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Martin Scorsese e la Marvel, Samuel Jackson e James Gunn commentano l'uscita del regista

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L'attore ironizza: "Nemmeno la sua roba piace a tutti", mentre il regista di Guardiani della Galassia, ammiratore di Scorsese, è triste.

Martin Scorsese e la Marvel, Samuel Jackson e James Gunn commentano l'uscita del regista

Qualche giorno fa Martin Scorsese ha dichiarato che non ritiene cinema i film Marvel, suscitando reazioni svariate, dalla perplessità dei fan e dei cinefili più aperti, al plauso da parte di chi si sente assediato da questo genere di lungometraggi senza riuscire a coglierne il fascino. Vi proponiamo due reazioni piuttosto interessanti. La prima è di un collega di Martin, quel James Gunn autore di Guardiani della Galassia e Guardiani della Galassia vol. 2, ora al lavoro su The Suicide Squad. Su Twitter James, ricordando che Scorsese ha ammesso di non essere riuscito a guardare cinecomic per intero, ha scritto:

"Martin Scorsese è uno dei miei 5 preferiti cineasti viventi. Ero infuriato quando la gente attaccò L'ultima tentazione di Cristo senza aver visto il film. Mi rattrista che ora giudichi i miei film allo stesso modo. [...] Detto questo, amerò sempre Scorsese, gli sarò grato per il suo contributo al cinema e non vedo l'ora di vedere The Irishman."

Samuel L. Jackson, presenza fissa nel Marvel Cinematic Universe in quanto Nick Fury (anche ringiovanito digitalmente in Captain Marvel!), è stato più sarcastico e meno diplomatico, com'è nel suo stile, chiacchierando della questione con Variety.

"Vabbe', è come dire che Bugs Bunny non è divertente. I film sono film. Mica poi a tutti piace la sua roba. A volte succede, ma non sono tutti d'accordo. Ci sono un sacco di italoamericani che non pensano che dovrebbe fare film così su di loro. Tutti hanno diritto alla loro opinione, ma nessuno smetterà di fare film per un'opinione."

Dal canto nostro possiamo solo dire che dovrebbe essere superfluo considerare quella di Scorsese come "un'opinione": dalla sua dichiarazione, espressa in modo estemporaneo con sincerità (se vogliamo con poca cautela), si capiva che non voleva sentenziare ma appunto dire la sua, su precisa sollecitazione di un intervistatore. Non è un dettaglio di poco conto, nel mondo della rete in cui è facile, specie per chi conta, sentirsi in diritto di trascinare folle con le proprie opinioni non richieste, avanzandole come proposte di legge. Avrebbe forse dovuto mentire per quieto vivere nell'ambiente del cinema? A 76 anni e dopo 50 anni di carriera?



  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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