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Marco D'Amore presenta Un posto sicuro, sul dramma Eternit

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L'attore e il regista Francesco Ghiaccio ci raccontano la genesi del progetto

Marco D'Amore presenta Un posto sicuro, sul dramma Eternit

Un posto sicuro è stato presentato a Roma dal suo interprete Marco D'Amore (noto ai più come Ciro di Gomorra) e dal regista Francesco Ghiaccio, che l'hanno scritto insieme. E' la storia di un figlio senza futuro, attore a tempo perso, che a Casale Monferrato si ricongiunge a suo padre, in fin di vita per un tumore causato dalle polveri d'amianto, respirate come operaio della Eternit.

L'azienda, chiusa negli anni Ottanta, causa della morte di migliaia di persone, era una piaga che lo stesso Ghiaccio, pur avendo vissuto a breve distanza da Casale, non ha cominciato ad approfondire se non verso il 2011, quando già i vari processi intentati ai proprietari avevano risvegliato l'opinione pubblica sulla questione. Ospite dell'amico Francesco nei weekend nel periodo della scuola d'arte drammatica, Marco ha iniziato due anni fa con lui a costruire il film, che è il risultato di una valanga di testimonianze raccolte presso i casalesi. "Il dolore era forte" – ci racconta Ghiaccio – "ma questi sono cittadini con la schiena dritta". Abbastaza, secondo D'Amore, da trasmettere direttamente tutto il materiale umano necessario: "Non ho scoperto nulla dalle pagine giudiziarie, ma direttamente da loro. La storia ci affascinava perché tratta del pubblico che influisce sul privato, lo contamina di malumore, lo disgrega. E' una vicenda che ruota sull'idea che il popolo debba decidere della propria sorte, rivendicando anche nel dolore il suo diritto." Il processo ai capi dell'Eternit si è concluso, per modo di dire, nel 2014, quando la Cassazione ha annullato il maxirisarcimento di 100 milioni di euro per le vittime dell'amianto, precedentemente deciso in appello, perché il reato è caduto in prescrizione. Ciò non significa, ci ricorda Marco, che tutta la storia non abbia il valore di una pietra miliare in quanto grande esempio di battaglia sociale.

Giorgio Colangeli, che nel film interpreta il babbo del protagonista, ci dice che all'inizio era un po' scettico davanti al copione, ma che poi ha accettato apprezzandone "l'esperienza umana narrata senza orientarsi su una tesi". Nella caratterizzazione del suo ex-operaio c'è anche l'orgoglio per un tipo di impiego che prometteva sopravvivenza e benessere. Colangeli è stato anche attirato dall'idea dell'esperienza teatrale che nel film aiuta il giovane Luca a riflettere sulla propria condizione, una funzione fondamentale che per Giorgio caratterizza l'arte. Marco e Francesco garantiscono che la sceneggiatura, per quanto di fiction, è costruita su esperienze e dialoghi reali, raccolti negli anni trascorsi dalla stessa popolazione di Casale. "Ci siamo nutriti della realtà": Marco fa notare che il monologo in cui il padre ricorda la fabbrica è la trasposizione quasi interamente fedele delle parole pronunciate davanti a loro da Nicola Pondrano, reale ex-operaio dell'Eternit in prima fila nella lunga battaglia. Una battaglia che ha lasciato il segno nella popolazione e che il regista ha dovuto canalizzare nelle sequenze di folla, con comparse tutt'altro che estranee all'argomento trattato.

Ma Un posto sicuro, titolo amaramente ironico con più di una lettura, è un lungometraggio che non dimentica una dimensione più astratta ed onirica, rivendicata da Marco D'Amore con convinzione: "Il nostro intento non era esplicativo, noi sogniamo, volevamo andare oltre il telegiornale. Vogliamo lasciare tracce nella sfera intima, più profonda, non solo nel cervello". Lunedì il film sarà presentato a Casale, in anteprima sull'uscita nazionale del 3 dicembre, in 60 copie distribuito da Parthenos, prodotto da Indiana Production, dalla Piccola Società (degli stessi D'Amore e Ghiaccio) e con il sostegno della Film Commission Torino Piemonte. La responsabilità è essere all'altezza di quel "Questo lo devi dire!", cioè delle raccomandazioni di tutte le fonti che con le proprie testimonianze hanno alimentato il lavoro, in una volontà di rivalsa fattasi ancora più netta dopo la sentenza-beffa della Cassazione. Paura che poi Casale Monferrato sia identificato con l'amianto? Secondo Marco e Francesco, non più di quella che in Gomorra Napoli sia identificata con la Camorra: "La volontà di non sapere viene anche dalla paura. La rispettiamo ma non la condividiamo."



  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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