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Le stagioni dell'amore fragile protagoniste al Torino Film Festival 2013

Nella giornata del Gran Premio Torino a Mazzacurati spazio al cinema francese

Le stagioni dell'amore fragile protagoniste al Torino Film Festival  2013

Il cinema italiano è protagonista oggi al Festival di Torino. Mentre le sale segnano continuamente il tutto esaurito questa sera Carlo Mazzacurati riceverà il Gran Premio Torino. Occasione per un omaggio a un regista dal tratto distintivo molto personale, al di fuori degli itinerari consueti del nostro cinema. Come regalo al festival presenta il suo nuovo film, appena finito, La sedia della felicità. Isabella Ragonese interpreta un’estetista del veneziano che si trova alleata con il suo vicino di negozio, un tatuatore interpretato da Valerio Mastandrea, nella ricerca di una misteriosa sedia che nasconde un tesoro in gioielli. Insieme a loro si unirà anche un prete poco ortodosso, Giuseppe Battiston. Commedia stralunata, con momenti divertenti e altri piuttosto fiacchi, conferma l’amore di Mazzacurati per personaggi “periferici” spersi nel suo nordest, sempre pieni di umanità tanto quanto di fragilità. Questa volta, però, vira in varie occasioni sulla commedia più fisica e grottesca dimostrando di non padroneggiarla molto bene. Da segnalare le fugaci apparizioni di attori come Silvio Orlando, Fabrizio Bentivoglio, Antonio Albanese.

Giornata di colpi di fulmine, per quanto ci riguarda. Giornata in cui il concorso ha regalato una piccola perla, l’opera seconda del francese Sébastien Betbeder dal titolo 2 Automnes 3 Hivers. Senza punteggiatura, senza estate, una serie di ritratti di trentenni contemporanei, alcuni un po’ artisti, tutti molto instabili, alle prese con l’eterna sfida dell’amore, ma soprattutto con un mondo in cui la maniera di relazionarsi sta cambiando. Arman vive a Parigi, non sa bene cosa fare della sua vita. Dopo cinque anni di Belle arti a Bordeaux si è trasferito nella capitale più per seguire la sua fidanzata, che presto l’ha mollata, che per inseguire chissà quale sogno di realizzazione professionale. Il lavoro che fa non importa, in fondo non ci definisce. Lo dice lui stesso, che come tutti i personaggi ogni tanto si rivolge in camera, qualche volta si lascia andare a una insistita voce fuori campo, per informarci sui dettagli delle storie che gli accadono. Sono store normali, coinvolgono l’amore, la paura di stare solo, la ricerca di un po’ di coraggio. Piccoli autoritratti che innescano un meccanismo intimo di condivisione con lo spettatore.
Un film che raccoglie l’eredità di tanto cinema francese, lo mastica, lo immerge in una dose disarmante di realtà sincera e lo aggiorna alla nostra epoca: un'epoca in cui siamo vittima di un nuovo peccato originale che precede ogni rapporto, che ne incrina la spensieratezza. Un'epoca di smarrimenti esistenziali tutti nuovi che si aggiungono alle eterne insicurezze sentimentali. Vincent Macaigne incarna questa tenera goffagine da novello Antoine Doinel, maschera dolente di un nuovo e molto interessante cinema francese. Lo ha dimostrato anche nel notevole La Bataille de Solférino, che sarà presentato a Torino nei prossimi giorni.


Restando in Francia oggi è stata anche la giornata del film Molière in bicicletta, diretto da Philippe Le Guay, autore del fortunato Le donne del 6° piano, il cui protagonista Fabrice Luchini torna nella storia di un attore teatrale di talento, ormai ritiratosi in una remota isola dopo aver abbandonato improvvisamente le scene. Il suo vecchio amico e collega, il bravo Lambert Wilson, lo va a trovare con l’intenzione di sfruttare il suo recente grande successo in una fiction televisiva di dubbio livello per mettere su il "Misantropo" di Molière e convincere il suo vecchio amico a farlo insieme a lui.
Lui ci pensa, prende tempo, gioca perversamente con l’ospite, ma in fondo è tentato di vincere la sua ritrosia rendendosi conto di essere ormai molto vicino al burbero personaggio di Molière. Un film dai tempi dilatati, che si prende il tempo di raccontarci i suoi protagonisti, così come questi ultimi restano per giorni sull’isola a provare. Dei veri e propri duelli, tanto che Le Guay ha detto di aver molto pensato a quelli di Barry Lyndon e di Scaramouche. Duelli in cui i due amici, in fondo rivali, si scambiano continuamente un ipotetico vantaggio così come il ruolo di Alceste, il protagonista. Un ritorno alla vita, anche grazie alla bella e vitale italiana interpretata da Maya Sansa. Una riflessione sulla solitudine e sulle concessioni di un’artista ai propri bisogni primari di essere umano. Luchini è come sempre maestoso, Wilson gli fa da spalla sapientemente, anche se oltre a loro il film non regala molto.


In concorso, poi, è stato presentato il film americano C.O.G. di Kyle Patrick Alvarez, classe 1984 e già alla sua opera seconda. Tratto dell’omonimo racconto di David Sedaris, la vicenda racconta di David, di buona famiglia e un po' arrogante, che lascia la sua costa est per passare l’estate raccogliendo le mele in Oregon. L’amica con cui doveva andare rinuncia all’ultimo momento e il suo carattere viziato dovrà convivere con i suoi provinciali colleghi. Uno scontro fra due mondi che però impareranno a convivere scatenando un processo di crescita inatteso.



  • critico e giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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