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Lucy: Luc Besson ci racconta il film con Scarlett Johansson

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Abbiamo incontrato l'autore francese a Barcellona.


In occasione del "marché barcellonese" CineEurope, abbiamo incontrato il regista e produttore Luc Besson, in un certo senso un'icona del cinema internazionale da oltre vent'anni, quando dopo il successo in patria di Le grande bleu (1988), sfondò in tutto il mondo con Nikita (1990) e Leon (1994).
Abbiamo avuto modo di vedere due sequenze dell'action Lucy con Scarlett Joahnsson, in arrivo nelle nostre sale a settembre. Ma chi è questa nuova decisa protagonista femminile che qualcuno già identifica come una moderna Nikita? "All'inizio è una ragazza normale" - ci racconta Luc - "Ha 23-24 anni, studia a Taipei, non sa cosa fare di se stessa, è un po' persa, passa da un party all'altro, non è molto intelligente". Rocambolesche circostanze la porteranno a liberare le capacità del proprio cervello, ribellandosi a chi l'ha rapita e trasformandola in una macchina per uccidere.



Besson ha costruito tutta la sceneggiatura dopo essersi consultato con esperti che studiano da anni le potenzialità del cervello, onde mantenere un minimo di plausibilità per un racconto che rimane fantastico: un essere umano oggi usa in media il 10% delle capacità della propria mente, Lucy viene potenziata fino a poterne usare il 30%, e da quel momento cresce da sola, esponenzialmente, tappa dopo tappa: 40%, 50%, diventando sempre meno umana, o meglio andando "oltre l'umanità". "I credi religiosi scompaiono verso il 15%, l'umanità si ferma grossomodo al 20%, al 100% vai oltre l'universo e il tempo", ci dice Besson, trasmettendo tutta la curiosità che l'ha spinto a realizzare il film. Siccome gli stadi avanzati portano a una progressiva apatìa, Besson è sicuro: "Lucy non è un villain, lei questi poteri non li vorrebbe. Volere superpoteri per dominare il mondo è roba da 12%!"
Tutto questo ragionamento ha lasciato il segno sulla coraggiosa Scarlett Johansson, protagonista e mattatrice del film. Besson ci confida che la prima reazione dell'attrice alla lettura del copione è stata: "Ma come cazzo si recita una roba così?" Come fai a recitare una battuta mostrando assenza, senza attenzione? Scarlett ha accettato la sfida.



Ma Lucy, diretto da Luc Besson, non può essere di certo un film esoterico, o almeno non lo è nelle scene che abbiamo avuto modo di vedere: in una per esempio Lucy si libera dai suoi rapitori in modo estremamente coreografico. Diciamola tutta, a Besson piace John Woo? Ci guarda, riflette, poi risponde in modo molto tecnico: "John Woo mi piace, ma lui usa focali lunghe, io preferisco le corte. Non credo si possa fare lo stesso tipo di action che fa lui con obiettivi diversi. Kubrick per esempio era un maestro nell'uso della focale corta." Si affretta ad aggiungere: "Non che mi voglia paragonare a lui!", ma gli piace l'uso che Stanley fa della focale corta per rendere al meglio l'ambientazione e le architetture. "Lucy osserva tutto, ha sotto controllo tutto. Devi avere la massima profondità di campo per assicurare quella sensazione."
E cosa ci dice di quell'adrenalinica seconda scena mostrata, un inseguimento in auto acrobatico, in piena Rue de Rivoli? "E' una delle vie più famose di Parigi. Quattro corsie, un unico senso di marcia. Quando ci passavo mi chiedevo sempre: e se la prendessi contromano? L'abbiamo girata a metà agosto, per tre giorni, dalle 7 alle 11 del mattino. A quell'ora al massimo ci sono i turisti cinesi, ma Francesi ce ne sono pochi." Ride. Permessi particolari? "Mi hanno detto di sì, a loro piaccio perché mostro Parigi."
Ma è vero, come si legge, che preferisce la pellicola alla ripresa digitale? "No, non ho mai detto proprio questo, amo la pellicola, ma dipende. Per esempio Cose Nostre - Malavita era ambientato tra gli anni Settanta e Ottanta, cercavo la granulosità della pellicola. Ma con Lucy, per il tema, volevo tutto nitidissimo e pulito, quindi ho scelto il digitale. E comunque le camere digitali sono migliorate rispetto a quelle di dieci anni fa."



Purtroppo abbiamo ceduto a una tentazione: domandare a Besson come abbia fatto, da cineasta europeo, a rapportarsi con Hollywood in un modo che tanti professionisti del settore gli invidiano, giostrandosi tra attori come Bruce Willis, Gary Oldman, Liam Neeson, Kevin Costner e ora persino Morgan Freeman, altro interprete di Lucy. Rimane silenzioso, poi ci respinge con una bellissima risposta: "Io non la vedo così. Sono cresciuto tra la Yugoslavia e la Grecia, ho vissuto a Parigi e in Nord Africa, amo il Giappone. Ascolto Bob Marley mentre mangio il sushi... Forse appartengo alla prima generazione [classe '59, ndr] che abbia iniziato davvero ad abbracciare il mondo intero. Per il rapporto con gli attori conta cosa proponi. Proviamo a convincerci a vicenda, siamo sulla stessa barca."
Ammette però che c'è una differenza di approccio che forse seduce gli attori americani: "Con me non si discute il film in presenza di executive degli studi, parliamo del film tra di noi, è una cosa che li attira." Paragona l'approccio europeo allo stile di uno chef che sperimenta in cucina aggiungendo o togliendo ingredienti: una visione del lavoro che rimane più artigianale, al di là di effetti visivi e scene d'azione.


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  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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