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Memoria: recensione del film di Apichatpong Weerasethakul in concorso al Festival di Cannes 2021

Memoria: recensione del film di Apichatpong Weerasethakul in concorso al Festival di Cannes 2021

Memoria: recensione del film di Apichatpong Weerasethakul in concorso al Festival di Cannes 2021

Complici un nome che non aiuta, e un modo di fare cinema che aiuta anche di meno, Apichatpong Weerasethakul è diventato il magnete degli strali di tutti quelli che se la prendono con il cinema d'autore troppo difficile e autoreferenziale, il sinonimo di quel tipo di film che vengon visti, e spesso acclamati, ai festival e che non solo lo spettatore comune, ma forse anche il critico medio, non riesce e non vuole accettare e comprendere.
A dispetto della presenza di una diva come Tilda Swinton, e del fatto di essere il suo primo film girato in lingua inglese (ma anche spagnola: la storia si svolge difatti in Colombia), difficilmente Memoria sarà il film in grado di far cambiare queste opinioni a qualcuno.

Tra i cineasti più citati da Mark Cousins nel suo documentario The Story of Film: A New Generation (anche questo presentato a Cannes), il regista tailandese gira nuovamente un film che se è di sicuro non privo di fascino dal punto di vista della creazione delle immagini, e della capacità di esplorare zone liminali del cinema e della coscienza, è anche e ancora una volta spinto al parossismo nella sua enigmatica voglia di ermetismo, e nel proporre ritmi ipnagogici che rischiano di continuo di far scivolare lo spettatore in fase REM.

Tilda Swinton sente rumori misteriosi (questa cosa è evidente) ma è anche apparentemente sfasata rispetto al suo tempo (la sua carta di credito è scaduta, è convinta che una dentista sia viva quando sua sorella e suo genero sostengono sia morta da tempo). Allarmi di automobili scattano all'unisono, o quasi, senza motivo e senza preavviso. Negli scavi per un tunnel stradale vengono ritrovati scheletri millenari, e crani trapanati.
Poi la Swinton incontra un uomo che non ha mai lasciato il suo villaggio nella giungla, perché è già pieno delle storie e delle memorie accumulate nei luoghi, nelle pietre e negli alberi dove vive. Lui è un hard disk, lei un'antenna. Forse c'entrano gli alieni.
Tilda Swinton che si ricorda le vite precedenti. In fondo siamo siamo sempre lì. Ma questa volta la Palma appare lontana, e la capacità di intrigare meno efficace che in passato.

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