News Cinema

Monaci, moschettieri e poliziotti a San Sebastian!

Al grido “Tutti per uno, uno per tutti!” sono arrivati in terra Basca, rigorosamente in 3D e armati di spade, travestimenti e umorismo fracassone, gli schermidori più famosi di Francia: Athos, Porthos, Aramis e il guascone D’Artagnan


Monaci, moschettieri e poliziotti a San Sebastian!

Al grido “Tutti per uno, uno per tutti!” sono arrivati in terra Basca, rigorosamente in 3D e armati di spade, travestimenti e umorismo fracassone, gli schermidori più famosi di Francia: Athos, Porthos, Aramis e il guascone D’Artagnan. A tre settimane dall’uscita italiana, il Festival di San Sebastiàn ha aperto le porte al cinema maistream con l’anteprima europea de I tre moschettieri, ennesima – ma pur sempre gradita - trasposizione dell’omonimo romanzo di Alexandre Dumas.

Affidata alle sapienti mani del “papà” di Resident Evil Paul W. S. Anderson, questa nuova versione lascia da parte l’epicità e la verbosità di molti adattamenti precedenti per giocare consapevolmente con i cliché di una storia fin troppo conosciuta. Semplificata per esigenze di copione e arricchita di effetti speciali, diventa un film rutilante e gustosamente kitsch in cui i personaggi sfatano felicemente il proprio mito. Fra smorfie, tradimenti e acrobazie, diventano tutti degli archetipi e tornano ad essere ciò che erano quando vennero creati: eroi da romanzo di appendice.

Se fosse stato seduto accanto a noi al cinema, insomma, Dumas si sarebbe divertito un mondo. Da estimatore delle donne qual era, avrebbe apprezzato le scollature di Milla Jovovich nei panni della maliziosa Milady De Winter. Da ironico buontempone, avrebbe approvato il sorriso sornione e lo sguardo obliquo di Christoph Waltz in versione Cardinale Richelieu. Da cultore dell’eleganza, infine, avrebbe amato i baffi all’insù e gli abiti raffinati del Lord Buckingam di Orlando Bloom. Forse non sarebbe stato d’accordo con la scelta di ridurre all’osso l’intrigo della collana - eliminando gran parte degli episodi in Inghilterra, ma sicuramente avrebbe perdonato agli sceneggiatori la licenza poetica di spostare le battaglie su giganteschi galeoni sorretti da mongolfiere.

Il quinto moschettiere del Festival è un felino con il pelo rossiccio, i baffi lunghissimi, la voce sensuale e lo sguardo tenero. E’ l’impertinente Gatto con gli stivali, che dopo essere stato un semplice comprimario nella tetralogia di Shrek, ha finalmente un film tutto per sé. Prodotto dalla Dreamworks Animation, Puss in Boots arriverà in Italia il 16 dicembre. Noi però ne abbiamo avuto un assaggio - i primi 20 minuti – proprio a San Sebastiàn, alla presenza di colui che presta la voce all’artigliato protagonista, e cioè Antonio Banderas. Accolto trionfalmente da un pubblico festoso, che lo riconosce come il divo spagnolo numero uno, l’attore ha svelato senza esitazione la sua insana passione per un personaggio che, in tempi complessi e dolorosi, strappa qualche risata alla gente. Poi è sceso dal palco del Kursaal e, seduto fra gli spettatori in platea, ha visto l’intera sala catapultarsi in una fumosa taverna di un villaggio probabilmente andaluso, teatro delle prime sequenze d’azione del film. Senza svelare troppo, possiamo anticipare che Puss in Boots è divertentissimo, che ha la stessa ironia di Shrek e che recupera nuovi personaggi della tradizione fiabesca e letteraria anglosassone, primo fra tutti il saccente uovo Humpty Dumpty. Aspettatevi anche indiavolati inseguimenti notturni, una sfida a colpi (di tacco) di Flamenco, una coppia di nemici nerboruti, qualche accordo di chitarra e una gattina sensuale e impertinente. Le citazioni si sprecano (a cominciare dal western), il ritmo è incalzante e l’animazione – in 3D – accuratissima. Quanto al doppiatore, che confessa di aver messo molto di sé nel personaggio e che sentiremo parlare anche nella versione italiana, è sublime, talmente sublime da rendere il Gatto irresistibile come Rodolfo Valentino.

Se il Gatto con gli stivali appartiene alla categoria degli indomiti e dei valorosi, l’anti-eroe per eccellenza di queste ultime giornate del Festival è il poliziotto americano Dave Brown, protagonista del nuovo film di Oren Moverman Rampart. Sulla carta - e sulla fiducia in un regista che con The Messenger ci aveva regalato un ottimo film - sembrava uno dei titoli più promettenti della kermesse. E invece, nonostante la sceneggiatura di James Ellroy e l’ottima performance di Woody Harrelson, siamo rimasti un po’ delusi. O meglio, ci aspettavamo qualcosa di diverso dalle tante storie già viste di uomini di legge che non rispettano le regole dell’etica professionale o che si fanno giustizia da soli. Il nostro uomo infatti è violento, si porta dietro i traumi della guerra in Vietnam, affoga la propria angoscia esistenziale nell’alcool e seduce un numero impressionante di belle donne. In questo è assai prevedibile. Tuttavia - ed ecco è l’elemento nuovo del film – bisogna riconoscergli un bisogno commovente di trovare certezze nei propri cari. Se solo Moverman avesse sviluppato di più questa sua caratteristica, concentrandosi sulle dinamiche familiari e lasciando da parte aggressioni, soffiate e doppi giochi, Rampart sarebbe una bella scommessa. Quanto alla regia, c’è e si vede, anche se l’ammiccamento a Michael Mann è fin troppo evidente.

Grande attesa, infine, anche per Le Moine, che ha illuminato San Sebastiàn di una luce spaventosa e spettrale: la luce di Satana, intento a tormentare, nella Spagna del XVIII° secolo, un monaco dalla fede apparentemente incrollabile. Interpretato da un Vincent Cassel che sotto il saio non rinuncia a un fisico scultoreo, questo imperscrutabile personaggio è stato già protagonista di un romanzo che gli appassionati di letteratura gotica ben conoscono: Il monaco, di Matthew G. Lewis. Trasformandolo in un film, Dominik Moll non ne tradisce lo spirito e, non rinunciando a conventi bui, corpi offesi e incesti, è sincero nel suo tentativo di raccontare un’epoca dominata dal male e da una chiesa cattolica punitiva e malvagia. Non sempre però la sua rappresentazione è efficace e plausibile, perché quando al cinema si parla di possessioni e tentazioni, si rischia di cadere nel ridicolo. E il povero Ambrosio/Cassell si trova davvero, in questa storia, a fronteggiare situazioni estreme, fra novizi mascherati, suore peccaminose, una misteriosa ragazza dal mantello rosso che appare in sogno e una donna malata che cerca un po’ di pace interiore. Eppure, Le Moine in qualche modo intriga, per la sua accurata ricostruzione d’epoca e perché parla, come le maggior parte dei film che abbiamo visto a San Sebastiàn, di esempi da non seguire o di epoche di ingiustizia e inclemenza.

Il festival di San Sebastiàn si è concluso sabato 24 settembre con la cerimonia ufficiale di premiazione. La Giuria Internazionale, presieduta dall'attrice americana Frances McDormand ha assegnato la Conciglia d'Oro per il miglior film ha assegnato la Conchiglia d'Oro per il miglior film a The Double Steps di Isaki Lacuesta, che alternando due diversi piani narrativi, ripercorre l'avventurosa ed eccentrica esistenza di François Augièras, pittore, scrittore ed esploratore francese. Il Premio Speciele della Giuria è andato invece a Le Skylab di Julie Delpy, che ha ambientato nel 1979 il racconto autobiografico di una riunione di famiglia. Ha vinto la Conchiglia d'Oro per il Miglior Regista Filippo Tsitos per Unfair World, ritratto di un poliziotto che decide di essere indulgente con i criminali che hanno avuto una vita difficile. Miglior attrice è stata giudicata Marìa Leòn per La Voz Dormida, mentre il Miglior Attore è Ulf Brantås per la sua performance in Happy End, un film in stile Mike Leigh che incrocia le esistenze di cinque personaggi disgraziati.

Palinsesto di tutti i film in programmazione attualmente nei cinema, con informazioni, orari e sale.
Trova i migliori Film e Serie TV disponibili sulle principali piattaforme di streaming legale.
I Programmi in tv ora in diretta, la guida completa di tutti i canali televisi del palinsesto.
Piattaforme Streaming
  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
Suggerisci una correzione per l'articolo