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Los abrazos rotos - recensione del film di Pedro Almodovar

Da sempre uno dei beniamini di Cannes, Pedro Almodovar è protagonista del concorso di quest’anno con Los abrazos rotos, film indubbiamente e tradizionalmente almodovariano che, se fortunatamente non è tanto sbagliato come La mala educacion, segna un passo indietro non enorme ma comunque rispetto al più caldo e riuscito Volver.


Los abrazos rotos - recensione del film di Pedro Almodovar

Da sempre uno dei beniamini di Cannes, Pedro Almodovar è protagonista del concorso di quest’anno con Los abrazos rotos, film indubbiamente e tradizionalmente almodovariano che, se fortunatamente non è tanto sbagliato come La mala educacion, segna un passo indietro non enorme ma comunque rispetto al più caldo e riuscito Volver.

Che Pedro Almodovar abbia la capacità di raccontare una storia con classe, è indubbio ed è stato dimostrato da tempo. La sua capacità di scrittura e quella di rendere (ed arricchire) la sceneggiatura in immagini sono dotate di naturali grazia ed eleganza e, di conseguenza, le storie che racconta – indipendentemente dal tipo e dalla qualità del contenuto – scorrono fluide ed agili.

L’impressione che però il cinema più recente dello spagnolo ci stava dando – e che Los abrazos rotos ha confermato – è che da diverso tempo a questa parte Almodovar si sia adagiato su queste sue capacità, perdendo la voglia di cambiare e sperimentare e trasformando molte delle sue caratteristiche stilistiche in narrative ad un qualcosa che assomiglia molto al manierismo, per quanto non forzato e pedante. Volver aveva dato dei segnali di movimento in questo senso: era un film più vivo e dinamico, ed è per questo motivo che Los abrazos rotos appare come un piccolo passo indietro.

Costruito sul consueto mix di commedia, melodramma e venature vagamente gialle, tutto giocato sull’alternanza tra presente e un passato vecchio di quattordici anni, il nuovo film di Almodovar presenta personaggi, situazioni e figure che di certo non suonano nuove: amori negati o vissuti, intrecci, gelosie, figli segreti, case e vestiti coloratissimi, donne sensuali, altre matronali, personaggi gay a livello diffuso, accenni cinefili e meta cinematografici. Ma il problema del film – al quale comunque non si possono di certo imputare difetti canonici riguardo i versanti della regia, della scrittura o della recitazione – non sta tanto nella riproposizione, quanto nella meccanicità e nella prevedibilità dell’assemblaggio. In Los abrazos rotos, le ferite del passato si curano e si rimarginano attraverso una rievocazione e una ricostruzione che sono - letteralmente – rimontaggio della memoria. Ma se questo spunto, ancora una volta non originale ma ben gestito, permette una ricompattazione dei rapporti dentro lo schermo, al di fuori l’operazione almodovariana non convince.

Almodovar non osa e per quanto bene gioca comunque di rimessa. Pur scorrevole e a tratti divertente, a Los abrazos rotos mancano l’energia, il calore, l’emotività: tutto preso dalla sua ricerca di perfezione formale per scrittura e messa in scena, il film non riesce a comunicare emozioni e sentimenti in quella maniera magari più sporca, più emotiva, più imperfetta, ma capace di scaturire dal cuore per parlare al cuore. E scorre addosso senza sgradevolezze ma anche senza lasciare particolari tracce.

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