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American Hustle

10 candidature: Miglior film, miglior regista, miglior attore protagonista, miglior attrice protagonista, miglior attore non protagonista, miglior attrice non protagonista, miglior sceneggiatura originale, miglior montaggio, miglior scenografia, migliori costumi

Negli anni '70, il truffatore Irving Rosenfeld (Bale) si trascina in un matrimonio difficile con sua moglie Rosalyn (Lawrence), finché non incontra la bella Sydney (Adams), sua immediata complice e amante. I due sono però fermati da un agente dell'FBI, Richie (Cooper), che per far cadere le accuse chiede la loro collaborazione nell'incastrare il corrotto sindaco di Camden, Carmine Polito (Renner).
Il regista David O. Russell concilia uno stile sopra le righe con una plausibilità filologica e un realismo convincenti. Gli attori sono liberi di abitare i personaggi e di abbandonarvisi, ma si avverte anche che Russell pretende la loro aderenza a un progetto coerente. Il buon lavoro poggia su una visione del mondo non schematica, essendo il film ispirato a una storia vera: come viene detto nei dialoghi, è la "zona grigia" a trionfare sul bianco e sul nero, il mondo degli antieroi dall'etica dubbia ma dalla fedeltà ai propri principi. L'imprevedibilità di American Hustle non è tanto nei suoi colpi di scena, quanto in una libertà autoriale contagiosa.

Trailer - Recensione - Intervista al regista - Clip


Captain Phillips - Attacco in mare aperto

6 candidature: Miglior film, miglior attore non protagonista, miglior sceneggiatura non originale, miglior montaggio, miglior montaggio sonoro, miglior missaggio sonoro.

La Maersk Alabama, un nave mercantile in navigazione attorno al Corno d'Africa, viene assaltata da un gruppo di pirati somali. Il capitano della nave, Richard Phillips, dovrà fare di tutto per salvare la nave e il suo equipaggio, cercando un difficilissimo dialogo con la sua controparte somala, il nervoso e disperato Muse.
Nelle mani di Paul Greengrass, un fatto di cronaca raccontato dai media di tutto il mondo diventa l'ennesima riflessione su una geopolitica esplosa e impazzita, dove la cesura dell'11 settembre continua a generare crepe, ferite e divisioni, dove la presenza globale, opulenta e imperante degli Stati Uniti si scontra con realtà locali diametralmente opposte. Captain Phillips è vicinissimo per concetto e realizzazione a United 93, e con quello rappresenta forse l'espressione migliore del cinema di Greengrass fino ad oggi.

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Dallas Buyers Club

6 candidature: Miglior film, miglior attore protagonista, miglior attore non protagonista, miglior sceneggiatura originale, miglior montaggio, miglior trucco

Dopo anni in cui girava per le scrivanie di mezza Hollywood finalmente la storia vera del texano Ron Woodroof è diventata un film grazie all'insistenza di Matthew McConaughey, che interpreta questo texano omofobo, rude e intrattabile che negli anni '80 scopre di avere contratto il virus dell'HIV. I medici gli danno pochi mesi di speranza di vita, ma lui non lo accetta e vuole curarsi a modo suo, cercando cure alternative. L'incontro con il transessuale sieropositivo Rayon (Jared Leto) segnerà la sua lotta per la sopravvivenza, ma soprattutto il tempo che gli resta da vivere.
La macchina emotiva di Dallas Buyers Club riesce a smentire il cinico, a emozionare l'arido e a intrattenere l'apatico. Lo fa riuscendo a mescolare in maniera convincente gli ingredienti tipici del cinema di Hollywood. Allora la figura dell'omofobico bifolco texano Ron Woodroof ci colpisce al cuore; senza farne un santino, ma mantenendolo dannatamente pieno di difetti, pian piano diventa impossibile non affezionarsi. Jean-Marc Vallée riesce a divertire, indignare, emozionare, commuoverci, non forzando all'estremo nessuno di questi aspetti.

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Gravity

10 candidature: Miglior film, miglior regista, miglior attrice protagonista, miglior colonna sonora, miglior montaggio, miglior scenografia, miglior fotografia, miglior montaggio sonoro, migliori effetti visivi, miglior missaggio sonoro

La brillante dottoressa Ryan Stone è alla sua prima missione spaziale, mentre l'astronauta Matt Kovalsky è all'ultimo volo prima della pensione. Quella che per loro doveva essere una passeggiata spaziale di routine si trasforma in una catastrofe. Lo Shuttle viene distrutto da una scia di rifiuti spaziali e loro si ritrovano soli nell'assordante silenzio dell'universo. Fluttuanti nell'oscurità e privi di qualunque contatto con la Terra non hanno apparentemente alcuna chance di sopravvivere anche per via dell'ossigeno che va esaurendosi.
Diviso in maniera piuttosto evidente ma molto graduale in due parti, legate alla sorte dei protagonisti, Gravity è una sorta di Open Water siderale nella prima, mentre nella seconda quasi un film ascrivibile al recente filone della fantascienza esistenziale, a dispetto di un'ambientazione orbitante ma tutta contemporanea. Tra le due, nettamente preferibile la prima, nella quale Cuaron attualizza la fantascienza un po' ruvida degli anni Settanta ibridandola con una spettacolarità che solo le tecnologie di oggi possono garantire. Il senso di ansia di fronte al vuoto infinito, la claustrofobia provocata dallo spazio, tengono viva l'attenzione dello spettatore, fa fare qualche salto sulla sedia e solleticano più di un nervo.

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Lei

5 candidature: Miglior film, miglior sceneggiatura originale, miglior colonna sonora, miglior canzone originale, miglior scenografia



Los Angeles, in un futuro non troppo lontano. Theodore, un uomo solitario dal cuore spezzato che si guadagna da vivere scrivendo lettere personali per gli altri, acquista un sistema informatico di nuova generazione progettato per soddisfare tutte le esigenze dell'utente. Il nome della voce del sistema operativo è Samantha, che si dimostra sensibile, profonda e divertente. Il rapporto di Theodore e Samantha crescerà e l'amicizia si trasformerà in amore ma...

Altro che tecnologia e mondo virtuale: il Theodore Twombly di un bravissimo Joaquin Phoenix (e il cognome del personaggio non appare scelto a caso), è infatti la pedina che nelle mani di Spike Jonze è utile a raccontare questioni tutte umane: questioni sentimentali, caratteriali, evolutive nel senso più ampio del termine. Lei è un film che, con una serietà mai pedante, con un'amarezza mai cupa e con spirito sempre irriverente, parla di maturazioni e illuminazioni, di accettazione e di consapevolezza di sé e del mondo. Della difficoltà enorme insita nella ricerca della felicità. Felicità fatta di carne, carta e cemento, ma anche di spirito e intelletto, dall'equilibrio precario e insondabile.

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Nebraska

6 candidature: Miglior film, miglior regista, miglior attore protagonista, miglior attrice non protagonista, miglior sceneggiatura originale, miglior fotografia

Woody Grant è un uomo anziano che esagera con la bottiglia e che crede di aver milioni di dollari grazie ad un concorso-civetta. Decide di mettersi così in viaggio, dal Montana al Nebraska, per ritirare il suo premio. Sua moglie, Kate, è contraria al viaggio, così come lo è suo figlio David: ma alla fine David è costretto a cedere di fronte alla testardaggine del padre e ad accompagnarlo in un viaggio che cambierà il loro rapporto e li porterà a riscoprirsi l'un l'altro.
È un film impeccabile, Nebraska, se per impeccabile significa calcolato col bilancino e realizzato con uno stampino che non ammette sbavature. Risponde a praticamente tutti i requisti richiestigli dal suo pubblico di riferimento: la vecchiaia e la malattia, la famiglia e le sue contraddizioni, la nostalgia per il passato e l'ansia per una vita al termine, il recupero della dimensione di figlio e della figura di un padre. Ma quell'impeccabilità lì, allora, fa anche rima con prevedibilità.

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Philomena

4 candidature: Miglior film, miglior attrice protagonista, miglior sceneggiatura non originale, miglior colonna sonora



Ex spin doctor della politica britannica, Martin Sixsmith è costretto a tornare alla professione giornalistica e ad occuparsi di casi di cronaca. S'imbatte così nella storia di Philomena, un'anziana donna irlandese che cerca di trovare il figlio che era stata costretta a dare in adozione 50 anni prima dalle suore del cui convento viveva fin da giovanissima.
Tratto da una storia vera e perfettamente in bilico tra dramma che ti strappa le lacrime senza essere strappalacrime, e commedia esilarante dotata di battute e tempi impeccabili, Philomena procede sicuro e con uno sprezzo del pericolo understated come le interpretazioni di Steve Coogan e di Dame Judi Dench.
Con quella scrittura, con quelle interpretazioni e con quell'equilibrio di regia che guarda direttamente a un cinema che tutti si lamentano non esistere più, Philomena è un film che avrebbe potuto raccontarti qualsiasi vicenda, e tu te la saresti bevuta con la stessa placida arrendevolezza.

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The Wolf of Wall Street

5 candidature: Miglior film, miglior regista, miglior attore protagonista, miglior attore non protagonista, miglior sceneggiatura non originale



Fresco d'assunzione come broker presso un'importante agenzia di Wall Street, Jordan Belfort rimane senza lavoro dopo il lunedì nero del 1987. Caparbio e intelligente, Jordan metterà su in breve tempo un'agenzia tutta sua, assistito da personaggi di dubbia provenienza e utilizzando metodi poco ortodossi e legali. La sua sarà un'ascesa fulminea, che il senso d'onnipotenza e la dipendenza da ogni tipo di droga e di sesso trasformerà in un drammatico crollo.
The Wolf of Wall Street non è - se Dio vuole - un film sulla finanza.
Non lo è perché, nonostante vada ad indagare le radici dell'attuale crisi economica mondiale e della deriva (a)morale del capitalismo, Martin Scorsese mette in chiaro che la sua non è un'analisi sociologica o economica, ma etnologica e antropologica. Jordan, con la sua parabola sbilenca e inquietante, è il più recente tassello del mosaico umanista che il regista italoamericano va costruendo fin dai tempi di Toro scatenato, e forse perfino di Taxi Driver: l'ennesimo personaggio scorsesiano che vive di nevrosi e ossessioni, avido di potere, gloria o denaro, incapace di porre un freno alla sua sempre più evidente autodistruzione.
Se il film, che Scorsese costruisce arditamente spingendo sul pedale del grottesco, cattura il desiderio dell'occhio dello spettatore, non sempre alimenta il suo bisogno d'interrogarsi su quegli anni e quel personaggio.

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