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Mandy: Nicolas Cage, la vendetta, il sangue, il metal, il fantasy e l'LSD più potente della storia

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Non perdete per nessuna ragione al mondo questo straordinario horror d'autore, in streaming su Amazon Prime Video.

Mandy: Nicolas Cage, la vendetta, il sangue, il metal, il fantasy e l'LSD più potente della storia

Se siete fan del cinema horror industriale e serializzato alla James Wan, tutto jump scares, fantasmi standard e botte musicali a effetto, probabilmente questo film non fa per voi.
Se invece per voi il cinema (e non solo quello dell’orrore) è anche esplorazione, ricerca, superamento dei confini e dei limiti della nostra rassicurante comfort zone, prestatemi attenzione per un attimo.
Se poi annoverate Lynch e Refn tra i vostri registi preferiti, e adorate Nicolas Cage, i suoi toni sopra ogni riga e i suoi occhi strabuzzati, beh: siete capitati nel posto giusto. E anzi, dovreste subito correre su Amazon Prime Video e, dopo esservi piazzati comodi comodi sul divano, immergervi nelle atmosfere dense, avvolgente e psichedeliche di Mandy.
Cos’è Mandy?
Mandy è il miglior film horror (versante art house) visto negli ultimi anni, che in Italia non ha mai avuto una distribuzione cinematografica, ma che (dopo la prima mondiale al Sundance e il passaggio cannense alla Quinzaine des Réalisateurs del 2018) è stato presentato al Torino Film Festival nel novembre del 2018, e che ora trovate disponibile in streaming sulla piattaforma di Amazon.
A dirigerlo c’è Panos Cosmatos (che è anche autore del soggetto, e co-sceneggiatore assieme a Aaron Stewart-Ahn), il figlio di George P. Cosmatos, il regista greco (ma nato a Firenze, così come Panos è nato a Roma, nel 1974) che dopo due film “italiani”, Femmina violenta e Rappresaglia, con Marcello Mastroianni, è volato a Hollywood per dirigere cose come che magari avete sentito nominare come Cassandra Crossing, Rambo 2 - La vendetta, Cobra e Tombstone.
Panos Cosmatos aveva già esordito nel 2010 con un altro film horror intitolato Beyond the Black Rainbow, che pure era interessante, anche se non esplosivo come questo Mandy.

La storia di Mandy è quella di una vendetta. Cage interpreta il ruolo di Red, un taglialegna solitario e silenzioso che, nel 1983, vive tranquillo nei boschi delle Shadow Mountains, in California, con la fidanzata che si chiama Mandy Bloom e che lavora in una stazione di servizio lì vicino ma è anche una pittrice che realizza copertine in stile fantasy per i romanzi di quel genere.
I guai hanno inizio quando Jeremiah, il leader di una setta post-hippie che si chiama Children of the New Dawn, s’invaghisce di Mandy, irrompe in casa sua e di Red e, di fronte al suo rifiuto e al suo scherno, la uccide di fronte agli occhi del marito. Commette però l’errore di non uccidere anche Red: che, riavutosi, si mette sulle tracce del santone e dei suoi adepti - compresa una banda di diabolici e sadici motociclisti intinti in un potentissimo LSD - per avere la sua vendetta. Che sarà sanguinosissima e delirante.

Se la trama in sé non è nulla di originale, e il look dei motociclisti è debitore di quello dei Cenobiti di Hellraiser, snodi e declinazione sono davvero personali.
Certo, guardando Mandy tornano alternativamente alla mente immagini tratte dagli universi creati da gente come i citati David Lynch e Nicolas Winding Refn (chissà se in quella scena di Too Old to Die Young in cui si sente "Mandy" di Barry Manilow, il danese abbia voluto omaggiare Cosmatos e questo suo film) o anche dal Rob Zombie di Le streghe di Salem, ma nulla di quanto Panos Cosmatos mette in scena nel suo film ha il sapore o perfino il sentore del plagio.
Lo capisci subito, dalla carrellata aerea sulle note di “Starless” dei King Crimson, che Mandy ha qualcosa di speciale; dall’incontro col silenzioso e ingrugnato Cage, dall’apparizione della Mandy interpretata da Andrea Riseborough e della sua arte fantastica che tanta influenza ha sull’estetica del film. C’è qualcosa, in Mandy, che si si appiccica addosso e che ti rimane attaccato, e che ti tiene attaccato al suo incedere lento ma trascinante, e alla sua narrazione che diventa man mano più fantastica, drogata, psichedelica.
Sicuramente quel qualcosa è la regia di Panos Cosmatos, il lavoro sulla fotografia (viratissima) di Benjamin Loeb, la musica ipnotica di Jóhann Jóhannsson. Ma è anche, e forse soprattutto, la performance di Nicolas Cage: perché qui l’identificazione tra il film e il suo protagonista - in termini di stile, espressività, registro e contenuto - è totale, in senso quasi cronenberghiano. Un Cage che parte implosissimo e trattenuto, per lasciarsi andare come solo lui sa fare in maniera deflagrante e inesorabile, alimentato via via dal dolore, dalla rabbia, dalla furia, dalla polvere d’angelo e dall’LSD più potente che l’uomo abbia mai sintetizzato.
Tutto, in Mandy, è psichedelico, di quella psichedelia però poco hippie e molto fantasy, e metal, fatta di mondi favolistici e mirabolanti all’interno dei quali si affacciano creature sbucate direttamente dai più profondi e disgustosi recessi infernali, e nel quale la realtà non si mescola con la luce rassicurante del Nirvana, ma con l’oscurità inquietante dell’incubo. E solo uno come Cage, oggi, poteva dare un tale livello di forza e credibiltà al delirio di sangue e morte del suo Red; solo uno che dichiara di utilizzare stili recitativi come il Western Kabuki o il Noveau Shamanic, si poteva incastonare così perfettamente dentro il mondo immaginato da Panos Cosmatos.
Come ha scritto su Vulture Kyle Buchanan, la performance folle di Cage “funziona proprio perché c’è un grande attore sotto l’eccesso, e perché si spinge in territori così feroci che altre persone non avrebbero nemmeno il coraggio di avvicinarvisi.” Forse solo in Il cattivo tenente di Herzog (che pure lui - guarda un po' - sta su Prime Video) Cage è stato così estremo e così efficace allo stesso tempo.
Lo stesso attore ha voluto far dire al suo Red una frase che è ispirata a una cosa scritta da Joseph Campbell, studioso di mitologia e religioni comparate: “Lo psicotico affoga dove il mistico nuota”: non c’è dubbio a quale delle due categorie appartengano Nicolas Cage, e lo stesso Mandy.

Oltre a quelli di Cage e di Panos Cosmatos, c’è anche un altro nome coinvolto in Mandy che vale la pena sottolineare, e che è quello di Elijah Wood. L’ex Frodo, infatti, è produttore del film attraverso la sua SpectreVision (che ha prodotto anche altri horror di rilievo come A Girl Walks Home Alone at Night, Open Windows, Cooties e The Greasy Strangler). Con Cage si erano conosciuti sul set del thriller I corrotti - The Trust (pure questo disponibile in streaming su Amazon Prime Video), e quella di Mandy è la loro seconda collaborazione.
In vista c’è già la terza, visto che per la SpectreVision Cage sta girando Color Out of Space, adattamento lovecraftiano diretto non da Panos Cosmatos (che, al momento, non pare sia al lavoro su nulla di nuovo) ma dal veterano Richard Stanley: anche qui, mondi fantastici, esoterici e psichedelici che paiono fatti apposta per il talento unico di Cage. Speriamo in bene: nel frattempo, abbiamo Mandy.

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  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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