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Matthew McConaughey - non solo una simpatica faccia da schiaffi

Se avesse dato retta a James Cameron, accettando il ruolo di Jack Dawson in Titanic, a quest'ora Matthew McConaughey sarebbe forse un attore diverso. O forse la sua aria da rabacuori furbetto l'avrebbe comunque inevitabilmente portato verso le commedie sentimentali. Non lo sapremo mai. Quello che sappiamo è che questo attore che ha com...

Matthew McConaughey - non solo una simpatica faccia da schiaffi

Matthew McConaughey - non solo una simpatica faccia da schiaffi

A quasi quarant'anni (li compirà il 4 novembre), Matthew McConaughey può sicuramente dirsi una persona felice e realizzata sotto molti punti di vista. Diversi sondaggi lo hanno incoronato l'uomo più bello del pianeta, qualcuno lo ha definito “il nuovo Paul Newman”, la sua compagna Camilla Alves gli darà presto il secondo figlio, e il lavoro, ben retribuito, certo non gli manca. Eppure, com'è accaduto qualche anno fa a Hugh Grant, questo attore che ha dalla sua carisma e sex-appeal rischia di rimanere prigioniero del genere commedia sentimentale e dei ruoli da “primo innamorato”.

Primo innamorato che si redime, dovremmo aggiungere per amor di precisione, perché i suoi ultimi personaggi sono quasi tutti degli impenitenti Don Giovanni che grazie alla donna giusta finiscono per diventare bravi ragazzi. Appartiene a questa categoria, per esempio, il protagonista del nuovissimo La rivolta delle ex: un fotografo cinico e misogino che si riconcilia con le donne grazie al pronto intervento di una serie di fantasmi. Il suo accidentato cammino dalle tenebre dell'anaffettività alla luce del grande amore potrebbe essere considerato l'ideale terzo capitolo di un ciclo di film sui disturbi della sfera sentimentale, iniziato con il divertente Come farsi lasciare in 10 giorni e proseguito con il deludente A casa con i suoi. Nel primo Matthew McConaughey era semplicemente un playboy da strapazzo che per una scommessa accettava di tenersi una ragazza tutta vocine e animali di pelouche. Nel secondo diventava addirittura un bambinone che viveva ancora con i genitori e portava le fidanzate nella sua cameretta.

Anche se di film romantici non ne ha fatti poi tanti (non dimentichiamoci di Prima o poi mi sposo), negli ultimi dieci anni Matthew McConaughey ha continuato a comportarsi da malandrino perfino negli action movies dalle ambientazioni più disparate: quelle medie e grosse produzioni nelle quali l'avventura ha l'abitudine di mescolarsi con una giocosa lotta fra i sessi. Pensiamo a Sahara, con Penelope Cruz, adattamento di un libro di Clive Cussler che porta in Nord Africa un'agguerrita biologa e un moderno Indiana Jones. E pensiamo anche a Tutti pazzi per l'oro, esotica caccia al tesoro che vira verso l'analisi di una coppia in crisi. Questo film, e altri come Rischio a due o We Are Marshall (2006) potrebbero essere il chiaro indice di una recente predilezione da parte dell'attore per le pellicole di cassetta. Oppure la colpa potrebbe essere dei grandi registi, che continuano a preferirgli altri interpreti. Se così fosse, c'è da meravigliarsi, perché McConaughey ha cominciato proprio con il cinema d'autore.

Figlio del proprietario di una stazione di servizio e di una supplente scolastica, Matthew  ha voluto immediatamente volare alto iscrivendosi alla facoltà di legge, per poi decidere, alla vigilia di uno degli ultimi esami, di diventare un attore. Il suo incontro del destino risale al '92 ed è con Richard Linklater, che lo chiama a recitare ne La vita è un sogno. Linklater è un regista con uno stile particolarissimo e una precisa idea di cinema, caratteristiche che lo accomunano, nonostante gli stili diversissimi, a John Sayles, autore del magnifico Stella solitaria. In questo western che sconfina nel noir e che rilegge la storia degli States, McConaughey viene chiamato a impersonare il leggendario sceriffo Buddy Deeds, artefice di molte eroiche imprese. L'attore lo interpreta con rigore e misura e non è escluso che, l'anno seguente, queste sue caratteristiche inducano Steven Spielberg a sceglierlo per Amistad.

Sembra dunque che per tutti gli anni '90 McConaughey si sia permesso il lusso di alternare l'impegno alla leggerezza e facendosi finalmente conoscere dal pubblico internazionale grazie a Ed Tv, gustosa variante ante-litteram di The Truman Show in cui l'oggetto dell'attenzione mediatica è consapevole del proprio ruolo. E' questa, secondo noi, l'ultima grande interpretazione di Matthew McConaughey, che nel 2000 incanta il Festival di Venezia interpretando il tenente Andrew Tyler nel kolossal di guerra di Jonathan Mostow U-571.

Bellissimo, abbronzatissimo, texano dalla testa agli stivali e non sempre rispettoso delle leggi (nel '91 è stato arrestato per possesso di marijuana), Matthew McConaughey ci ha senz'altro regalato altre notevoli interpretazioni – ne Il regno del fuoco, per esempio, o nel film all star di ambientazione neworchese Tredici variazioni sul tema. Conoscendo il modo in cui lavora, vorremmo che fosse “sfruttato” al massimo, in un film magari di rottura e possibilmente diretto da un bravo filmmaker capace di farlo uscire dalla dorata gabbia dei prevedibili film d'amore.



  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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