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Moderni "spavaldini" dal cuore vintage: gli adolescenti di oggi secondo Federico Moccia

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Nell'imminente Non c'è campo, l'autore di Tre metri sopra il cielo comincia a smartphone e finisce a cabine telefoniche.

Moderni "spavaldini" dal cuore vintage: gli adolescenti di oggi secondo Federico Moccia

Con un metro capiente che misura da "reginetta delle medie" a "studentessa modello", il sarto Moccia confeziona una serie di romanzi sull'adolescenza e la vita dei liceali di città. Meno goffi di quelli reali (meno brufolosi anche) ma ugualmente condannati all'insuccesso, i suoi teenager si avventurano per i vicoli romani con lo zaino carico di aspettative e apparecchi elettronici: smartphone, tablet e selfie stick; curiosità, imprudenza e spavalderia riempiono i taschini laterali, e una buona dose di fortuna filtra dalle cuciture. Ah, e lo zaino è un Invicta.

Con Non c'è campo, il suo nuovo film in uscita il 1 novembre 2017, il regista e scrittore per ragazzi opera un altro audace colpo di forbice: interrompe la tradizione dei frenetici incontri urbani (nel traffico dell'ora di punta, alla festa di un'amica, davanti a una pompa di benzina) e pur restando ancorato al genere della teen comedy contemporanea, esilia i suoi protagonisti (Mirko Trovato, Eleonora Gaggero, Beatrice Arnera, Caterina Biasiol e Neva Leoni) in un paesino sperduto della penisola salentina, ruba ai messaggiatori seriali la preziosa connessione e li "promuove" nell'astinenza momentanea a "ragazzini d'altri tempi". Se di promozione si può parlare: visto che persino le insegnanti (Vanessa Incontrada e Claudia Potenza), che ragazzine d'altri tempi lo sono state davvero, soffrono dell'improvvisa assenza di rete.

E visto che anche vecchi personaggi nati dalla penna dell'autore e portati sul grande schermo dallo stesso, hanno mostrato nelle trasposizioni i medesimi sintomi di "vintagite" acuta, cronicizzata di pellicola in pellicola a partire dal chiodo in pelle del ribelle Step.

Scritto a metà degli anni novanta e trasmesso a lungo in forma di fotocopie, il romanzo d'esordio di Federico Moccia, Tre metri sopra il cielo, vanta una precedente versione ambientata nella Roma dei motorini Ciao Piaggio e dei walkman a cassette. L'adattamento del 2004 diretto da Luca Lucini con Riccardo Scamarcio e Katy Saunders conserva di quell'epoca il romanticismo spennellato in grandi frasi sui muri e il contrasto metallaro/paninaro tra i protagonisti agli antipodi, salvo poi addentrarsi nel sottobosco della movida romana tra corse in moto e animate feste in discoteca.

Dentro ai personaggi moderni, dall'aspetto moderno, persino dal nome moderno (tagliuzzato e anglicizzato in appellativi tascabili) batte un cuore retro, ferve un gusto infantilistico per le fotografie stampate e i diari segreti come quello di Gin (Laura Chiatti) in Ho voglia di te; come la salopette celeste di Caro (Veronica Olivier) in Amore 14; e come la curiosità di Niki(Michela Quattrociocche) per le vecchie cabine telefoniche in Scusa ma ti chiamo amore.

Da qui l'ultimo interessante esperimento sociale ideato dall'autore per creare imbarazzi, balbettii e orecchie rosse, per insegnare ai "regazzini" a parlare come una volta, senza schermi grandi come ventagli davanti alle facce imberbi e agli occhioni languidi. Per ricordare a tutti noi e per insegnare alle nuove generazioni che nella vita si vive benissimo lo stesso (e forse anche di più) anche solo grazie ai piccoli gesti simbolici come agganciare un lucchetto con le proprie iniziali al parapetto di un ponte.


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