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Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro - il racconto e i vincitori

Il Nuovo Cinema. La ricerca di una matrice comune assimilabile ad un certo nuovo guardare, è da sempre il nebuloso oggetto di indagine e desiderio della storica Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro. E l'impressione è che questa 47° edizione abbia raggiunto l'obiettivo una volta di più.

Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro - il racconto e i vincitori

47° Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro - il racconto e i vincitori


Il Nuovo Cinema. La ricerca di una matrice comune assimilabile ad un certo nuovo guardare, è da sempre il nebuloso oggetto di indagine e desiderio della storica Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro. E l'impressione è che questa 47° edizione abbia raggiunto l'obiettivo una volta di più.

Dal 19 al 27 giugno. Il Passato, il Presente, il Qui e l’Altrove. Nove giorni di cinema, di incontri internazionali, di festa e tutta la città in fermento. "Abbiamo ancora da fare molta strada perché questa manifestazione torni ad essere quello che è stata negli anni Sessanta, ma sono veramente entusiasta di come sono andate le cose quest'anno - ci racconta alla fine Giovanni Spagnoletti, direttore artistico della Mostra - perché questa edizione ha veramente segnato il nostro momento di svolta in avanti". E continua: "Oggi i festival si potrebbero fare da casa. Basterebbe guardarsi il tanto materiale inedito, spesso interessante, che si trova sul web. Ma un festival è qualcos'altro: l'unione di un gruppo che si incontra, si affiata, ma anche un'occasione per fare della cosa cinema un fatto produttivo, oltreché riproduttivo". Eccoci al cuore di quello che è il Festival di Pesaro: un terreno fertile di interrogazioni sulle radici antropologiche, sociali e psicologiche del Nuovo Cinema, che tramite l'accostamento fra il passato e il presente, fra il qui e l'altrove, diventa la possibilità di un fare. Sette film internazionali in concorso, provenienti da sette paesi diversi; un focus sulla videoarte del collettivo italiano Flatform e un evento speciale dedicato a Cosimo Terlizzi, artista e videomaker pugliese ma attivo da anni tra l'Italia e la Svizzera; ma anche una rassegna sul nuovo documentario russo, la serie dei cortometraggi messicani realizzati da Gael García Bernal e dal regista Marc Silver in collaborazione con Amnesty International (Los Invisibles: quattro storie emblematiche di emigrazione dal Messico verso gli Stati Uniti) e infine l'immagine clou: 400 persone in fila davanti al Teatro Sperimentale in attesa di assistere all’incontro con il grande regista Bernardo Bertolucci, cui la Mostra ha dedicato quest’anno il 25° Evento Speciale sul Cinema italiano.

Bernardo Bertolucci e Il Nuovo Cinema. "La Mostra di Pesaro è nata nel 1964. Ci sono stati tanti Nuovi Cinema, nel frattempo. E noi continuiamo ad interrogarci sulla loro natura grazie a questo Festival". Partendo dal suo legame con la Mostra di Pesaro, Bernardo Bertolucci ha cominciato un racconto, ironico ed emozionato, di momenti legati al suo cinema, ma anche di alcune memorie intime personalissime. "Erano anni di passaggio e di disagio per i registi italiani, anni in cui il Neorealismo stava diventando obsoleto e si stava trasformando in Commedia all'Italiana, ma io preferivo il Western. Quando Sergio Leone mi ha chiesto perché mi fosse piaciuto Il Buono, il brutto e il cattivo, gli ho risposto che mi piaceva il modo in cui filmava il culo dei cavalli. Ed è così che poi ho scritto C'era una volta il West". Da Il conformista ("Il film della liberazione. Avevo cominciato l'analisi e quindi a capire che fino a quel momento avevo avuto paura di incontrare il pubblico, di condividere il grande piacere che provo nel fare un film") al periodo cinese de L'ultimo imperatore ("Avevo bisogno di altri luoghi per sentire altre emozioni. E in più scappavo dall'Italia di Craxi, quindi in fondo mi sento di ringraziarlo"), passando per Ultimo tango a Parigi e Novecento, il regista ha concluso parlando del suo ultimo progetto in 3D: "Ognuno di noi ha un corredo di obiettivi, come quello di un fotografo. Si tratta di strumenti dello sguardo ed io nella mia vita ne ho avuti due: Freud e il 3D". Il messaggio è chiaro: il Nuovo Cinema, a partire dalla cultura visiva preesistente, passa per tecnologie che si aprono all'esplorazione di nuove valenze estetiche, di un nuovo guardare e prova a proiettare sul mondo uno sguardo diverso, consapevole degli sguardi che lo hanno preceduto, determinato e visivamente originato. E' questo che muove (anche) il coraggioso progetto di Luca Guadagnino: il regista ha ripreso l'incontro (con cinque fotocamere Canon 5D dislocate all'interno del Teatro Sperimentale) con l'obiettivo di inserirlo in un documentario. Una sorta di "Bertolucci on Bertolucci" che contrapporrà interviste d'archivio a materiale girato ex novo e rigorosamente con tecniche leggere. "Ancora oggi Bertolucci batte un ritmo che è del presente e del futuro. Quello che mi interessa capire è la complessa personalità di questo autore che da sempre mi ispira" ha raccontato Guadagnino alla presentazione del progetto.

Il concorso e i vincitori. Il Nuovo Cinema è quello dei sette film in concorso. Nuovo perché sfrutta nuove tecnologie, più leggere, ma soprattutto perché internazionale, diverso, "altro". Un cinema cosiddetto glocal, perché ideato per un circuito mondiale, ma nello stesso tempo dislocato sul territorio e radicato su problematiche locali, contingenti. Tre le new entry dei Paesi che non avevano ancora partecipato alla Mostra: la Thailandia con il poetico Eternity di Sivaroj Kongsakul, lo Sri Lanka con Flying Fish di Sanjeewa Pushpakumara e il Brasile con Trabalhar cansa di Juliana Rojas e Marco Dutra.
La Giuria, composta dall'attrice Isabella Ragonese, dalla regista e sceneggiatrice Marina Spada e dal critico Fabio Ferzetti, ha così deciso di premiare due storie di emigrazione, di solitudine, di difficoltà di integrazione. Due storie capaci di rendere universale il dramma di un Qui. Il film vincitore del Premio Lino Miccichè - Concorso Pesaro Nuovo Cinema è Musanilgi/The journals of Musan del regista coreano Park Jung-bum, già assistente alla regia di Lee Chang-dong per Poetry. Un film che racconta, attraverso la storia del protagonista interpretato dallo stesso Jung-bum, il dramma dei nordcoreani che emigrano nella società capitalistica della Corea del Sud. Menzione d'onore, invece, ad un'altra storia di confine, quella raccontata dal documentario (l'unico della sezione competitiva) Qu'ils reposent en revolte del regista francese Sylvain George. Stavolta il Qui è Calais, cittadina della Francia a 30 km dall'Inghilterra, luogo di attesa e punto strategico di passaggio per molti migranti nordafricani che cercano di raggiungere la Gran Bretagna. Il premio "Cinema e diritti umani" di Amnesty International è stato assegnato invece al film Tambien la lluvia (Even The Rain) della regista spagnola Icíar Bollaín: un film sulla guerra per l'acqua interpretato da Gael García Bernal e Luis Tosar.

Per una Politica dello sguardo. Per la sua longevità, la Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro è testimone di una "politica dello sguardo" che esiste ed è storicizzabile. Una mappa che permette di ripercorrere forme e stili che abbiano un'identità che pesa sulle nuove generazioni e questa identità è lo sguardo sulla realtà. Questo è il senso della Mostra.

Cosa resta di questa 47° Edizione? Probabilmente uno sguardo diverso. Uno sguardo consapevole degli sguardi che lo hanno preceduto e che, a partire da quelli, si fa pensante, maturo. In una realtà che si disgrega su scala mondiale e in cui i confini geografici appaiono sempre più incerti, il riposizionamento del proprio Io, ma anche la speranza di trovare "altri modi" di vivere, diventa un'esperienza fondante. Forse l'unico punto d'appoggio e di ripartenza di un cinema nuovo.


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