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Nomadi a tutta velocità, teorie dell’Oscar e N-Capaci italiani al Torino Film Festival

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Continua con soddisfazione e pubblico in aumento il TFF.


La corsa agli Oscar sta per partire, ma il pubblico di Torino ne ha avuto un assaggio questa sera con la presentazione del film La teoria del tutto di James Marsh. La storia d’amore fra Stephen Hawking e la moglie Jane viene raccontata in un film dalla solita confezione impeccabile british con un Eddie Redmayne già fra i favoriti per i prossimi Oscar nei panni del celebre scienziato. Era ospite a Torino e qui trovate la nostra intervista.

Mentre i dati sulle presenze del fine settimana sono confortanti, con una crescita del 4% nonostante alcune sale in meno, ecco arrivare il primo film italiano presentato in concorso al Torino Film Festival. È un documentario, seppur con inserti di surreale finzione, creato dall’autrice teatrale e regista Eleonora Danco, prendendo spunto dallo stile caratteristico dei suoi spettacoli teatrali. Momenti in cui si mescolano i generi: dal comico al drammatico, da inserti con voce fuori campo sul filo della ricerca poetica al dialetto di molti intervistati.

La protagonista, la stessa regista, cerca di conciliare i suoi ricordi, il rapporto con la madre morta, i luoghi della sua infanzia. Lo fa intervistando il padre, con dialoghi anche brutali, non conciliati, insieme a molti anziani del paese. Volti, domande, impertinenze, che permettono di scavare nella coscienza di un paese e del Paese. Sesso, amore, morte, ignoranza, recriminazioni; c’è di tutto in N-Capace, così come nel nostalgico flusso di ricordi degli anziani di Terracina e Roma. Insieme a loro la Danco incontra molti giovani, che molte delle emozioni dei loro nonni ideali le devono ancora provare, le guardano con preoccupazione o un po’ d’ingenuità.

Un lavoro rinfrescante, originale, personale, talvolta ai limiti dello stucchevole narcisismo negli inserti con l'autrice in primo piano, ma che nella scelta di storie e volti risulta divertente. Una carrellata di persone che nella vita si sono buttate o hanno paura di azzardarsi, un inno giocoso e malinconico all’espressione libera della propria individualità. Se la regista parla con una certa presunzione di Bunuel, Giotto o De Chirico come fonti d’ispirazione a noi sembra che, cinematograficamente parlando, ci siano richiami evidenti al primo Moretti. Qui invece che la nutella, la Danco si getta in una vasca colma di biscotti.
Un valore aggiunto sono le convncenti musiche elettroniche di Markus Acher.

Nella sezione Festa mobile molta curiosità ha destato Turist/Force Majeure di Ruben Ostlund. Una famiglia svedese si gode qualche giorno di vacanza sulla neve e sulle piste di sci delle Alpi francesi. L’arrivo di una slavina darà il là a una serie di devastanti colpi di scena all’interno del nucleo familiare. Qui trovate la nostra recensione del film.

Infine quello che per noi è il miglior film della giornata. Viene dalla Francia, si intitola Mange tes morts ed è diretto da Jean-Charles Hue, che già aveva portato in scena la famiglia di nomadi Dorkel in BM du Seigneur nel 2009. Ora in questo film amplia la portata narrativa della storia confidando nelle capacità dei suoi attori di cavarsela anche in una vicenda più scritta. Jason ha 18 anni e appartiene a una comunità di nomadi dove sta per celebrare il suo battesimo cristiano quando il fratellastro Fred esce dopo molti anni di prigione. I tre fratelli, accompagnati dal giovane ultimo nato, un ragazzo impulsivo e talvolta violento, partono per un viaggio notturno per rubare un carico di rame.

I fratelli Dorkel sono Yeniche, la terza comunità nomade europea dopo i Rom e i Sinti. Sono di origine germanica e parlano un francese infarcito di parole in dialetto. I loro volti e le originali frasi tormentone – come il tes morts del titolo – sono pieni di fascino, così come le loro dinamiche interne, con un codice etico criminale e un senso di fratellanza che spingerà il più anziano a fare di tutto per non far ripetere i propri errori al più giovane.

Ipnotico, seducente apologo sulla fuga, sulla voglia di libertà, Mange tes morts è tra le cose migliori di un convincente concorso qui a Torino.


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