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Mi è sembrato di vedere un gatto: 10 celebri gatti della storia del cinema

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Quello nel nuovo film dei fratelli Coen è solo l'ultimo, in ordine di tempo, di una lunga lista di felini cinematografici.

Mi è sembrato di vedere un gatto: 10 celebri gatti della storia del cinema

Nel nuovo, bellissimo film dei fratelli Coen, A proposito di Davis (Inside Llewyn Davis), motore delle vicende che smuove il protagonista dalla sua inerzia esistenziale è un gatto. Un bellissimo soriano rosso, il gatto di alcuni amici che l’hanno ospitato che Llewyn lascia inavvertitamente fuggire di casa. La corsa di Llewyn per riacciuffare Ulisse (nome di certo non casuale del felino in questione) porterà conseguenze inaspettate, come ogni viaggio che si rispetti, ma in questa sede non è questo quello che importa. Qui, celebrando Ulisse, vorremmo celebrare un po’ tutti i gatti, e in particolare quelli che hanno attraversato con passo felino la storia del cinema.

Di gatti, sul grande schermo, ne abbiamo visti tanti: tanti a tenere compagnia a protagonisti di film molto amati, come il Philip Marlow de Il lungo addio, la signora dei gatti di Arancia Meccanica o il Don Vito Corleone del Padrino, fino al Frank di Half Nelson e il Blomkvist di The Girl with the Dragon Tattoo. Ne abbiamo visti addirittura in grado di “resuscitare” e cambiare Selina Kaye nel Batman Returns di Tim Burton, o essere centrale e fondamentale elemento per rivelarte l'Harry Lime di Orson Welles nel bellissimo Il terzo uomo.
Ma ce ne sono stati alcuni che, proprio come Ulisse, hanno rivestito un ruolo che andava oltre quello dell’animale domestico o da compagnia, diventando veri e propri co-protagonisti delle storie che venivano raccontate nei film nei quali apparivano.

 

 

Baby

Ok. Per i puristi partiamo subito con il piede sbagliato. Ma Baby, il leopardo domestico di Katharine Hepburn in Susanna!, è trattato davvero alla stregua di un gatto, con enorme sbalordimento del protagonista maschile Cary Grant. E poi quella di Howard Hawks è una delle screwball comedies più memorabili della storia del cinema, con due protagonisti meravigliosi al top della loro forma. Visto che abbiamo toccato il mondo dei felini “maggiori”, una citazione en passant ma obbligata va anche alle pantere de Il bacio della pantera di Jacques Tourneur e dell’omonimo remake del 1982 di Paul Schrader.

 

 

Gatto

Da una Hepburn, all’altra. Da Katherine a Audrey, protagonista immortale del Colazione da Tiffany di Blake Edwards. Perché nel film che porta al cinema (secondo alcuni, malamente, ma a noi piace così) il romanzo di Truman Capote, il gatto che abita con Holly ha un ruolo importante. Prima di tutto, è fondamentale per la psicologia della protagonista che questo gatto non abbia un nome (“ma io penso che non ho il diritto di dargli un nome... perché in fondo noi due non ci apparteniamo, è stato un incontro casuale. E poi non voglio possedere niente, finché non avrò trovato un posto che mi vada a genio”, dice il personaggio della Hepburn), e poi perché per la conclusione della storia tra Holly e Paul è fondamentale che i due vadano alla ricerca del felino sotto un forte acquazzone.

 

 

Il gatto di Ernst Stavro Blofeld

Anche il persiano bianco che vediamo sempre in braccio al supervillain della serie di James Bond, Ernst Stavro Blofeld, non ha un nome. O meglio, forse lo avrà, ma in nessuna delle sue apparizioni cinematografiche ci è stato rivelato. La sua funzione. fondamentale ed essenziale, è quella di completare l’immagine del cattivo bondiano: svolta in maniera tanto iconica da essere parodiato esattamente come il suo padrone nella serie di Austin Powers: il Mr. Bigglesworth del Dottor Male è però diventato uno Sphynx , poiché questi sono stati gli effetti della capsula criogenica sul povero animale (in origine, si dice, anche lui un persiano).

 

 

Lo stregatto

Sornione e inquietante più del silente gatto di Blofeld, è lo stregatto di Alice nel paese delle meraviglie, forse il nostro preferito tra tutti i felini apparsi nei cartoon Disney, dal Figaro di Pinocchio fino a gli odiosi Si e Am di Lilli e il vagabondo e Lucifero di Cenerentola. Certo, poi c’è tutta la banda degli Aristogatti, ma loro in questa sede sono fuori concorso. Tornando allo Stregatto citazione d’obbligo per la sua versione in CGI nel film in live action firmato da Tim Burton qualche anno fa.

 

 

Cagliostro

Con tutto il suo apparire e sparire, i poteri magici dello Stregatto disneyano sono ben poca cosa rispetto a quelli, più understated, di Cagliostro, il siamese di Kim Novak in Una strega in paradiso, la gradevolissima commedia romantica diretta da Richard Quine nel 1958 che, oltre alla bionda attrice, all’apice del suo splendore, vedeva nel cast Jimmy Stewart, Jack Lemmon ed Elsa Lanchester. Cagliostro non era solo un gatto, ma un vero e proprio stregone, incarnazione di un avo della bella strega di cui s’innamora Stewart.

 

 

Church

E se i poteri dei gatti non fossero magici? O meglio, queste capacità paranormali non fossero benefiche? Perché la vulgata vuole che i felini abbiano le proverbiali sette vite, ma a volte il loro ritorno in vita non è esattamente auspicabile. Pensate ad esempio a Church, il gatto della piccola  Ellie Creed in Cimitero vivente, l’horror di Mary Lambert tratto dal romanzo “Pet Semetery” di Stephen King. Ma anche, volendo rimanere in argomento, a Rufus, il gatto zombie di Re-Animator. E, parlando di gatti nel cinema horror, impossibile non citare il gatto nero di numerosi film più o meno direttamente tratti dal racconto omonimo di Poe, da quello con Boris Karloff del 1934 fino alle versioni di Fulci del 1981 e di Argento nel suo segmento di Due occhi diabolici.

 

 

Generale Sterling Price

A volte nel cinema horror i gatti non sono nemici, ma d’aiuto. è il caso di Generale, il gatto che è il filo conduttore de L’occhio del gatto e che è protagonista con Drew Barrymore del segmento finale. Quel gatto viene chiamato dal personaggio della Barrymore Generale, e Generale, per la precisione Generale Sterling Price, è anche il nome del gatto di John Wayne ne Il grinta. Quello che diede lo spunto per la celebre battuta “I gatti non appartengono a nessuno”: che, non a caso, riecheggia quella di Holly Goolightly. Chissà come mai i Coen, dai quali siamo partiti, non hanno invece voluto il gatto nel loro recente remake di questo celebre western: che Ulisse sia nato per colmare quella lacuna?

 

 


Tonto

Rimaniamo in ambito di cinema classico parlando di Tonto: no, non del sidekick indiano de Il cavaliere solitario, ma del gatto che accompagna il vedovo Harry interpretato da Art Carney in un lungo viaggio on the road attraverso gli Stati Uniti dopo che l’uomo è rimasto senza casa per via della demolizione del palazzo dove abitava per anni. Per la parte in Harry e Tonto, bizzarro film della New Hollywood diretto da Paul Mazursky, Carney vinse nel 1975 il premio Oscar cui aspiravano anche alcune mezze calzette come Albert Finney, Dustin Hoffman, Jack Nicholson e Al Pacino. Nessuna notizia di premi, invece, per il soriano rosso che interpretò Tonto.

 

 

GG

Classico, a modo loro, è anche FBI: Operazione gatto, il film live action della Disney diretto nel 1965 dallo stesso regista di Mary Poppins, Robert Stevenson. In questa commedia dalle tine solo vagamente gialle che vede Dean Jones e Hayley Mills capofila tra gli interpreti in carne ed ossa, G.G., un furbo e smaliziato gatto siamese, diventa centrale in un’operazione dell’FBI per liberare una donna rapita da due rapinatori. La Disney ci riproverà 12 anni dopo con Il gatto venuto dallo spazio, altra divertente commedia che vede protagonista un felino: questa volta il soriano alieno Zunar-J-5/9 doric-4-7, ribattezzato Jake dai suoi padroni adottivi sulla Terra.

 

 


Jonesy

Non è arrivato dallo spazio, ma sta nello spazio (dove nessuno può sentirti urlare) l’ultimo dei nostri felini cinematografici preferiti: Jonesy, il soriano rosso dell’ufficiale della USCSS Nostromo Ellen Ripley in Alien. Apparentemente un personaggio accessorio del bellissimo film di Ridley Scott, Jonesy è in realtà un importante trave narrativa, nonché - nella sua elusività, nella sua ambiguità e nella sua capacità di sopravvivere - una sorta di rappresentazione quintessenziale della natura felina. Jonesy, sopravvissuto nel primo Alien, tornerà e se la caverà anche nel primo sequel, l’Aliens diretto da James Cameron. Non è chiaro quale sia stato il destino di Jonesy dopo quel film, dopo che Ripley gli disse “Tu rimani qui”, ma il suo nome è citato e omaggiato sia nella serie di videogame Halo che in quella di War of Wordcraft. Nonché dalla famiglia dello scrivente, che così ha battezzato il gatto di casa.

 

 



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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