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Lolo - Giù le mani da mia madre: Dany Boon terzo incomodo tra madre e figlio nel film di Julie Delpy

Musa del cinema francese e indipendente americano, Julie Delpy ha diretto nel 2015 il suo sesto film, una commedia incentrata sulla relazione tra una madre single e un figlio geloso. ll terzo incomodo è Dany Boon.

Lolo - Giù le mani da mia madre: Dany Boon terzo incomodo tra madre e figlio nel film di Julie Delpy

Se tra madri e figlie i rapporti sono spesso conflittuali, i figli maschi tendono a volte ad essere troppo protettivi nei confronti delle madri, specie se single, al punto da interferire pesantemente con la loro vita sentimentale. È questo il tema di Lolo – Giù le mani da mia madre, film del 2015 co-sceneggiato, diretto e interpretato da Julie Delpy, musa del cinema francese e americano indipendente, che sempre più spesso si dedica alla regia (questa è la sua sesta volta dietro la macchina da presa e la penultima, prima di My Zoe). In questa commedia la affiancano una star della comicità francese come Dany Boon e il giovane Vincent Lacoste nel ruolo del figlio Eloi, chiamato affettuosamente Lolo.

Di cosa parla Lolo

Presentato alla Mostra del cinema di Venezia nella sezione Venice Days, dove ha vinto anche un premio Lolo è incentrato sul figlio diciannovenne e iperprotettivo di una madre single, Violette, ipocondriaca e nevrotica, divorziata e completamente assorbita dal suo lavoro nel mondo della moda. Quando, in vacanza a Biarritz con la sua migliore amica, incontra Jean René, un impacciato ingegnere informatico, da poco single, sembrano esserci i presupposti per una relazione felice. Ma Lolo non ha nessuna intenzione di rendere vita facile all'intruso, anche se quest'ultimo si rivela un osso duro anche per lui.

Lolo secondo Julie Delpy

Il personaggio di Violette, nevrotico e buffo, sembra fatto su misura per l'attrice franco-americana che tutti conoscono per i ruoli logorroici e per la trilogia sentimentale “prima di” di Richard Linklater con Ethan Hawke. Così Delpy raccontava nel 2015 l'origine della storia, che fa ridere, ma che secondo l'autrice ha modelli e temi più inquietanti di quanto appaia in superficie:

Il film è nato da una discussione con un produttore e sia moglie, che è la cosceneggiatrice Eugénie Grandval. Pensavamo che sarebbe stato divertente fare questo genere di film, ma non è un film personale per me. Più che altro è un lavoro su commissione, con dialoghi molto divertenti, la cui dea è venuta dalla nostra collaborazione per un altro film, Skylab. Non c'è niente di autobiografico in Lolo, casomai il personaggio che mi somiglia di più è quello di Ariane. Abbiamo parlato dell'essere madri e di come crescere i figli in modo che diventino degli esseri umani funzionanti, invece che dei sociopatici narcisisti o, al contrario, autodistruttivi, che è la cosa peggiore che può accadere a un genitore. E abbiamo discusso dell'idea di innamorarsi dopo i 40 anni. Poi ho rivisto questo film famoso, Il giglio nero (1956), che ha dato il via a tutto il resto. È un film che ho adorato da ragazzina su dei genitori che si chiedono perché la loro figlia sia così malvagia. Cosa fai quando la persona peggiore che conosci è carne della tua carne? Poi ci sono dei piccoli dettagli in tutto il film che la maggior parte della gente neanche nota, come i riferimenti al fatto che la società possa distruggere se stessa. Questo, essenzialmente, è Lolo. La società è sociopatica e distruttiva in un modo che potrebbe portarci alla fine del mondo.

I modelli cinematografici di Lolo: cosa fa ridere Julie Delpy

Delpy ha così parlato degli altri modelli a cui si fa esplicitamente riferimento nel film, ovvero le commedie romantiche degli anni Novanta:

Quello che mi piaceva era che nessuno era distaccato. Oggi i personaggi sono distaccati e non coinvolti. Anche l'umorismo lo è. Le commedie degli anni 90 mi facevano ridere perché potevamo vedere delle scene intense che accadevano in un momento reale. Oggi tutti sono rilassati e l'umorismo è solo di terzo grado. Quando guardo questi film spesso non li capisco, non sono davvero divertenti oppure sono cattivi, ignoranti e volgari, nemmeno volgari in modo divertente. Amo i film di Woody Allen degli anni Novanta sulle relazioni. La gente è pazza o iperattiva e questo mi fa veramente ridere. La gente è più divertente quando è sovraeccitata rispetto a quando è sostenuta e si diverte alle spalle di qualcun altro. Oggi si tratta solo di essere cool, e a me non piacciono le persone cool, mi annoiano.


  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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