News Cinema

New York Film Festival: Wildlife, If Beale Street Could Talk e High Life tra i migliori film presentati alla rassegna

4

Barry Jenkins, Paul Dano e Claire Denis hanno impreziosito un'altra edizione in chiaroscuro.

New York Film Festival: Wildlife, If Beale Street Could Talk e High Life tra i migliori film presentati alla rassegna

Anche l’edizione appena conclusa ha confermato che il New York Film Festival si trova in un momento di transizione, il che non significa necessariamente “crisi”. La qualità e la varietà dei lungometraggi e documentari selezionati per il cartellone si sono infatti dimostrate ancora una volta di livello, ma allo stesso tempo la mancanza di vere e proprie anteprime mondiali di richiamo ha confermato il calo di peso “politico” che il NYFF sta vivendo. E’ dai tempi de L’amore bugiardo – Gone Girl di David Fincher e Vizio di forma di Paul Thomas Anderson che alla manifestazione non vengono presentati film non già passati in altri festival importanti. Il problema risiede probabilmente nel fatto che il New York Film Festival ancora non possiede realmente quel respiro “internazionale” che Venezia, Cannes, Berlino o Toronto posseggono: il NYFF è una kermesse ad uso e consumo quasi esclusivi della Society of Lincoln Center e del pubblico (piuttosto elitario) dell’Upper West Side, fattore che continua a non permettere un’apertura reale verso la stampa internazionale. Anche se può sembrare un discorso settario, si tratta comunque d una questione che gli organizzatori e dirigenti del New York Film Festival dovrebbero valutare per le edizioni future.

Passiamo però a parlare di cinema, che è poi ciò che maggiormente conta. Come già detto il livello complessivo dei lavori presentati al NYFF 2018 è stato soddisfacente, innalzato poi da almeno un paio di gradite sorprese. Tra i migliori film della rassegna dobbiamo segnalare senz’altro High Life, primo lungometraggio in lingua inglese di Claire Denis che possiede una sorprendente compattezza sia narrativa che estetica. La cineasta francese ha realizzato un film di fantascienza personale e coraggioso, senza dubbio il  suo miglior lavoro da anni a questa parte. Nella delineazione dell’ambiguità dei personaggi e nella costruzione precisa di un microcosmo deviato e angoscioso la Denis non si è di certo autocensurata: il suo è un lungometraggio che a livello psicologico mette a dura prova lo spettatore, mai deciso a scendere a compromessi o edulcorare il discorso della cineasta. Come protagonista Robert Pattinson si produce in una prova rocciosa e convincente, conferma che l’attore continua a crescere film dopo film, soprattutto grazie alle sfide artistiche che si è preso dopo aver chiuso il capitolo mainstream della saga di Twilight.

Dopo essere stato applaudito allo scorso Festival di Toronto, If Beale Street Could Talk di Barry Jenkins ha ricevuto il consenso anche della kermesse newyorkese. Il suo adattamento cinematografico del capolavoro letterario di James Baldwin percorre una strada ardita: Jenkins infatti ha tentato di tradurre in immagini la densità emotiva della parola dello scrittore. Il risultato è un film che sussurra nelle parole dei personaggi ma urla attraverso le immagini, ricchissime di emozione. Il Beale Street Could Talk è un melodramma ibrido, delicato e prepotente. Portare sul grande schermo la narrativa di James Baldwin è sempre stato estremamente complicato, quindi già di per sé il tentativo dovrebbe essere appoggiato. Jenkins lo ha fatto poi in maniera personale, che paradossalmente significa essere rimasto il più possibile fedele al testo originale, prima di tutto nell’anima poetica.

L’esordio alla regia di Paul Dano Wildlife merita di essere segnalato tra le opere più potenti messe in cartellone a New York. Dramma familiare di rarissima finezza introspettiva, il film è stato sceneggiato dallo stesso regista insieme a Zoe Kazan, i quali hanno adattato il romanzo di Richard Ford. Ambientazione rarefatta, personaggi cesellati, attori come Carey Mulligan, Jake Gyllenhaal e Bill Camp capaci di renderli veri e allo stesso tempo dolorosi. Una storia narrata con un’attenzione emotiva inusitata. Se questa è la strada che Dano ha deciso di percorrere come cineasta, il suo futuro dietro la macchina da presa promette di entusiasmare. Il suo primo film sinceramente ci è riuscito. Wildlife era già stato e apprezzato visto a Cannes.

Netflix ha presentato al NYFF tre progetti tutti molto apprezzati. Roma di Alfonso Cuarón e The Ballad of Buster Scruggs dei fratelli Coen (rispettivamente Leone d’Oro e premio per la miglior sceneggiatura all’ultimo Festival di Venezia) si sono aggiunti a Private Life, dramedy che ha segnato il ritorno dietro la macchina da presa di Tamara Jenkins, cineasta che anni fa si era fatta notare con il dramma familiare The Savages. Dei primi due, magnifici film abbiamo già ampiamente parlato al Lido. Il lavoro della Jenkins esplora invece le difficoltà di una coppia che vuole avere un bambino ad ogni costo, provando sia con i vari metodi di fecondazione che attraverso le pratiche dell’adozione. Paul Giamatti e Kathryn Hahn sono gli impagabili protagonisti di questo spaccato di vita che trova nel realismo anche buffo di situazioni e personaggi il suo maggiore punto di forza. Una storia intrisa di atmosfere decisamente “newyorkesi” che però non rendono il lavoro della Jenkins spocchioso dal momento che la cineasta spesso ironizza proprio sulla cosiddetta “intelligenza” e le sue idiosincrasie. I due attori principali e un cast di supporto costituito da caratteristi di sicuro talento come Molly Shannon e John Carroll Lynch contribuiscono e non poco a rendere Private Life un’opera sincera e molto umana, che racconta di come due persone impossibilitate ad avere figli possano essere in fondo genitori anche migliori di chi invece non capisce i propri ragazzi/e.

Sempre dal Lido è arrivo a New York anche At Eternity’s Gate, biopic molto libero che Julian Schanbel ha dedicato al genio pittorico di Vincent van Gogh. La visione del cineasta si sposa con enorme potenza espressiva a quella del personaggio principale, producendo un cinema ricchissimo di suggestioni estetiche e capace di restituirci l’anima pulsante e dolorosa dell’artista. Al resto pensa un Willem Dafoe semplicemente perfetto, abilissimo nel trovare la giusta compostezza adatta all’esprimere la lacerazione di van Gogh e insieme la sua personalità intima, quasi sopita. At Eternity’s Gate ci ha restituito un Julian Schnabel vibrante, appassionato, che ha realizzato un’opera in qualche modo vicina (non solo nell’estetica) al suo miglior film, Lo scafandro e la farfalla, per il quale venne candidato all’Oscar per la miglior regia.

Già apprezzato allo scorso Festival di Cannes, il sud-coreano Burning (Beoning) diretto da Lee Chang-dong è un lungometraggio che alterna melodramma e mistero per costruire uno studio sull’identità umana di enorme impatto emotivo. La dualità dei personaggi che compongono il triangolo amoroso (negato) viene sviluppata dal cineasta anche attraverso un’idea di messa in scena potente, che usa il tempo del racconto per insinuare a poco a poco nello spettatore un senso di inquietudine capace di crescere esponenzialmente con il progredire della storia, fino a un finale catartico e insieme disturbante. Burning si è rivelato senz’altro uno dei lavori più riusciti presentati a questa edizione del NYFF.

Tra i vari documentari presentati al New York Film Festival 2018 quello che ha colpito maggiormente l’attenzione degli addetti ai lavori è stato senz’altro Divide and Conquer: The Story of Roger Ailes diretto da Alexis Bloom. Il lavoro che racconta l’ascesa e crollo del guru della televisione americana fondatore di Fox News, il quale negli ultimi decenni ha dato forma a un modo di fare e fornire informazione settario e sensazionalistico, oltre che profondamente sessista. Accusato da alcune conduttrici dell’azienda e svariate altre donne di molestie sessuali, Ailes fu licenziato in tronco nel 2016 ed è morto lo scorso anno. Il documentario nella prima parte delinea con lucidità la psicologia deviata, bramosa di successo e potere di Ailes, un uomo che sembrava essere pervaso da un costante sentimento di rivalsa nei confronti del prossimo. Se il materiale raccolto dalla Bloom non si rivela sufficientemente ampio nel delineare con pienezza lo scandalo che ha colpito Fox News - un vero e proprio sistema sessista, non soltanto la macchia di alcuni individui isolati - il grande merito di Divide and Conquer è quello di non sottrarre il magnate australiano della Fox Rupert Murdoch alla responsabilità di aver tacitamente assecondato quando non addirittura favorito le macchinazioni vergognose di Ailes.



  • Critico cinematografico
  • Corrispondente dagli Stati Uniti
Suggerisci una correzione per l'articolo
Palinsesto di tutti i film in programmazione attualmente nei cinema, con informazioni, orari e sale.
Trova i migliori Film e Serie TV disponibili sulle principali piattaforme di streaming legale.
I Programmi in tv ora in diretta, la guida completa di tutti i canali televisi del palinsesto.
Piattaforme Streaming