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My Little Pony: Una nuova generazione supera la prova più difficile: il parere di Figlia 1 e Figlia 2

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Il nuovo film animato dei My Little Pony, disponibile in streaming su Netflix dal 24 settembre, introduce una nuova generazione di personaggi. Abbiamo sottoposto il film a due critiche d'eccezione, esperte dell'universo My Little Pony e assidue spettatrici di cinema, una delle quali è il perfetto target di riferimento di questo film.

My Little Pony: Una nuova generazione supera la prova più difficile: il parere di Figlia 1 e Figlia 2

Nel corso degli ultimo decennio circa, grazie a Figlia 1 prima, e Figlia 2 poi, la mia esposizione all'universo dei My Little Pony (coloro che ricordavo nelle pubblicità televisive della mia giovinezza ancora col nome di Mio mini pony, e che in questo caso intendo però come quelli della cosiddetta "quarta generazione", ovvero della serie tv My Little Pony - L'amicizia è magica) è stata sempre costante ma graduale.
Mai eccessivamente invasiva, mai tale da diventare ossessiva e angosciante, lo devo riconoscere.
La mia fruizione dei cartoni animati che andavano in onda sui vari canali per ragazzi è stata di conseguenza sufficientemente attenta da memorizzare almeno alcuni dei nomi dei protagonisti principali (tra quelli che han compito di più la mia immaginazione, dal puro e semplice punto di vista auditivo, vorrei citare Fluttershy, Applejack, Rainbow Dash, spesso da me storpiati in maniera provocatoria), ma non lo è mai stata tanto o abbastanza da introiettare in maniera più che subliminale alcuni dettagli che ho scoperto essere fondamentali (e qui mi riferisco invece alla distinzione tra Pegasi, Unicorni e Pony terrestri).
Perché dico tutto questo? Perché se nella primissima scena di My Little Pony: una nuova generazione - lungometraggio animato che debutterà in streaming su Netflix il 24 settembre e che come suggerisce il titolo introduce la quinta generazione dei pony - ho fatto un po' di fatica ad associare nomi e personaggi (ma non l'ho detto per non attirare strali su di me), già dopo una manciata di secondi ho capito che tutto il film si basa su quella distinzione fondamentale che, per anni e anni, ho ritenuto tutto sommatto accessioria se non addirittura superflua.
La storia di My Little Pony: una nuova generazione parte infatti in un mondo di Equestria - il setting delle avventure di Fluttershy e compagnia - dove le tre grandi specie di pony vivono separate e nel timore l'una delle altre. Nel mondo dei pony terrestri, nella città di Maretime Bay, è solo l'idealista Sunny che, seguendo gli insegnamenti del padre, teorizza che Pegasi e Unicorni non siano creature pericolose e minacciose. Ovviamente, nessuno le dà retta. Ma Sunny ha l'opportunità di dimostrare di avere ragione, e di riportare l'armonia a Equestria, quando in città appare una svagata unicorna: per salvarla dai suoi concittadini, Sunny inizierà un viaggio che la porterà anche nella città dei Pegasi e a formare un gruppo di nuovi pony desiderosi di trovare il modo di ristabilire la pace tra le loro specie.

Ora. Ammetto, e forse si sarà capito dalle righe precedenti, che anche in questo caso non ho memorizzato a dovere tutti i nomi dei personaggi di questo nuovo film, ma quelli li potrete comodamente scoprire da soli.
Dal mio punto di vista ho apprezzato il messaggio progressista e antirazzista, nonché antipopulista, di My Little Pony: una nuova generazione, che si potrebbe sintetizzare in "non aver paura di ciò che è diverso, che non conosci, o che ti raccontano come una pericolosa minaccia", ma anche - coerentemente con un decennio di cartoni della quarta generazione, e in maniera più scontata - in "l'amicizia è magica".
E però ho ritenuto fosse utile che, a vedere il film con me, ci fosse anche Figlia 2. Che, dall'alto dei suoi 7 anni e tre quarti, e della sua vasta conoscenza dell'argomento, non solo incarna dal punto di vista anagrafico e dei consumi culturali il target di riferimento del film, ma è anche assai più attrezzata di me per valutarne sfumature ed efficacia. E siccome oramai non c'è autenticazione che non sia per forza a due fattori, nella visione è stata coinvolta Figlia 1, oramai quattordicenne dallo sguardo disincantato ma non per questo del tutto insensibile a certe storie e certi personaggi.
Nel complesso, posso affermare senza troppi dubbi che My Little Pony: una nuova generazione ha passato indenne il test della visione collettiva. Tanto che, nelle fasi finali, ci siamo ritrovati in tre a partecipare attivamente con commenti, incoraggiamenti e critiche alle operazioni di salvataggio di certi cristalli emersi nel corso della storia da parte di Sunny e degli altri protagonisti.
Più nel dettaglio, Figlia 2, alla quale avevo richiesto dall'inizio un giudizio attento, ha stilato nel corso della visione e nell'immediato post una scheda di valutazione che riporto fedelmente:

Stelle: 4-

  1. L'unicorno arriva troppo presto
  2. Il discorso con i conigli fa un botto ridere.
  3. Si vede ma non si spiega cos'è il chiuty mark [intende "cutie": ammetto di aver fatto domande al riguardo durante la visione, potenzialmente influenzando il recensore, n.d.r.]
  4. La musica è bella
  5. Alla fine fa molto ridere la parte in cui il pony con i palloncini ritorna.

Se alcune di queste note vi appaiono oscure, vi posso assicurare che non lo saranno dopo aver visto My Little Pony: una nuova generazione: parola di padre e di critico.

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