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Memorie di un assassino: parla il vero serial killer che ha ispirato il film

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Alle gesta di un vero serial killer era ispirato il bellissimo film di Bong Joon-ho Memorie di un assassino. L'uomo, autore di 14 omicidi, parla per la prima volta.

Memorie di un assassino: parla il vero serial killer che ha ispirato il film

Alla fine di quello splendido film che è Memorie di un assassino di Bong Joon Ho, del 2003, l'assassino resta ignoto. E in effetti tale è rimasto a lungo il vero serial killer che lo ha ispirato, responsabile di 14 omicidi di donne tra il 1986 e il 1991. Solo l'anno scorso Lee Chun-jae ha confessato i suoi orrendi crimini.

Per la prima volta l'assassino ha parlato pubblicamente dei suoi crimini in tribunale, il 2 novembre, a Suwon, nella Corea del Sud, durante il processo per la riapertura del caso di un uomo condannato ingiustamente al posto suo a 20 anni di carcere, per uno di questi omicidi. L'uomo è uscito di prigione nel 2008 e chiede adesso di essere riabilitato. Lee Chun-jae - che ha 57 anni - era già in carcere dal 1994, con una condanna all'ergastolo, dopo esser stato arrestato e condannato per lo stupro e l'omicidio della cognata. Ma solo l'analisi del DNA sui casi fino all'anno scorso irrisolti ha permesso di identificarlo come il serial killer.

La confessione dell'assassino

"Non pensavo che i crimini sarebbero rimasti sepolti per sempre" - ha detto Lee alla corte - "non capisco ancora perché non mi abbiano sospettato. Questi crimini sono accaduti nelle mie vicinanze e io non ho fatto molto per nascondere le cose, per cui pensavo che mi avrebbero preso con facilità. C'erano centinaia di poliziotti in giro. Mi imbattevo di continuo in investigatori ma mi chiedevano solo delle persone che conoscevo".

L'assassino ha anche detto che quando è stato interrogato dalla polizia nel mezzo di questa serie di omicidi, portava uno degli orologi delle sue vittime, ma che gli venne solo chiesto perché non avesse una carta d'identità, prima di lasciarlo andare. Chang-jae ha anche rivendicato l'omicidio per cui è stato condannato l'altro uomo, una ragazzina di 13 anni, avvenuto nel 1988, definendolo "un atto impulsivo".

La CNN riferisce anche che - come tutti i serial killer - l'assassino non ha mostrato alcuna emozione mentre rievocava quel delitto, anche se - seguendo un altro copione ben noto - si è scusato con le famiglie delle vittime e con l'uomo condannato al posto suo. La cosa peggiore è che per la maggior parte dei delitti, avvenuti nella provincia del Hwaseong, Lee Chun-jae non può essere più processato per decorrenza dei termini, anche se è praticamente certo che finirà i suoi giorni in prigione.

Una vicenda decisamente cupa, la cui pessima gestione da parte delle autorità è stata denunciata chiaramente in quel capolavoro che è Memorie di un assassino.

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  • Saggista traduttrice e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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