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Nella guerra dei supporti, Nicolas Winding Refn sceglie il digitale

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Ma è comunque a favore della sopravvivenza della pellicola.

Nella guerra dei supporti, Nicolas Winding Refn sceglie il digitale

Come ogni guerra, come ogni rivalità, anche quella dei supporti cinematografici è spesso pretestuosa, assurda e contrassegnata da eccessi estremisti del tutto ingiustificati.
Come quelli di Quentin Tarantino, che pur capofila di una lodevole iniziativa mirata alla sopravvivenza della pellicola e dell'azienda che la produce, minaccia seriamente e senza reali motivi di privare la sua sala losangelina, il New Beverly, del proiettore digitale.

Se lui, come Christopher Nolan, o come Paul Thomas Anderson, è regista noto per usare solo il supporto tradizionale, un suo collega e “rivale” come Nicolas Winding Refn ha confermato in una recente intervista di ritenere il digitale di gran lunga superiore.
“Il digitale è molto meglio,” ha dichiarato il danese, “giro sempre in digitale: Drive, Only God Forgives... Bronson è stato l'ultimo film che ho girato in pellicola, in 16mm.”
Questo, però, non vuol dire che Refn, pur avendo le sue idee, sia un estremista: non è caso fa parte, proprio come P. T. Anderson, del gruppo di esperti che supporta l'American Genre Film Archive, e non a caso, in quell'intervista, ha aggiunto che “il digitale non è un sostituto della pellicola, è solo un'altra tela, un'altra tavolozza.”

Che però, a suo dire, permette un tasso di creatività unico al mondo, e che quindi è solo da vedere come elemento positivo. “Combattere il digitale, o la visione su tablet e altri device, è inutile,” ha continuato, lottando anzi le opportunità di scelta che questa flessibilità permette. “Bisogna accogliere il cambiamento, si tratta di una meravigliosa opportunità. Stiamo vivendo gli anni più emozionanti dai tempi dell'invenzione della ruota, in termini creativi, perché la distribuzione e l'accessibilità hanno cambiato tutto. Ma una macchina da presa è sempre una macchina da presa, digitale o meno; esiste sempre un audio, e un attore rimane sempre un attore.”

Refn, insomma, rispetta il passato, la sua tradizione, preserva la sua memoria ma abbraccia il futuro e il cambiamento: ci sembra davvero la posizione più laica, logica e progressista: in questo conflitto tra digitale e pellicola come in tanti altri ambiti.



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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