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Oblivion - quando l'uomo sulla Terra diventa solo un ricordo

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Uscirà nelle sale italiane il prossimo 11 aprile Oblivion, il nuovo film di fantascienza del regista Joseph Kosinski con protagonista Tom Cruise.


Uscirà nelle sale italiane il prossimo 11 aprile Oblivion, il film fantascientifico del regista Joseph Kosinski, che vede protagonista Tom Cruise nei panni di un riparatore di droni che vive in una Terra deserta e ormai disabitata.

Il film vanta un cast stellare che comprende, tra gli altri, il premio Oscar Morgan Freeman, Olga Kurylenko e il premio Oscar Melissa Leo.

La storia si ambienta principalmente in tre scenari estremamente differenti tra loro: la stazione orbitante nel Cielo, la superficie desolata e deserta del pianeta Terra e il mondo Sotterraneo in cui si nascondono ancora alcune forme di vita misteriose. Le tracce dell’antica presenza umana riaffiorano dalla Terra come resti di una lontana memoria, ricordi che squarciano la mente e fanno tremare nuove consapevolezze. Anche la Terra sembra essere diventata un ricordo, forse l’unico per cui vale la pena combattere, come recita il poster del film.



Dopo La Guerra dei Mondi e Minority Report, Tom Cruise torna al genere fantascientifico con un film incredibilmente spettacolare e pieno di azione, che ci intriga e ci stupisce al tempo stesso. Le immagini viste finora del film mostrano principalmente il protagonista all’interno di paesaggi terrestri desolati e in rovina. Inevitabile non ripensare ai film che hanno preceduto Oblivion in tanti anni di cinema fantascientifico, mostrando l’umanità ridotta in poche unità e in un contesto postapocalittico. Proviamo a ripercorrere cinematograficamente questi scenari che si sono alternati negli anni sul grande schermo.

L’immagine forse più emblematica di questa particolare iconografia è rappresentata dalla testa della Statua della Libertà nascosta nella sabbia de Il Pianeta delle Scimmie del 1968. Lo sguardo di Charlton Heston, pietrificato dalla disperata consapevolezza di trovarsi sul suo pianeta ormai deserto e non più abitato da umani, marca uno dei finali più emozionanti della storia del cinema fantascientifico.



Ma il “primato” de L’ultimo uomo della Terra va dato all’omonimo film del ‘64 interpretato da Vincent Price e girato quasi interamente a Roma: nelle immagini si riconoscono infatti tra gli altri il quartiere dell'EUR, lo stadio Flaminio e il Foro Italico.



Anche in tempi più recenti non sono mancate pellicole che hanno dato forma ad un futuro disabitato e ridotto in miseria, collaborando a creare un immaginario ricco e denso: dai cupi campi di coltivazione di Matrix alle strade bruciate e coperte di cenere in The Road fino alla New York abbandonata in cui Will Smith si aggira a caccia di cervi in Io sono Leggenda. Una menzione speciale merita anche la Pixar con il suo gioellino Wall-E, che mostra una Terra inabitabile a causa dei rifiuti e ricoprono completamente strade, palazzi e grattacieli e che hanno costretto l’umanità a vivere in “astronavi” da crociera.



In tutti questi film ricorre il tema dell’uomo, che nella propria individualità, cerca di ritrovare speranza e ridarne di nuova all’intera umanità. L’aspetto interessante è certamente rappresentato da tutti i risvolti psicologici che sorgono nella mente del “sopravvissuto” o “eletto”, in quella continua ricerca di una verità nascosta sotto le macerie di mondo che combatte contro di lui.
Sarà in grado Tom Cruise nei panni di Jack Harper di riportare anche lui una nuova speranza a quel che rimane dell’umanità? Lo scopriremo andando a vedere Oblivion, da giovedì 11 aprile al cinema.



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