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Morto Ken Adam, leggendario scenografo dei film di Bond e premio Oscar per Barry Lyndon

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Rischiò di diventare pazzo, come ha raccontato, per colpa di Kubrick, con cui aveva lavorato la prima volta ne Il dottor Stranamore.


La Stanza della guerra del Dottor Stranamore, i meravigliosi ambienti settecenteschi di Barry Lyndon e le tecnologiche e bizzarre ambientazioni dei classici film di James Bond non sarebbero esistite senza il signore che se ne è appena andato, alla veneranda età di 95 anni, Ken Adam.

Sir Kenneth Adam era nato col nome di Klaus Hugo Adam a Berlino nel 1921, da cui era fuggito con la sua famiglia di origine ebraica dalla persecuzione nazista nel 1934 per rifugiarsi in Inghilterra. Aveva frequentato le scuole a Edinburgo e Londra, dove si era laureato in architettura alla prestigiosa Bartlett School, diventando a tutti gli effetti cittadino britannico.

Il gabinetto del dottor Caligari è la sua prima influenza e nel dopoguerra inizia a collaborare con William Cameron Menzies, scenografo di Via col vento. Il suo primo lavoro, del 1957, è Il giro del mondo in 80 giorni (sua prima, per quanto condivisa, nomination all'Oscar), seguito da La notte del demonio di Jacques Tourneur. Nel 1962, dopo film come Il garofano verde e Sodoma e Gomorra, arriva il primo della serie di James Bond, Agente 007 licenza di uccidere, per cui crea in tre teatri di posa un reattore nucleare e il moderno appartamento del dottor No.

Due anni dopo Cubby Broccoli e Terence Young, entusiasti del suo lavoro, lo richiamano per Agente 007 Missione Goldfinger, per cui ricrea Fort Knox, un vero e proprio monumento all'oro. Per i produttori dei film di James Bond creerà le scenografie di altri 5 film: Agente 007 – Thunderball: operazione tuono (1965), Agente 007 – Si vive solo due volte (1967), Agente 007 – Una cascata di diamanti (1971), Agente 007, La spia che mi amava (1977) e Moonraker – Operazione spazio (1999).

Nel 1964 collabora con Stanley Kubrick per Il dottor Stranamore, ma i loro rapporti sono a dir poco tormentati. “Eravamo troppo vicini – ha raccontato -  Era come un matrimonio. Lui era incredibilmente possessivo ed era molto difficile lavorarci perché conosceva qualsiasi aspetto del cinema, ma non la scenografia. Era sospettoso e dovevo giustificargli intellettualmente ogni linea che disegnavo. E questo affrontato giorno dopo giorno diventa distruttivo”. Ma il risultato dell'incontro/scontro tra queste due menti geniali è memorabile, e così realistico che anni dopo Ronald Reagan, allora presidente degli Stati Uniti, chiese al suo Chief of Staff di mostrargli la Stanza della Guerra che aveva visto nel film, perché credeva esistesse davvero! Dopo aver rifiutato di lavorare su 2001: Odissea nello spazio, Adam torna controvoglia a lavorare con Kubrick per ricreare il Settecento di Barry Lyndon.

La paranoia del regista per questo film è al massimo, i collaboratori vengono rinchiusi nella sua tenuta per set mesi e non possono dir niente alla stampa. La fatica è tanta che Adam ha un esaurimento nervoso sul set. Così racconta l'esperienza: “Mi sono dovuto ricoverare in clinica. Stanley era più preoccupato di me, io ormai avevo passato quello stadio. Mi telefonava tutti i giorni ma io non potevo parlargli perché i miei psichiatri volevano che tagliassimo il nostro cordone ombelicale. Cosa che lui non è mai riuscito a fare, in realtà. Quando finalmente sono tornato, lui mi ha telefonato per chiedermi se avrei voluto dirigere una scena in Germania. Non appena me l'ha detto, sono tornato in clinica”. Dopo tutte queste tribolazioni, Adam vince l'Oscar nel 1976, il primo, per le incredibili scenografie del film.

Il secondo Oscar lo vincerà nel 1995 per La pazzia di re Giorgio. Adam ha continuato a lavorare costantemente firmando anche le scenografie di film come Salon Kitty di Tinto Brass, Agnese di Dio, Il boss e la matricola, La famiglia Addams 2, In & Out e altri, fino all'ultimo lavoro, che firma per A torto o a ragione di Istvàn Szabo, nel 2001. Un personaggio straordinario sotto tutti i punti di vista, il cui contributo alla storia del cinema è – e resterà per sempre - sotto gli occhi di tutti.

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  • Saggista traduttrice e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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