Leonardo Pieraccioni presenta Un fantastico via vai

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Leonardo Pieraccioni presenta Un fantastico via vai

“Questo film è nato dagli incontri che ho fatto nelle università, incontri che avrei ogni volta proseguito andando a mangiare con i ragazzi” racconta il protagonista e regista Leonardo Pieraccioni. “Il mio personaggio è un cinquantenne, privilegiato in un momento come questo perché ha una bella casa, un lavoro in banca, due belle figlie e così gli abbiamo fatto fare bel un viaggio nel tempo”. L’attore toscano si riferisce naturalmente al personaggio che interpreta nel suo nuovo film Un fantastico via vai, buttato fuori casa dalla moglie e costretto a trovare un’altra sistemazione. Il “viaggio nel tempo” lo fa da coinquilino nella casa di studenti universitari dove si trasferisce. Qui si rende conto dell’abisso che lo separa dai veri ventenni.

La sceneggiatura del film segna la prima collaborazione tra Pieraccioni e Paolo Genovese, autore di commedie quali Una famiglia perfetta e Immaturi. “È stata più rigorosa la scrittura con Genovese rispetto a quanto facevo con Giovanni Veronesi. Paolo ha imbrigliato la storia, tenendo fermi i personaggi. Poi lui era a Roma, io a Firenze e ci si mandava delle mail notturne a distanza. Devo dire che è stato un buon modo di lavorare, perché leggevamo con piacevole stupore le idee che ci si scriveva l’un l’altro”, spiega il regista in conferenza stampa.

Leonardo Pieraccioni è convinto che dai suoi tempi ad oggi gli universitari non siano cambiati. “Cambia quello che c’è intorno, prima solo i telefoni fissi poi i cellulari e internet, ma il ventenne nel cuore è sempre lo stesso. Le emozioni che si vivono a quell’età, tra i venti e i venticinque anni, diventano tatuaggi” ed è evidente il senso nostalgico con cui pronuncia queste parole, ma lo fa senza rimpianti. Ora è padre ed è lui stesso a dire che “quando ti nasce un figlio hai un arcobaleno in casa. Una volta la mia bambina (che compie tre anni fra pochi giorni avuta con Laura Torrisi, ndr) ha fatto una risata sana come solo i bambini sanno fare. Non avevo mai sentito una risata così perfetta, allora ho scritto un testo, l’ho fatto musicare e la canzone che canto io è finita nel film”.

Il regista, definito da chi ha lavorato con lui sempre sereno, paziente e immune allo stress, ha dimostrato la sua bontà d’animo e la sua umiltà raccontando che si trovava a Roma in piena estate e “passando in Corso Francia vidi alcuni operai, che stavano asfaltando la strada, in pausa pranzo. Mangiavano un panino sotto il camion per ripararsi dal sole. Fotografai quel momento nella mia testa e adesso ogni volta che sento un artista o un attore che si lamenta, che dice che è stanco, lo prendo da parte e gliene dico quattro”.

 



Antonio Bracco
  • Giornalista cinematografico
  • Copywriter e autore di format TV/Web
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