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Matteo Renzi promette tagli, noi ricuciamo il rapporto tra cinema e tasse

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Nella vita versiamo imposte e lacrime, ma il fisco nei film è quasi sempre da ridere.

Matteo Renzi promette tagli, noi ricuciamo il rapporto tra cinema e tasse

“Pagare le tasse è bello” disse nel 2007 Tommaso Padoa Schioppa, all’epoca Ministro dell’Economia. In linea filosofico-teorica aveva ragione. Contribuire con una percentuale dei propri redditi al mantenimento del benessere dei cittadini e all’efficienza del proprio paese, dovrebbe essere un atto da compiere con grande soddisfazione e orgoglio. Però il benessere è riservato a chi già lo possiede e l’efficienza un sostantivo scivolato fuori dal nostro vocabolario. In più la politica che gestisce i nostri soldi si macchia di tanto in tanto di reati di natura corruttiva ed è così che la bellezza delle tasse appassisce.

L’attuale Primo Ministro del Governo Italiano promette di iniziare oggi un percorso di riforme per alleviare la pressione fiscale su famiglie e/o imprese. Matteo Renzi sostiene di avere le idee chiare affinché il fisco cessi di essere nemico e diventi amico dei cittadini. Se vivessero in Italia, attori come Wesley Snipes (tre anni di carcere per evasione fiscale) o Gérard Depardieu (naturalizzato russo per eludere la tassazione francese) sarebbero tutt’orecchi di fronte alle proposte di Renzi. A tal proposito, vale la pena ricordare quei film in cui l’Ufficio Imposte o l’IRS (Internal Revenue Service) statunitense hanno svolto un ruolo da protagonista o sono stati marginalmente chiamati in causa. Emergono molte commedie, segnale che quando si parla di tasse è meglio stemperare la tensione che si genera da sé nominandole.

 

I tartassati (1959)

Il rapporto tra gli italiani e il fisco ha spesso stuzzicato gli autori di cinema, specialmente durante il boom economico del dopoguerra quando le commedie su nuovi e ricchi e soliti poveri ricorrevano. Il punto di partenza è sempre lo stesso: la riluttanza del cittadino al dovere civico del pagare le tasse. Accidenti alle tasse (1951) e I morti non pagano le tasse (1952) sono due di questi titoli, entrambi con Aroldo Tieri. Più noto e spassoso è I tartassati di qualche anno più tardi. Diretto da Steno, il film vede Totò interpretare il cavalier Torquato Pezzella, proprietario di un avviato negozio di abbigliamento e evasore fiscale, e Aldo Fabrizi nel ruolo dell’incorruttibile maresciallo Topponi.
 

Scusi, ma lei paga le tasse? (1971)

Incorruttibile è anche l’ispettore fiscale Ugo La Strizza (Ugo Tognazzi) che in Stanza 17-17 Palazzo delle Tasse Ufficio imposte (1971) mette alle strette quattro apparentemente benestanti individui imponendo loro un'inderogabile scadenza per saldare i debiti con lo Stato. Ai quattro non resta tentare di svaligiare la cassaforte del palazzo. Dello stesso anno è Scusi, ma lei paga le tasse? con Franco e Ciccio in cui il primo diventa aiutante del secondo, un affermato e zelante (manco a dirlo) funzionario delle imposte. Una serie di incidenti provocati da Franco causano il declassamento di entrambi al ruolo di facchini. Deciso a riconquistare le posizioni perdute, Ciccio si propone di scoprire il fortunato vincitore di una lotteria nazionale che è riuscito a restare anonimo, evitando così l'intervento del fisco.

 

A tutto gas (1968)

 In un elenco come questo non ci aspetterebbe certo di trovare uno dei film musicali di Elvis Presley. Invece, c’è. Il re del Rock’n’Roll interpreta in A tutto gas un pilota di auto da corsa con tasse arretrate non pagate. Nancy Sinatra è l’incaricata dell'ufficio imposte che deve tenerlo d’occhio. Tra una corsa e un battibecco, non è difficile indovinare come vada a finire tra i due. Di qualche anno prima è invece Panic Button… Operazione fisco (1964), una produzione USA girata a Roma e Venezia con Maurice Chevalier, Jayne Mansfield e Carlo Croccolo. È la storia di due fratelli che devono trovare il modo di perdere tanti soldi per evitare una salata multa del fisco. Ingaggiano quindi due attempati attori e un regista scadente per realizzare un telefilm che sia un flop garantito. Naturalmente si rivela un successo inaspettato.

 

The Blues Brothers (1980)

 Essere “in missione per conto di Dio” può significare anche questo, avere a che fare con l’erario. Lo sanno bene Jake e Elwood che con grande senso di riconoscenza, vogliono impedire la chiusura dell’orfanotrofio in cui sono cresciuti. Hanno undici giorni di tempo per tirar su 5000 dollari e saldare il debito che pende sull’edificio. Non esiste idea migliore di riformare la vecchia blues band ed arginare gli inattesi nemici che si intromettono. Il debito nei confronti di John Landis, John Belushi e Dan Aykroyd, per aver fatto questo film, felicemente non potremo mai estinguerlo.

 

Gli intoccabili (1987)

 E debitori saremo sempre anche nei confronti di Brian De Palma. Con questo pezzo di quintessenza cinematografica, il regista ci regala un film rivedibile all’infinito sulla vita del gangster Al Capone e della sua lunga attività criminale, ma soprattutto sulla caparbietà dell’agente Elliott Ness che è riuscito infine a portarlo in tribunale e a farlo condannare a undici anni di prigione. Il reato lo ricordate tutti, no? Frode fiscale, ovviamente. (A proposito, Gli intoccabili era il nome del gruppo di agenti comandati da Ness, chiamati così perché erano tra i pochi rimasti immuni all’endemica corruzione del corpo di Polizia di Chicago). Restando sul genere drammatico/thriller, è del 1993 Il socio di Sydney Pollack con Tom Cruise tratto dal best seller di John Grisham. Qui un giovane avvocato entra entusiasta in un importante studio legale finendo per scoprirne il lato oscuro.

 

Non per soldi… ma per amore (1989)

 Il direttore di una casa di riposo per anziani agiati si trova in grossi guai con il fisco. L'uomo è accusato di aver lucrato forti somme per essersi fatto nominare beneficiario di un mucchio di dollari al momento dei singoli decessi. Ma il film è l’esordio da sceneggiatore e regista di Cameron Crowe e, se avete un po’ dimestichezza con il suo cinema, potete intuire che il nucleo della storia sia altrove e precisamente nella romantica relazione tra i ventenni Diana e Lloyd, interpretati da Ione Skye e John Cusack. L’evasore è il padre di lei, ultra protettivo e contrario a quell’amore ma è costretto ad abbassare le penne dopo che viene beccato.
 

 

La cena dei cretini (1998)

Nell’esilarante commedia di Francis Veber, il “cretino” che viene invitato ad una cena di ricchi e annoiati esponenti dell’alta società è l’impiegato del Ministero delle Finanze François Pignon. Siamo a casa dell’editore Pierre Brochant dove succede di tutto, tra cui la memorabile scena dell’arrivo di un collega di Pignon, l’accertatore fiscale Cheval. Quest’ultimo è meglio che non veda oggetti di pregio e di valore non dichiarati al fisco, così il soggiorno viene letteralmente svuotato da Brochant. L’impianto teatrale è smontato nel remake americano A cena con un cretino, ma il personaggio di Steve Carell è sempre un impiegato dell’IRS.
 

 

Vero come la finzione (2006)

 Diventa quasi prioritario a questo punto conoscere un reale agente del fisco, per verificare quanto c’è di attendibile nel cliché che si fa di questa figura. Scrupoloso, inflessibile, incorruttibile, solitario. Non fa eccezione Will Ferrell nella commedia Vero come la finzione in cui, in una mattina di lavoro come tante, sente una voce femminile proveniente da chissà dove che descrive ogni sua singola azione, pensiero e emozione con allarmante dovizia di particolari. La sua meticolosamente ordinata vita è sconvolta da questa narrazione che solo lui può udire. Quando la voce dichiara sta per morire, l’uomo capisce di essere un personaggio di un libro e deve scoprire chi sta scrivendo la sua storia e convincerlo a modificarne il finale. È da segnalare anche l'imprenditore interpretato da di Christian De Sica in Colpi di fulmine (2012) che fugge ad un controllo della Guardia di Finanza assumendo l'identità di un prete.
 



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