Non solo hashtag agli Oscar 2018: gli Oscar di tutti, gli Oscar senza confini e barriere, gli Oscar della tolleranza

- Google+
125
Non solo hashtag agli Oscar 2018: gli Oscar di tutti, gli Oscar senza confini e barriere, gli Oscar della tolleranza

In fondo non c’è da sorprendersi, delle due statuette - le più importanti - finite nelle mani di Guillermo del Toro
Non perchéLa forma dell'acqua - e lo dico da tempi non sospetti, e da non deltoriano - sia il miglior film del regista messicano fino a questo momento; ma perché - in tempi cupi come quelli che viviamo - c’è bisogno di un cinema capace di mettere l’evasione, il sogno, la magia e l'utopia davanti a una politica che pure è presente, presentissima, addirittura fondante. C’è bisogno di un messaggio elementare e diretto che sia capace di raccontare l’amore e la tolleranza anche quando sembrano impossibili
In questo, forse, La forma dell’acqua è un film capace di una retorica obamiana in anni invece dominati dai tweet di colui che a Obama è succeduto come Presidente degli Stati Uniti.

Anche quest’anno l’Academy ha rispettato la tradizione che vuole l’Oscar per il miglior film e quello per la miglior regia cadere nelle stesse mani, tanto che qualcuno si chiede se si tratti di una distinzione che ancora ha senso, ignorando quindi completamente che in lizza c’era anche un certo Paul Thomas Anderson, che con Il filo nascosto ha firmato un film che, rimanendo al valore cinematografico puro, avrebbe dovuto portare a casa tutto lui.
E invece al film di Anderson è arrivato solo un contentino: snobbato come film, per la regia, per il suo cast, è stato premiato per i costumi. Che quasi fa ridere, ma forse ha anche una sua coerenza, stante anche il tema del film e il ragionamento che mette in campo sugli abiti, sulla superficie delle cose.
Nemmeno Daniel Day-Lewis ha vinto, nemmeno in virtù del fatto che quella ne Il filo nascosto sarà la sua ultima interpretazione: ha dovuto cedere il passo al pur meritevole Gary Oldman, l’Oldman nascosto sotto il trucco (da Oscar pure quello) che l’ha trasformato nel Winston Churchill di L'ora più buia, tanto per rimanere in tema di tempi cupi.

E quindi ancora di riscosse, parliamo. Di reazioni, della forza delle idee e di un sogno, dell’ispirazione che viene dalla potenza retorica della parola, o delle immagini, capace di sospingere e ispirare. La retorica di Churchill che fu il fondamento della resistenza inglese al nazismo, quella di del Toro, che racconta di un mondo dove tutte le barriere di genere (sessuale, razziale o addirittura di specie) devono decadere quanto più il Sistema cerca di tenerle in piedi, e anzi di rafforzarle.
Questa è la direzione seguita e voluta dall’Academy, che non ha voluto soggiacere alla sola forza degli hashtag, pur in una edizione fortemente connotata “al femminile”, come Frances McDormand - premiata per il suo ruolo in Tre manifesti a Ebbing, Missouri, assieme a Sam Rockwell - ha giustamente ricordato nel corso del suo discorso di ringraziamento. Perché va bene Greta Gerwig, ma non esageriamo. Perché in fondo anche quello di McDonagh è un film che, a modo suo, invita al superamento delle differenze.
E di differenze, e della necessità urgente di abbatterle, parlano anche i due film premiati per la sceneggiatura, Chiamami col tuo nome e Scappa - Get Out, per non parlare del miglior film straniero di questo 2018, Una donna fantastica.
Ci si potrebbe far prendere dall’entusiasmo, e arrivare a sostenere che perfino Cocovuole abbattere la frontiera definitiva, quella tra la vita e la morte, ma sarebbe francamente eccessivo.

Con un equilibrio attento e preciso (perfino nelle categorie tecniche, dove Dunkirk e Blade Runner 2049 han tenuto compagnia al film di del Toro), l’Academy ha allora forse voluto ricordare che nessuna battaglia è più importante di altre, che nessun diritto vale meno di altri, che tutti devono ricevere la stessa considerazione allo stesso modo: le donne, i neri, i gay, i bianchi, i messicani, le creature anfibie rinvenute nel Rio delle Amazzoni.
Un messaggio di apertura, tolleranza e democrazia di cui abbiamo un gran bisogno.
Oggi più che mai, con i fantasmi della guerra fredda, del maccartismo e del nazismo che aleggiano malevoli sopra le teste nostre e di tutta Hollywood.

I vincitori agli Oscar 2018



Federico Gironi
  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
Lascia un Commento
Lascia un Commento