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Lunchbox - la recensione della commedia romantica indiana

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Esordio alla regia dell'indiano di formazione americana Ritesh Batra


L’India non è solo Bollywood. Se siamo abituati alle sdolcinate opere musicali che dominano il cinema asiatico dobbiamo abituarci anche a storie diverse, agli effetti positivi della globalizzazione, ad autori che lasciano il paese, fanno esperienze all’estero e finiscono per giovarsi di un meticciato della creatività che può essere promettente. È successo al giovane Ritesh Batra che ha girato per gli Stati Uniti, frequentato laboratori di sviluppo e festival di mezzo mondo, compreso il Torino Film Lab, prima di realizzare un’opera prima che coniuga l’umanità della cultura indiana con la misura del cinema indipendente americano.

Partito da un documentario sui portatori di cibo, dei lunchbox del titolo, racconta una storia che è così curiosa e fuori dal tempo che già cattura l’attenzione: per un errore nella consegna del pranzo preparato da una mogliettina provetta cuoca, quest’ultima inizia casualmente una fitta corrispondenza quotidiana con un uomo. Prima solo casuale degustatore di specialità a lui non destinate, diventa sempre più intimo confidente della bella cuoca. Lui però la vita l’affronta con durezza, con il rigore di un burocrate che per 35 anni ha fatto il suo lavoro con impeccabile precisione, ma anche con il cuore straziato dalla morte della moglie.

Il rischio in questi casi era di realizzare un’opera che giocasse fin troppo su una sorta di patina di ingenuità neorealista che confidasse troppo sui buoni sentimenti del pubblico, invece Batra è molto abile a dosare i picchi emotivi della sua storia; a nutrirsi del garbo e della grazia dei suoi protagonisti, ma anche a porli di fronte alle difficoltà di dare una svolta alle loro vite sempre più insoddisfacenti, seppur per motivi diversi. La moglie vive con sempre maggior dolore la convivenza con un marito così indifferente e anaffettivo da sospettarlo fedifrago, mentre la star del cinema indiano Irrfan Kahn dà un’altra prova delle sue grandi capacità.

La dignità di questo vero cavaliere del lavoro disarcionato non la si dimentica facilmente. La scena in cui casualmente, tornando in bagno per una dimenticanza dopo essere già uscito di casa, sente il suo odore riconoscendo quello del nonno e matura la consapevolezza brutale e improvvisa di essere diventato un uomo vecchio, quindi impossibilitato a sognare la felicità, è un simbolo straziante e misurato delle tante qualità di questa commedia romantica indiana che come la brava cuoca protagonista si impegna con passione nel dosare con equilibrio le spezie utilizzate, senza che nessuna prenda il sopravvento sul film.

 

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