Mayim Bialik e il suo libro Girling Up: "Vorrei che aiutasse le ragazze a diventare donne"

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Mayim Bialik e il suo libro Girling Up: "Vorrei che aiutasse le ragazze a diventare donne"

Mayim Bialik È Amy Farrah Fowler.

Una versione però più adulta, saggia, in sintonia con il proprio tempo, con l’ambiente in cui vive e lavora. Per questo sarebbe riduttivo definirla soltanto attraverso quel personaggio. Mayim infatti è anche dottorata in neuroscienza, insegnante di liceo, madre di due bambini e molto altro. La star di The Big Bang Theory si è concessa alle centinaia di fan accorsi alla libreria Barnes & Noble per la presentazione del suo libro Girling Up – How to Be Strong, Smart and Spectacular. Un libro che, attraverso le proprie esperienze personali, vuole parlare alle ragazze e aiutarle dove possibile ad affrontare il percorso nel diventare donne. Come leggerete sotto i temi trattati dalla Bialik e dal suo testo sono molti e soprattutto molto, molto importanti. Mayim ha interagito con il pubblico mostrando tutta la sua umanità e una simpatia innata. In alcuni momenti Amy e perfino la giovane Blossom (il personaggio che l'ha lanciata in TV a soli quattordici anni) hanno fatto capolino, impossibile negarlo…

Ecco il resoconto di una serata che, invece di essere (solamente) celebrazione un po’ geek di serie TV di culto si è rivelata un profondo momento di riflessione su cosa significhi essere raagzze nel XXI secolo.


Da dove nasce l’idea di Girling Up?

Ho questo sito, Groknation, dove tempo fa scrissi un articolo sulla puntata di The Big Bang Theory in cui Sheldon e Amy hanno il primo coito. Il mio articolo parlava del processo dell’attore nel portare humour in un momento come quello. E’ stato un episodio molto intimo per me e Jim Parsons, abbiamo condiviso momenti speciali e paure su come il pubblico l’avrebbe accolto.  Così ho scritto il pezzo e dopo un po’ di tempo Jill Santopolo della Penguin, a cui era piaciuto il modo in cui parlavo di timidezza e barriere senza però alcuna prospettiva religiosa o politica, mi chiese se ero interessata a scrivere un libro sull’argomento. Un testo che mi è subito venuto in mente è stato Woman: An Intimate Geography, scritto da Natalie Angier, che racconta l’essere donna attraverso differenti specie animali, età, luoghi geografici. Così ho proposto a Jill di concentrarci sulla razza umana e al posto delle specie confrontare invece le culture. Il mio libro affronta tematiche diverse riguardanti l’essere donna e la crescita, e spero aiuti le lettrici a orientarsi attraverso il loro tempo e il loro corpo. Vorrei che qualcuno l’avesse scritto per me quando ero giovane!


Insomma, non il solito libro sulla celebrità e ciò che essa comporta…

Non è un libro come gli altri sulle celebrità perché non credo di essere una celebrità come le altre. La mia formazione è neuro-scientifica e questo è un approccio scientifico al periodo in cui una ragazza si trasforma in donna. Il mio discorso è indirizzato soprattutto alla fascia d’età che va dai dieci ai diciotto anni. La mia infanzia è stata particolare, così sono diventata una teenager e successivamente una donna insolita. Per me era importante raccontare cosa significa essere particolari, cosa c’è di normale in questo e cosa invece non lo è, in modo che i lettori possano capire che tale esperienza può essere spiegata anche attraverso la biologia, la chimica e la psicologia, e aiutare le ragazze in questo passaggio.


Come ha adattato la sua scrittura al linguaggio comune dei giovani del 2017?

Quando ho iniziato a scrivere Jill mi ha mandato il link di tre siti, dicendomi di consultarli per capire come parlano i ragazzi di oggi. Ovviamente non ne ho visitato neppure uno. Invece ho scritto il libro nella maniera in cui parlo ai miei figli, che hanno otto e undici anni, e nella maniera in cui qualche volta parlo ai miei studenti (insegno da cinque anni neuro-scienza in un liceo). Sono sempre stata una donna celebrale e seriosa, scrivere in maniera “giovane” non mi avrebbe rappresentato. Una pediatra, una psicologa e una consulente scolastica hanno però revisionato il libro e mi hanno dato consigli molto importanti su come migliorarlo. Certo, l’accademica pedante che è in me spesso s’innervosiva ad ascoltare i consigli di qualcun altro…


Qual è stato il capitolo più difficile da scrivere?

Quello sul sesso e sulla coppia è stato il più complicato, infatti l’ho scritto per primo. Lo era perché non sono abituata a parlare di sesso, mi intimidisce, ma ciò non significa assolutamente che me ne vergogni o pensi che sia sbagliato parlarne. L’approccio che ho scelto è stato quello di presentare un confronto con il passato: come stavano le cose ai miei tempi ad esempio, cosa funzionava o meno, e rapportarle ai costumi di oggi, a ciò che funziona più o meno bene. Prendiamo ad esempio il corteggiamento, qualcosa che in molte comunità letteralmente non esiste più: in passato ad esempio era più facile conoscere meglio una persona prima di decidere se scambiarsi i fluidi corporei. Una cosa che non funzionava invece del corteggiamento era che una ragazza doveva chiedere il permesso al padre per uscire con un ragazzo. Insomma, ho cercato di tirare fuori ragionamenti più complessi del solito: “Non fare sesso prima di sposarti!” perché non sempre funziona e soprattutto non è un discorso appropriato per il secolo in cui viviamo.


E’ cambiato il modo di essere una teenager rispetto a quando lo era lei?

Credo che le teenager di oggi sappiano cose che ancora io ignoro a quarantuno anni! E questo un po’ mi spaventa. Quando ero una ragazza ad esempio i social media non esistevano, e penso che con il carattere che avevo non sarei sopravvissuta al liceo se ci fossero stati, avrei chiesto di avere un’educazione privata. Riuscivo a malapena a sostenere le battute e gli scherzi dei compagni intorno a me. Non dico che i ragazzi non sentano la pressione o non abbiano problemi, tutt’altro, ma la rappresentazione sbagliata e la mancanza di rispetto storiche per la figura femminile in un sacco si ambienti è molto più dura. Oggi più che mai è davvero difficile essere una ragazza.


Lei però oggi è molto attiva sui social media, soprattutto Twitter…

Il mio partner a Groknation mi diceva sempre che c’era un mondo che si interessava a me e a ciò che avevo da dire. “Certo, quello accademico, e l’ho abbandonato!” gli rispondevo. Ma mi sbagliavo. E’ ovvio che tutto il lavoro di social meda che faccio in parte è divertimento! Allo stesso tempo però cerco di far capire alle persone che le cose a cui lavoro sono importanti per me, e se ci credono anche loro devono contribuire attivamente a migliorare la situazione globale.


Come pensa questo testo potrebbe arrivare al cuore dei lettori, soprattutto delle lettrici?

Ci sono un paio di capitoli che parlano specificamente al pubblico di oggi, come ad esempio quello sulla salute mentale, un problema che raramente veniva affrontato quando ero giovane. La nozione di una mente in salute è qualcosa in cui ho sempre creduto, anche prima di diventare una celebrità. Ho avuto episodi di fragilità mentale in famiglia, per me è molto importante come discorso. Altri che volevo includere a tutti i costi sono l’abuso - anche quello domestico - la violenza e la rabbia che lascia nelle vittime. Ho scritto di fattori di fragilità mentale come l’abuso di alcool o droghe, depressione, ansia e soprattutto stress a lungo termine, che alla lunga logora il corpo. Sono una sostenitrice fervida della psicoterapia, che pratico da tutta la vita! Nel libro affronto anche un tema controverso come i medicinali prescritti ai giovani, che spesso hanno degli effetti collaterali notevoli e non possono essere ignorati. Insomma, ci sono molti temi difficili che però devono essere affrontati. Mi sono focalizzata spesso su cose che puoi fare per conto tuo e senza spendere denaro. Un aspetto a cui tengo molto è quello di non startene troppo per conto tuo. Molti di noi percepiscono una sorta di ansia a socializzare, preferiscono isolarsi. Senza entrare nel merito dell’aspetto religioso bisogna ricordare che per millenni le persone si sono radunate in comunità, unite da un credo. Cosa significa questo, cosa possiamo imparare da ciò? Forse trovare il modo di capire che non sei solo, oppure focalizzare le tue energie su qualcosa che non ti distragga. Un’altra nozione interessante è la preghiera: di cosa si tratta? Che tu sia credente o  meno cosa c’è nel pregare che ti aiuta? Altri fattori che spingo molto nel libro è stare a contatto con la natura o trovarsi hobby, avere le mani sempre occupate, fare qualcosa che sviluppi le tue abilità pratiche.


Cosa invece voleva evitare quando ha iniziato Girling Up?

Non volevo scrivere un libro che fosse: “Hey ragazze, guardatemi, io ho una vita fantastica! Anche voi potete averla!” Credo ovviamente che le giovani debbano essere incoraggiate e supportate nel loro processo di crescita, ma non gli si deve nascondere che è complicato. La mia stessa vita non è stata semplice, ho sperimentato un sacco di perdita e problemi. Ho tentato di raccontarli in maniera aperta, volevo evitare di descrivere una persona senza difetti o problemi. La cosa comunque che mi terrorizzava di più erano i refusi, e dopo la prima stesura ne ho trovati almeno un paio. I miei genitori sono entrambi insegnanti di’nglese, sono dei fanatici della grammatica e dell’ortografia. Se ne avessero trovati nel libro il nostro Yom Kippur sarebbe stato divertente da passare insieme…


Mayim Bialik non è soltanto la Amy di The Big Bang Theory. Quale componente la definisce maggiormente come persona?

Di tutte le cose importanti della mia vita la prima che mi vinee in mente è essere un genitore.  Ho due figli che sono due esseri umani molto interessanti. Sono metà me e metà loro padre, altra persona abbastanza interessante…Sono già entrambi nerd, cosa di cui vado molto fiera! Avere due persone che contano su di te letteralmente per sopravvivere, ed essere responsabile della loro crescita intellettuale e fisica è totalmente gratificante. Non bisogna essere necessariamente genitori per avere un impatto importante sulla vita dei più giovani comunque, ogni adulto può essere un esempio da seguire.


Ha mai pensato di sviluppare i suoi interessi umanitari e scientifici attraverso altre forme di comunicazione?

Ci sono tantissime altre cose che vorrei fare, ma al momento la mia vita è pienissima. E preferisco non avere una tata per i miei bambini o una governante per la casa. Come madre il mio compito è portare i miei figli a scuola ogni giorno, oppure non dimenticare di pulire il loro tappeto per il taekwondo, altrimenti potrebbe venir loro un brutto arrossamento, cosa che potrebbe o meno essere successa la settimana scorsa…


Parliamo anche di The Big Bang Theory. Immaginava che Amy sarebbe diventata una figura così iconica della TV contemporanea?

Non ci penso molto in realtà, non perché non apprezzi il calore dei fan ma perché in realtà il mio lavoro di attrice è prendere l’arte di qualcuno e fare finta che sia mia. Se pensate di amare Amy, Sheldon, Penny e tutti gli altri in realtà amate i nostri scrittori, persone folli e intelligentissime che mettono un po’ di loro in ognuno dei nostri personaggi. Chuck Lorre e Bill Prady hanno creato lo show, volevano mostrare un po’ del mondo di Bill, queste persone davvero speciali.


Gestisce diversamente la celebrità rispetto ai giorni di Blossom?

Ho fatto Blossom dai 14 ai 19 anni, ed era strano essere una teenager che interpretava una teenager, non avevo tutte le risposte alle domande che il personaggio mi poneva. Certo, c’erano degli aspetti eccezionali in essere una star della televisione. Ricordo che sono andata all’NBA All Star Game ogni anno, e per me andare a vedere il basket significava essere arrivata nella vita. Ma col senno di poi sono felice che ciò sia successo quando ancora non c’era tutta la pressione che internet o i social media ti mettono addosso. L’essermi allontanata dallo showbusiness al momento giusto per dedicarmi alla mia educazione è stato un grandissimo sollievo. La pressione è stata enorme: la decisione di andare al college ha significato che trecento persone si sono dovute trovare un altro lavoro. The Big Bang Theory è uno show di gruppo, io sono soltanto una spalla alle vere star e credetemi, è un gran sollievo!  Sono molto serena a riguardo, che abbia una battuta o ottantasei in una puntata mi va bene lo stesso, se non devo fare molto in un episodio ho più tempo per scrivere, meditare, farmi un pisolino. O passare troppo tempo su Twitter…


Ci tolga una curiosità: ma tute le equazioni sulle lavagne in ogni puntata sono vere?

Certo! Abbiamo un consulente per lo show, David Saltzberg, è un professore di fisica che insegna alla U.C.L.A., è lui che scrive le equazioni ogni settimana. Tutti i poster o le comparse che vedete nello show le porta lui, sono suoi studenti.


Che consiglio si sente di dare a una giovane ragazza che vorrebbe diventare attrice?

Che anche la scienza è un campo da considerare! Se invece vuoi proprio diventare una performer assicurati anche un lavoro giornaliero. La maggior parte degli attori che conosco non sono fortunati come me ad avere un lavoro continuato, la maggior parte fanno anche altre cose. Così il mio consiglio è quello di provare piacere in ogni cosa che si fa, non lasciare che sia la carriera d’attore a definirti interamente come persona, altrimenti potrebbe diventare molto frustrante vista la concorrenza. Visto poi il cambiamento di percezione che c’è stato nella visione della femminilità ultimamente numerose modelle sono passate al cinema. Non voglio puntare il dito contro di loro o contro corpi femminili slanciati e longilinei. Quello che dico è che era già abbastanza complicato per attrici non propriamente stupende trovare ruoli, ora è anche più difficile se al pubblico viene continuamente propinata questa immagine di donna da ammirare. Ok, penso di avervi scoraggiato abbastanza con i miei consigli… 



Adriano Ercolani
  • Critico cinematografico
  • Corrispondente dagli Stati Uniti
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