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NoirInFestival - Ultimo giorno e premiazioni

Protagonista dell'ultima giornata del Courmayeur NoirInFestival che ha assegnato Il Leone Nero per il Miglior Film a Vengeance di Johnnie To con Johnny Hallyday, è stato il leader dei Tiromancino Federico Zampaglione, che ha presentato il suo secondo lungometraggio Shadow e ha suonato insieme alla band The Alvarius.

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Protagonista dell'ultima giornata del Courmayeur NoirInFestival che ha assegnato Il Leone Nero per il Miglior Film a Vengeance di Johnnie To con Johnny Hallyday, è stato il leader dei Tiromancino Federico Zampaglione, che ha presentato il suo secondo lungometraggio Shadow e ha suonato insieme alla band The Alvarius.

Federico Zampaglione, che ha esordito al cinema con la dark comedy Nero Bifamiliare è in realtà un irriducibile fan dell’horror, soprattutto italiano. Ce lo ha confessato nell’intervista che gli abbiamo fatto nel giorno della presentazione al Courmayeur NoirInFestival di Shadow. “Sono cresciuto con l’horror, guardando i film di Lucio Fulci, Dario Argento, Mario Bava e Ruggero Deodato, di cui adoravo Cannibal Holocaust. Era un cinema selvaggio, pieno di libertà e di poesia. Poi è scomparso, lo hanno addomesticato per il circuito televisivo e non è rimasto più nulla, se non un grande vuoto. Non solo in Italia, ma anche all’estero, la gente si chiede perché nessuno nel nostro paese voglia tornare a quel tipo di horror. Io non ho una risposta, anzi, la mia risposta è questo film che ho fatto da regista e da ultrà, e che considero una specie di lettera d’amore a quel genere”.
Miscuglio di favola surreale, film di sopravvivenza e torture porn, Shadow segue la brutta avventura di un soldato tornato dall’Iraq che, durante una gita in mountain bike, viene catturato da un mostruoso killer che nell’aspetto ricorda il Conte Orlok del Nosferatu di Murnau. “Avevo bisogno di un protagonista che fosse inquietante e affascinante come Freddy Krueger o Pinhead di Hellraiser” – ci ha spiegato Zampaglione. “La prima volta che ho incontrato Nuot Arquint, l’attore che lo interpreta, mi è rimasta addosso un’angoscia incredibile. E’ una creatura strana, assurda, che ha qualcosa di metafisico. E’ un mimo e si muove in modo liturgico. Volevo che nel film esprimesse anche una profonda malinconia”.

Non esprime malinconia, ma paura e irrequietezza, la colonna sonora di Shadow che Federico Zampaglione ha curato con il fratello Francesco e l’amico Andrea Moscianese. “Mi sono limitato a suonare qualche strumento e a dare un paio di suggerimenti. Il lavoro è stato fatto in gran parte da mio fratello e dal suo gruppo, gli Alvarius, che suonano una musica acida e psichedelica che ricorda quella dei Tull. Abbiamo cercato fin dal principio di evitare il calssico ‘zan zan’ degli horror americani, creando invece atmosfere ritmiche particolari grazie ai suoni del basso”.

A spingere Federico Zampaglione a scrivere e dirigere Shadow è stato il desiderio di fare un film che mostrasse le brutture di cui sono capaci gli esseri umani. “Volevo fare un film sull’orrore che c’è nella realtà. Al cinema siamo abituati ai demoni, agli zombie e ai vampiri, ma quando leggiamo il giornale veniamo a conoscenza di cose che fanno sembrare quei mostri dei simpatici amici. Desideravo fare un film orripilante, cattivo, in cui la violenza doveva arrivare dal male che gli uomini si fanno tra di loro. Per questo ho parlato anche della guerra, anche se ho scelto di non mostrarla”.

Ascoltando i brani dei Tiromancino, di cui Federico Zampaglione è il leader, difficilmente riusciamo a pensare che un uomo che scrive canzoni soprattutto d’amore trovi nell’horror la sua forma cinematografica espressiva per eccellenza. Eppure il regista sostiene di avere un cotè noir che lo avvicina alle storie di paura. “Dentro di me ho una specie di dark side che riesco a esprimere al meglio attraverso il cinema. La cosa che unisce il mio lavoro da regista a quello di musicista è la ricerca di un’atmosfera, di qualcosa che ci possa avvolgere, trasportare e invadere”.

Con settantacinque minuti di puro orrore, Federico Zampaglione ci ha effettivamente trasportato in un universo torbido e malato dove abbiamo riscoperto le nostre paure ancestrali, prima fra tutti quella dell’ignoto e dell’oscurità. Sicuramente più riuscito di Nero bifamiliare, Shadow ha un ritmo serrato e si affida a una buona sceneggiatura, che ci riserva un finale inatteso. E se il mostro si porta dietro qualche villain del passato di troppo, aggiunge comunque un pizzico di fiaba nera a un racconto che rischiava di essere l’ennesima avventura di un uomo perso nel bosco.

Oltre a comporre la colonna sonora di Shadow, gli Alvarius si sono esibiti davanti al pubblico del Palanoir durante la serata conclusiva della manifestazione. Finita la musica, i direttori del festival Giorgio Gosetti e Marina Fabbri hanno annunciato, insieme alla Giuria Internazionale presieduta da James Sallis, i vincitori di quest’anno.

Il Leone Nero per il Miglior Film è andato a Vengeance di Johnnie To, mentre ad aggiudicarsi il Premio Speciale della Giuria è stato Black Dynamite di Scott Sanders. Vincono, ex-aequo, il Premio per la Migliore Interpretazione Florence Loiret-Caille per La dame de trèfle ed Emir Kusturica per L’affaire Farewell. Miglior documentario è stato giudicato Killer Poet di Susan Grey, mentre il pubblico ha accordato la sua preferenza a Harry Brown di Daniel Barber.
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