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Napoli 24 - Paolo Sorrentino e altri 23 registi raccontano la città Partenopea

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Napoli 24 un film documentario collettivo ventriquattro registi raccontano la città Partenopea.



"Qualcuno deve gridare che costruiremo le piramidi, non importa se poi non le costruiremo, bisogna alimentare il desiderio", citando Tarkowski, Nicola Giuliano della Indigo, uno dei tre produttori di Napoli 24, ha spiegato il senso dell'operazione di questo film collettivo che a quasi un anno e mezzo dalla presentazione al Torino Film Festival, ha finalmente avuto l'occasione di incontrare il pubblico delle sale.

Napoli 24 è una sequenza di micrometraggi, realizzata da ventiquattro registi tra cui Paolo Sorrentino, Pietro Marcello, Mariano Lamberti e Guido Lombardi, il cui scopo, oltre a rappresentare Napoli, è di sollecitare un mutamento di scenario per un'auspicata nuova fase politica della città e del paese. “Volevamo realizzare un documentario - continua Nicola Giuliano - che risollevasse l’immagine della realtà di questa città così disastrosamente in ginocchio e che ha un’ inesauribile risorsa di talenti e creatività”.

L’ultimo tratto della "staffetta" di questi giovani registi napoletani (alcuni esordienti) che hanno avuto la possibilità di raccontare la propria idea della città, è “La Principessa di Napoli” di Paolo Sorrentino. Il regista del Divo ha scelto di rappresentare la città attraverso lo sguardo di una vera principessa, ovvero l’anziana aristocratica Uzza de Gregorio di Sant’Elia Cattaneo, che passeggiando sul terrazzo della sua enorme casa, osserva la decadenza della sua città: “Conoscendo i miei colleghi ero sicuro che nessuno si sarebbe occupato di una principessa napoletana”, spiega Sorrentino: “In quel periodo stavo scrivendo un libro in cui parlavo di una principessa e poi il mio libro preferito è “Memorie di un uomo inutile” (la storia del principe Francesco Caravita di Sirignano), tutti questi elementi mi hanno portato alla signora Uzza”.

Ogni regista ha dato il proprio contributo creativo, realizzando una sorta di “quadro” personale, ognuno con il proprio stile e senza cadere nella solita retorica di Napoli. La città è infatti raccontata attraverso una raccolta di istantanee che nell’incalzare rapido del loro spazio provano a fermare un momento, un tempo: quello di una giornata passata al mare o alla finestra; il tempo di un centenario e quello di un neonato; il tempo dispari di un pianista jazz e quello ordinato di una canzone di malavita. Tempi ognuno diverso dall’altro, da cui emerge però un’immagine poco omogenea, frastagliata di una città che cerca disperatamente un’identità e non la trova, un po’ come il nostro paese. “Sono 24 atti d’amore che danno un quadro abbastanza completo non solo di Napoli, ma dell’Italia – dice Sorrentino – “E’ un film perfettamente riuscito in cui non vedo nulla di esclusivamente napoletano, anzi, credo che Napoli si presti molto bene, per la sua teatralità, a rendere pregi e difetti degli italiani”.

La produzione ha visto collaborare Ananas, Indigo Film, Skydancers, Teatri Uniti e Rai Cinema. “La gestazione di Napoli 24 - si legge nelle note di produzione che accompagnano il lungometraggio - è durata quasi tre anni, coincidendo con l’esplosione e la recente riemersione dell’emergenza rifiuti”.

Il montaggio di Napoli 24 è stato affidato ad autori vari con la supervisione di Giogio Franchini, mentre la distribuzione è a cura di Cinecittà Luce che diffonderà il film documentario attraverso una distribuzione alternativa a Roma, Napoli, Bologna, Milano e Torino.



di Barbara Destro
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