Nureyev - The White Crow e le altre magnifiche ossessioni di Ralph Fiennes

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Nureyev - The White Crow e le altre magnifiche ossessioni di Ralph Fiennes

Se c'è una parola che ricorre nella carriera artistica di Ralph Fiennes, è "ossessione", un'ossessione che ci piace chiamare "magnifica" perché degna di apprezzamento e che si confonde con "fascinazione". E’ un'ossessione, innanzitutto, per la letteratura (Charles Dickens, in particolare) e per il teatro: per le opere di William Shakespeare, ça va sans dire, e per i suoi personaggi, quelli più violenti e più cattivi e quelli più contrastati e dubbiosi: Amleto, per esempio, interpretato più volte sulle tavole del palcoscenico e "trasportato" in qualche modo nel Michael Berg di The Reader, uomo timido e quieto attraversato da nubi di malinconia e dilemmi esistenziali e morali.

L'ultima ossessione di Fiennes, cugino di ottavo grado del Principe di Galles e figlio di un fotografo e di una pittrice e scrittrice, è il ballerino russo Rudolf Nureyev, innamorato anche lui delle arti e "scoperto" fra le pagine di un libro biografico di Julie Kavanagh. L'attore è rimasto folgorato dalla sua sensibilità e l'ha reso protagonista del suo nuovo film da regista, Nureyev - The White Crow, che poi è un insolito biopic, che comincia a Parigi nell'anno in cui Rudolf chiede asilo politico per poi ripercorrere, attraverso una serie di flashback, i suoi anni giovanili: a Ufa e poi nella Leningrado di una volta. Da filmmaker puntiglioso qual è, Ralph che si pronuncia "Reif" ha chiamato attori russi che ha fatto parlare in russo, a una contemporanea vedette ha preferito il ballerino ucraino Oleg Ivenko e ha recitato lui stesso in russo, ritagliandosi il ruolo di Alexander Pushkin, il mentore del "Tartaro volante". Il suo obiettivo, fin dal principio, è stato raccontare una storia di autoconsapevolezza, restituire l'istantanea di un dramma interiore sullo sfondo della Guerra Fredda.

Prima di interessarsi a Nureyev, Ralph Fiennes non era mai stato un appassionato di danza, anche se muoversi al ritmo di musica gli riesce benissimo, come dimostra il suo ballo scatenato, al ritmo dei Rolling Stones, in A Bigger Splash di Luca Guadagnino. Fin da piccolo, come già detto, è stato il Bardo di Stratford-upon-Avon il suo nutrimento intellettuale. E quindi, quando nel 2011, forte di un'immensa filmografia da attore, ha deciso di fare anche il regista, è nel calderone del prolifico William che è andato a pescare, e invece di affrontare le opere più classiche, ha scelto "Coriolano", tragedia in cinque atti scritta fra il 1607 e il 1608 e ispirata alla vita del leggendario condottiero romano Caio Marzio Coriolano. Anni dopo, ripensando a questo suo debutto, l'attore ha ammesso di aver volato troppo alto, di aver peccato di quella superbia che rese la vita difficile al suo antieroe, di essersi insomma macchiato di hybris, innanzitutto scegliendo di stare sia davanti che dietro alla macchina da presa. Eppure Coriolanus è un'opera preziosa, forse non di immediata fruizione, perché la lingua è seicentesca e i tempi a volte sono dilatati, ma affascinantissima. Fiennes ha collocato la vicenda nella contemporaneità, in "un luogo che possiamo chiamare Roma", trasformando le rivolte della plebe in manifestazioni di protesta e mescolando al peplum, o meglio al film storico, il war-movie. Dell'opera originale ha restituito il sangue e la crudeltà, individuando un parallelo fra il degrado politico dei tempi antichi e quello dell’oggi e interpretando magistralmente un "lupo solitario".

Di tutt'altro genere è il protagonista della seconda regia di Fiennes, un uomo sì contrastato, ma gioviale, un creativo, un Re Sole circondato da una corte di intellettuali progressisti. In The Invisible Woman, Ralph ha nuovamente ceduto alla tentazione del doppio ruolo sul set e si è calato nei panni della sua altra grande passione, Charles Dickens, narrando l'ultima parte della sua vita e la sua relazione con giovane attrice Nelly Ternan, affidata a Felicity Jones. Il film non ha la stessa potenza di Coriolanus, ma la delicatezza e il rispetto con cui Ralph Fiennes affronta un classico emergono fotogramma dopo fotogramma, ed è bello che si celebrino la gioia di vivere e l'amore, l'amore di un uomo che scrive alla propria donna: "Sei sempre stata in ogni riga che ho letto".

Se Ralph Fiennes non ha rinunciato a impersonare tanto Coriolano quanto Dickens, è perché è un regista esigente, e quindi chissà quanto avrebbe "torturato" un eventuale altro attore. Inoltre è molto possessivo nei confronti dei personaggi che ama, soprattutto se li ha rappresentati a teatro. Anche il cinema, che lui considera uno strumento ideologico, una maniera per invitare a esercitare il proprio diritto di essere liberi, continua a tenerselo stretto, e dal 1992 non lo ha più lasciato andare. Le parti per cui lo ha chiamato sono perlopiù di uomini dolenti, chiusi, o dal destino particolarmente infausto. Ralph Fiennes ha cominciato dal personaggio più tormentato della letteratura inglese, Heatcliff di "Cime tempestose", ed è passato attraverso lo schizofrenico di Spider e l'agonizzante e disperato conte László Almásy de Il paziente inglese.

Nemmeno il suo Lenny Nero di Strange Days era un "allegrone", dal momento che era costretto rifugiarsi nella realtà virtuale per non cedere alla disperazione. Gentleman com’è e british dalla testa ai piedi, e quindi garbato e all'apparenza algido o comunque estremamente composto, Fiennes ha sorpreso un po’ tutti con la sensualità che ha saputo esprimere nel film della Bigelow, per cui ha assunto un'aria meravigliosamente trasandata e si è fatto crescere i capelli e il pizzetto. Poi è diventato cattivo, molto cattivo, e per fortuna, quando gli è successo, naturalmente per finta, non ha pescato dentro se stesso ma fuori. Per Steven Spielberg è stato l'ufficiale nazista Amon Goeth e quell'interpretazione resta ancora adesso la più impegnativa e sofferta della sua carriera. Per Brett Ratner, in Red Dragon, ha invece messo su massa muscolare per assumere le malevole sembianze di Francis Dolarhyde, alias Lupo Mannaro. E poi è stato Lord Voldemort, personaggio che inizialmente ha rifiutato perché i primi 3 film della saga di Harry Potter proprio non gli piacevano. L'esperienza, il naso e il sibilo lo hanno entusiasmato, ma quel "mostro" era davvero troppo crudele per lui.

Ci sono tanti altri titoli importanti nella filmografia di Ralph Fiennes, che ha incontrato perfino il genere sentimentale, duettando con Jennifer Lopez in Un amore a 5 stelle, e la letteratura russa in un adattamento dell'"Eugenio Onegin" di Aleksandr Puškin diretto da sua sorella Martha. La sua performance che ci è più cara appartiene però a una categoria che secondo noi ha frequentato troppo poco: la commedia, anche se definire Grand Budapest Hotel di Wes Anderson una commedia è decisamente riduttivo. Più che ridere, il suo leggendario concierge Gustave H., amante baffuto di facoltose vecchiette, ci ha fatto vivere avventure straordinarie e coloratissime. Quella sua vivacità debordante vorremmo rivederla espressa da Ralph in tanti altri film e personaggi.

Nuovo "M" dei Bond Movie e Professor Moriarty di Holmes & Watson di Ethan Coen, Ralph Fiennes non lascerà mai l'amata Gran Bretagna per trasferirsi a Hollywood. Con le major e i popcorn movie certo ha flirtato, ma il nipote di un teologo non può non restare nel vecchio mondo e nella patria di Riccardo III°. E da regista, non può che mantenersi nel territorio dell'alta cultura, della sensibilità che nasce dalla conoscenza, del bello nelle sue forme più nobili. Nureyev - The White Crow arriverà nelle sale italiane il 27 giugno distribuito da Eagle Pictures. Sarebbe un delitto farselo scappare.



Carola Proto
  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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