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Morto Stalin, se ne fa un altro: tutto sulla commedia dall'umorismo acido di Armando Iannucci

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Nel 2017 usciva al cinema Morto Stalin, se ne fa un altro, incentrato sui giorni successivi alla morte del dittatore, un film dallo strano e acido umorismo diretto dallo scozzese Armando Iannucci. Nel cast Steve Buscemi, Michael Palin e Jason Isaacs.

Morto Stalin, se ne fa un altro: tutto sulla commedia dall'umorismo acido di Armando Iannucci

Nel 2017 usciva al cinema un film satirico molto particolare. Intitolato in originale semplicemente “La morte di Stalin”, da noi veniva ribattezzato, con una divertente intuizione, Morto Stalin, se ne fa un altro. A dirigerlo lo scozzese Armando Iannucci, regista, showrunner e sceneggiatore di serie tv, al suo secondo lungometraggio dopo In The Loop. Nel cast ci sono nomi e volti notissimi del cinema e del teatro inglese, con due eccezioni americane e una russa, nei ruoli dei veri dirigenti sovietici: Steve Buscemi è Nikita Krusciov, l'ex Monty Python Michael Palin è Molotov, Jason Isaacs il maresciallo Zukov, e ci sono ancora Jeffrey Tambor che è Malenkov, Paddy Considine (Andreiev) e nelle parti femminili Olga Kurylenko e Andrea Riseborough che è l'amata figlia di Stalin, Svetlana. A proposito del dittatore, che nel film ha ovviamente vita breve, a interpretarlo è Andrew McLaughlin.

La storia del film avviene nel 1953, quando Stalin viene colpito da un ictus e resta paralizzato, gettando nel panico tutto lo stato maggiore della Unione Sovietica. Due giorni dopo il dittatore muore senza riprendere conoscenza. Il crudele ministro degli affari interni e capo della temutissima polizia segreta del regime, l'MVD, Laurenti Berija (Simon Russell Beale) distrugge una documentazione compromettente per lui e per diversi ministri. Alleato di Malenkov, Berjia è inviso a Krusciov e Kaganovic. Mentre si preparano i funerali di Stato, il pericoloso ministro conferisce ai suoi uomini dei servizi potere di vita e di morte e fa uccidere numerosi civili diretti alle esequie, ma la sua sete di sangue e dominio ha ormai i giorni contati.

La storia reinventata di Morto Stalin, se ne fa un altro

Morto Stalin, se ne fa un altro, dipinge in modo abbastanza fedele gli eventi di quel periodo fatidico per la storia dell'Unione Sovietica, e gli uomini che ancora godevano della fiducia del dittatore (quelli caduti in disgrazia venivano semplicemente giustiziati o inviati a morire di freddo e fatica in Siberia), con qualche libertà, visto che la fonte è un graphic novel francese in due volumi di Fabien Noury e Thierry Robin. Ma è davvero difficile distinguere realtà e fantasia, tanto che in Russia se la sono presa talmente a male da aver proibito la distribuzione del film due giorni prima della sua prevista uscita sul territorio. Il motivo di questa decisione è stato attribuito al fatto, secondo uno dei censori, che il film “dissacra i nostri simboli storici: l'inno sovietico, i gradi e le medaglie e il maresciallo Zukov (un eroe della resistenza antinazista, ndr) è ritratto come un idiota”. L'uscita del film prima del 75esimo anniversario della Battaglia di Stalingrado sarebbe stata, a suo parere, “un affronto ai veterani russi della Seconda Guerra Mondiale”.

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I riconoscimenti ottenuti dal film

Nonostante le polemiche, Morto Stalin, se ne fa un altro ha ottenuto numerosi premi, tra cui quello come miglior commedia europea agli EFA 2018, il premio Fipresci, il premio Valdata per il miglior film e il premio Scuola Holden per la miglior sceneggiatura al festival di Torino, Ha vinto inoltre 4 premi ai British Independent Film Awards, incluso quello per il miglior attore non protagonista andato al bravissimo Simon Russell Beale.

Il regista di Morto Stalin, se ne fa un altro: Armando Iannucci

Nonostante il nome, Armando Giovanni Iannucci – all'anagrafe – è nato nel 1963 a Glasgow ed è uno scozzese doc, pure se figlio di un pizzaiolo napoletano antifascista, emigrato giovanissimo, anche lui di nome Armando, e di una donna figlia di italiani ma nata a Glasgow. Per poco invece di un autore satirico non abbiamo avuto un sacerdote: Iannucci abbandonò infatti l'idea di prendere i voti, avuta da adolescente, per perseguire la via della commedia. Negli anni Novanta si è imposto come autore di programmi satirici alla radio per poi passare alla tv con successo. Tra i suoi show e serie più celebri ricordiamo quello che prende il suo nome, The Armando Iannucci Shows, I'm Alan Partridge, Time Trumpet, The Thick of It e ovviamente il grandissimo successo di Veep. La sua serie più recente è la satira fantascientifica con Hugh Laurie, Avenue 5, realizzata per HBO.

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  • Saggista traduttrice e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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