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Nome di donna: la molestia sessuale come cultura sul posto di lavoro

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Marco Tullio Giordana si è fatto portavoce come regista, insieme a Cristiana Capotondi come interprete, di un grido di dolore nei confronti delle ingiustizie che ogni giorno soffrono le donne nel mondo del lavoro. Il film si intitola Nome di donna.

Nome di donna: la molestia sessuale come cultura sul posto di lavoro

La condizione femminile è ogni giorno discriminata sul posto di lavoro. La parità di genere è un obiettivo sempre più inseguito, per fortuna anche dagli uomini, ma il cambiamento definitivo della società è ancora di là da venire

Nome di donna, in lotta contro la cultura della molestia 

Un aiuto può venire anche dagli artisti e dal cinema, ne è convinto Marco Tullio Giordana, che ha diretto nel 2018 un film denuncia dal titolo Nome di donna, scritto da Cristiana Mainardi oltre che dal regista stesso. A incarnare questa lotta contro le molestie, ci pensa nel film Cristiana Capotondi, nei panni di una madre single che si trova a fronteggiare una cultura consolidata di molestie sessuali nel suo nuovo posto di lavoro.

Al suo fianco di Michela Cescon, Valerio Binasco, Bebo Storti, Anita Kravos e Adriana Asti, che ha ottenuto per il ruolo una candidatura ai Nastri d’argento come miglior attrice non protagonista.

Nome di donna, la trama

Nina lascia Milano per un piccolo paesino lombardo, dove inizia a lavorare in una rinomata clinica e casa di riposo per anziani. All’inizio sembra tutto andare per il verso giusto, fino a che la realtà lavorativa dimostra un lato oscuro: la consolidata abitudine alle molestie sessuali da parte del direttore Torri (Valerio Binasco). Prima di lei, infatti, ha una lunga serie di abusi susseguitisi negli anni. Nina si rifiuta, e viene sopposta a un mobbing molto sgradevole. Si ribella, ma né il sindacato, né la magistratura, le rendono giustizia.

In seguito, grazie anche all’aiuto di un sacerdote, in passato incapace di aiutare una donna come Nina, che subì violenza da Torri, decide di fare di tutto per andare fino in fono con la questione, per ottenere una volta per tutte il riconoscimento della violenza e giustizia. Il momento centrale di Nome di donna sarà poi un processo, prima pubblico e poi a porte chiuse, occasione per porre finalmente di fronte alla realtà dei fatti Torri e la cultura della molestia, vissuta come fosse naturale.

Nome di donna, il trailer

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