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Mi parli della sua infanzia: i nostri strizzacervelli preferiti

Una shortlist dei migliori dottori della mente che, fra realtà e fantasia, il cinema ha voluto raccontare.

Mi parli della sua infanzia: i nostri strizzacervelli preferiti

Come si intuisce dal titolo, Tutta colpa di Freud è un film che in qualche modo va a scomodare il padre della psicoanalisi. Ne è protagonista infatti, insieme alla sua bizzarra famiglia, uno psichiatra.
Ora, senza fare troppe distinzioni fra psichiatri e psicologi, scuola junghiana e scuola freudiana, il cinema si è sempre interessato a quanti, per mestiere, ascoltano e pongono rimedi ai guai degli altri.
Sono tanti quindi gli strizzacervelli di cui abbiamo seguito con interesse le sedute di terapia, e se il paziente più simpatico dei film americani è senza dubbio Woody Allen, non è facile stilare una classifica dei migliori dottori della mente.
Ve ne proponiamo quindi un gruppo scelto. Qualcuno è un personaggio realmente esistito, altri sono il frutto della fantasia di uno sceneggiatore.
Molti hanno violato la deontologia professionale e ce n'è uno che ha addirittura sconfinato nel territorio degli omicidi seriali...

Il Professor Brezzi di Habemus Papam

Habemus Papam non è il primo film in cui Nanni Moretti cura nevrosi e annota comportamenti anomali su piccoli taccuini.
Già ne La stanza del figlio l'attore-regista si era ritagliato il ruolo dello piscoanalista, cercando di risolvere i problemi di Silvio Orlando e di uno Stefano Accorsi decisamente sopra le righe.
Nel film con Michel Piccoli, Moretti, che pure si professa ateo, ha l'onore di fare da psicologo al papa. Sono bandite però dalla terapia le domande sulla mamma, sul sesso e sui desideri mai realizzati.
La chiesa ha moderatamente criticato l'argomento del film, salvo poi ricredersi quando Benedetto XVI° ha rinunciato al soglio pontificio nel febbraio 2013.

 

Il Dottor Hannibal Lecter de Il silenzio degli innocenti, Hannibal e Red Dragon

Se dovesse manifestarvi il desiderio di trascorre una serata con voi pasteggiando a fave e Chianti, assicuratevi che vi voglia invitare “a” cena e non “per” cena.
La precisazione in questo caso è quanto mai necessaria, dato che il soprannome del dottor Lecter è Hannibal the Cannibal.
Nato falla fantasia dello scrittore Thomas Harris, che si è ispirato a un medico conosciuto in una prigione messicana negli anni '50, al cinema il personaggio è forse la migliore interpretazione di Anthony Hopkins, che lo ha incontrato dopo Brian Cox (Manhunter) e prima di Gaspard Ulliel (Hannibal Lecter – Le origini del male).
Il suo vero concorrente è Mads Mikkelsen, protagonista della serie tv Hannibal.

 

Sigmund Freud e Carl Gustav Jung di A Dangerous Method

Sigmund Freud e Carl Gustav Jung non sono mai stati così belli come in A Dangerous Method di David Cronenberg, che ha chiamato a recitare Viggo Mortensen e Michael Fassbender e ha intrecciato le vite del padre della psicoanalisi e dell'inventore della psicologia analitica a quella della tormentata Sabina Spielrein.
Mortensen ha accettato di buon grado perchè il ruolo gli ha offerto l'insolita possibilità di esprimersi più con le parole che con i silenzi, gli sguardi e i gesti. Quanto a Michael Fassbender, l'imperativo è stato prepararsi nel miglior modo possibile: studiando manuali, guardando video su youtube e leggendo la sceneggiatura... solamente 250 volte.

 

La Dottoressa Costanza Peterson di Io ti salverò

Per qualcuno Io ti salverò è semplicemente il film di Hitchcock in cui Gregory Peck fa un sogno con le scenografie di Salvador Dalì e muore di paura ogni volta che guarda delle righe.
Che siano il disegno di un copriletto o le tracce lasciate da una forchetta su una tovaglia, le strisce altro non sono se non il simbolo del rimosso di un uomo che ha avuto un trauma infantile. A risvegliare il ricordo sarà una gentile dottoressa con il volto di Ingrid Bergman, che violerà le regole della psicoanalisi innamorandosi del paziente. E chi non lo avrebbe fatto al suo posto?

 

Lo psichiatra senza nome di Antichrist

Un altro strizzacervelli che non rispetta i dettami del ramo della medicina in cui opera è il “lui” interpretato da Willem Dafoe in Antichrist di Lars Von Trier. Per necessità si ritrova ad aiutare la moglie a superare la perdita del figlio, seguendola passo passo nella varie fasi di elaborazione del lutto.
“Mai mischiare personale e professionale!” - avremmo voluto dire, a inizio terapia, a questo marito premuroso destinato ad andare incontro a torture orrende.
Più in generale, il film stesso è una seduta di psicoanalisi. Per chi? Per il regista, che ha pensato al soggetto in un periodo di profonda depressione.

 

Ben Sobel di Terapia e pallottole e Un boss sotto stress

Finora abbiamo analizzato personaggi che appartengono a storie che, se non sono drammatiche, hanno comunque una spiccata componente seria, o poetica. Un film in cui le dinamiche fra strizzacervelli e paziente danno adito a scene di irresistibile comicità è Terapia e pallottole, intitolato più giustamente in inglese Analyze This e seguito da Un boss sotto stress.
A occuparsi dei deliri e della catatonia di un criminale che canta incessantemente i brani di West Side Story dopo essere scampato a due tentativi di omicidio è uno psichiatra che ha appena perso il padre. Le scene che dottore e paziente condividono sono irresistibi, perché a interpretarli sono Robert De Niro e Billy Crystal.

 

La dottoressa Lisa Metzger di Prime

Fra i duecentomila ruoli toccati in sorte a Meryl Streep non poteva mancare quello di piscoanalista.
Ci muoviamo sempre nel territorio della commedia e ancora una volta il paziente fa parte della famiglia, anche se si tratta di un parente acquisito che getta la maschera solo in un secondo momento.
Il film è Prime e racconta la storia di una trentasettenne che si invaghisce del figlio ventitreenne della sua psicoterapeuta.
La Streep è reduce da Lemony Snicket e non si lascia sfuggire l'occasione di un altro ruolo leggero.
Insieme al sense of humour, sul set porta l'amato cagnolino Digby, che diventa uno degli attori.

 

Il Dottor Malcolm Crowe de Il Sesto senso

 Il sesto senso è passato alla storia per la battuta “Vedo la gente morta”, ripresa e sbeffeggiata in alcune parodie non sempre riuscite. Se a pronunciarla è l'enfant prodige Haley Joel Osment, ad ascoltarla e a farne tesoro è uno psicologo infantile dall'aria malinconica e i vestiti stazzonati.
E' forse il ruolo più bello ricoperto da Bruce Willis nella seconda metà degli anni '90, un personaggio che non gli richiede né muscoli né grinta e che gli farà dire, fra un sospiro di sollievo e una botta d'orgoglio “E' fantastico non dover correre per la strada impugnando una pistola. Preferisco recitare che salvare il mondo”.

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