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Nobody Wants the Night - la recensione del film d'apertura della Berlinale 2015

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Una storia di amicizia fra due donne molto diverse nel pieno dei ghiacci artici.

Nobody Wants the Night - la recensione del film d'apertura della Berlinale 2015

Isabel Coixet è una catalana che non sta mai ferma. Apolide del cinema contemporaneo, si è spostata con costanza fra il Nord america, l’Europa, L’Asia. Il suo è un cinema dall’emotività sempre esibita, mai fatta intuire. Non è un film sottile neanche Nobody Wants the Night, la storia di due donne molto diverse che si trovano a condividere una situazione estrema, uno spazio angusto, e si avvicinano per sopravvivere, in maniera letterale.

Siamo nel 1908 nel nord artico canadese e dal primo fotogramma ci viene presentata l’incongruenza di una donna elegante della buona società newyorkese, con casa a Park Avenue, nel mezzo dei ghiacci eterni. Per passare il tempo e vincere la noia Josephine Peary (interpretata da Juliette Binoche) si diverte a sparare a un’orso bianco e gioisce per averlo ucciso con un paio di fucilate ben assestate.

Lo scopo del suo viaggio è portare sostegno morale al marito, esploratore dell’artico, alle prese con la sua più grande sfida: arrivare fino al Polo nord geografico e di fatto scoprirlo. Il primo problema è proprio legato a questo personaggio: annoiata ricca borghese di cui ci colpisce prepotente la tua alterigia, ben più che la sua ingenuità.
Si ostina a restare nel campo base della spedizione quando marito e compagni partono verso l’ignoto, finendo per affrontare l’inverno sola, insieme solo a una giovane inuit di nome Allaka, una specie di Pocahontas dall’inglese molto elementare e dalla naiveté da “buon selvaggio”.

Non è l’esplorazione che interessa alla Coixet, tanto che il marito esploratore entrato nella storia non si vede mai, semmai sono questi momenti di comunione fra opposte che interessano alla regista: il percorso di due inconsapevolezze che inizialmente si studiano e poi si avvicinano, si annusano. Purtroppo, però, sono anche i momenti meno convincenti di un film superficiale, che lascia sullo sfondo uno scenario naturale splendido, reso in maniera sorprendentemente povera, e si rinchiude in uno spazio angusto, in cui l’avvicinamento è pura funzione, obbligo, ben più che fecondo percorso di approfondimento reciproco. Sorprende vedere tratteggiato così banalmente lo scontro/incontro culturale fra una ricca cittadina e una “selvaggia” nativa.

Per di più la Coixet non riesce a farci percepire il senso del pericolo imminente: né in alcune scene in esterni d’azione, messe in scena in maniera dilettantesca, né all’interno dell’iglù in cui le due si rifugiano, dove a prevalere sono noia e assenza di empatia. Dispiace vedere Juliette Binoche ricadere in alcuni leziosismi negli ultimi tempi dimenticati e la poveva Rinko Kikuchi biascicare persa in un film che ci fa sempre più domandare cosa ci trovino i festival internazionali in una regista mediocre come Isabel Coixet.

Appena finito Nobody Wants the Night, poi, viene voglia di andare su Wikipedia a leggere del povero marito assente, l'esploratore Robert Peary, della sua (quasi) scoperta del Polo nord e di tutta un'altra storia, sicuramente più appassionante.

 



  • giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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